
Si parla spesso di morti premature in termini fatali, come se si trattasse di inciampi contro i quali la vita dell’uomo trova un epilogo impossibile da capire e accettare. In realtà, le morti premature sono sempre delle ammissioni di colpa. Non esiste nessuna fatalità nel morire a vent’anni in un incidente stradale. Piuttosto, il pilota o l’autista della macchina che gli ha tagliato la strada avevano bevuto, configurando in questo modo una causa che non ha nulla a che vedere con la tragica fatalità. È così anche in medicina. Anzi, soprattutto in medicina. In medicina si parla di morti premature quando non si è fatto abbastanza per prevenire e curare le malattie che ne sono la causa. Prevenire, se si tratta di cause contro le quali è dato di agire in termini di prevenzione primaria o secondaria. Curare, quando i sintomi e le cause si possono lenire, procrastinare, talora guarire, attraverso i trattamenti curativi esistenti.
Per quanto riguarda il cancro, le morti premature spalancano praterie di interventi mancati che si perdono a vista d’occhio. In base alle stime riferite da una recente metanalisi che ha focalizzato la sua attenzione sulla popolazione d’età compresa fra i 30 e i 69 anni di 185 paesi sparsi in tutti i continenti, nel 2020 si sono registrate 265,6 milioni di morti per cancro a livello mondiale. Ebbene, più della metà di questi decessi (182,8 milioni) rientrano fra le morti premature, delle quali 124,3 si potevano prevenire, 58,5 milioni curare. In base ai dati desunti dal database 2020 dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro e riguardanti 36 tipi di cancro, la metanalisi apparsa sul numero di settembre 2023 della rivista «The Lancet Global Health» spiega che non è solo una questione dirimente fra paesi ricchi e poveri, dove i primi, avendo più accesso alle cure e ai programmi di prevenzione sono in grado di garantire alla propria popolazione un trattamento sanitario migliore rispetto a quanto non avvenga nei paesi più poveri e meno attrezzati di presidi sanitari, macchinari specialistici e programmi di screening. È così ma c’è anche dell’altro.
Il cancro al polmone, per esempio, una patologia molto legata alla pessima qualità dell’aria dei paesi ricchi e industrializzati e alle cattive abitudini connesse a uno stile di vita sovraccarico di stimoli, fra cui il tabagismo, è la malattia oncologica più disattesa sia in termini di prevenzione sia in termini di cura nei paesi ad alto reddito, tant’è che in questi paesi rappresenta la malattia con il più alto tasso di morte prematura (il 17,4% in più di tutti i tumori, ovvero 29,7 milioni di morti su un totale di 171,3). Di contro il cancro della cervice uterina, che nei paesi ricchi si riesce a tenere sotto controllo grazie alle campagne di vaccinazione preventiva rivolte alle adolescenti e ai soggetti sessualmente più esposti, in quelli a medio e basso reddito è libero di fare danni senza problemi, giacché le campagne di prevenzione e profilassi non incidono sui risultati in termini percentuali essendo marginali. Nei paesi a medio e basso reddito, il cancro della cervice uterina è il principale responsabile di tutti i tumori disattesi come prevenzione e cura, ovvero di 1,83 milioni di decessi su un totale di 6,93 milioni.
E in Italia? In Italia nel 2020 si sono persi più di tre milioni di anni di vita a causa del cancro per mancanza di prevenzione e di cure appropriate. Il 55% di questa perdita ha interessato gli uomini, il restante 45% le donne. Più nello specifico, gli anni di vita andati in fumo per mortalità prematura prevenibile sono stati oltre 1 milione (corrispondenti al 63% del totale) mentre invece quelli persi per mortalità prematura trattabile quasi 600 mila (pari al 37%).
«La variabilità che abbiamo riscontrato indica che le priorità per la lotta al cancro andrebbero selezionate in base al contesto specifico e che gli sforzi andrebbero adattati alle risorse disponibili – hanno chiosato gli autori nelle loro conclusioni – Assieme a programmi di diagnosi precoce e screening personalizzati e a trattamenti tempestivi e completi, per annullare le disuguaglianze nella mortalità per cancro prematura servono maggiori investimenti nella riduzione dei fattori di rischio e nelle vaccinazioni».
Nei paesi a basso reddito l’accesso alle cure è la vera spina nel fianco. «Secondo le nostre stime, un terzo delle morti premature per cancro sarebbero evitabili con un accesso equo a trattamenti migliori», spiegano gli autori, rimarcando l’enorme divario fra Africa meridionale e sudest asiatico rispetto al nord Europa, America e Oceania a riguardo della diffusione dei macchinari per la radioterapia. Nei primi a basso reddito, di questi macchinari ce ne sono in media solo 0,06 per milione di abitanti, nei secondi ad alto reddito la proporzione cresce fino a 7 per milione di abitanti. Anche questi numeri rimarcano la differenza.