La prevenzione delle malattie del fegato

Il modo migliore per prevenire la steopatite non alcolica e la fibrosi epatica prima che si trasformino in cirrosi o in un carcinoma del fegato? Premesso che steopatite non alcolica (in cui l’abuso di alcol non c’entra) e la fibrosi (formazioni di accumuli di grasso nel fegato di conformazione filamentare) sono già di per sé delle patologie sulle quali bisogna intervenire, premesso questo, anche per la prevenzione delle malattie più severe, cioè cirrosi e carcinoma epatico, la cura migliore è nello stile di vita. Più precisamente, attività fisica combinata con un calo ponderale importante, ottenuto grazie a un cambiamento drastico nelle abitudini alimentari oppure grazie a un intervento di chirurgia bariatrica di fronte a obesità molto severe. Una conferma viene, tra gli altri, da una metanalisi del 2023 che ha analizzato una rassegna delle varie opzioni terapeutiche proposte in studi scientifici precedenti. Possono cambiare i farmaci di riferimento, a seconda del tipo e della stadiazione della malattia, ma attività fisica e dieta restano costanti.

L’aumento delle transaminasi è il primo segno in cui di solito ci s’imbatte e che potrebbe indicare un’infiammazione o un danno permanente alle cellule del fegato. Se le cellule del fegato sono danneggiate da un eccesso di lipidi, si è in presenza di quantità superiori alla norma di transaminasi (enzimi) riscontrabili con un campione ematico. Il problema può essere solo temporaneo, come nel caso di steatosi epatica o “fegato grasso”. Una condizione preliminare che si cura anch’essa con un drastico cambiamento nello stile di vita. Una dieta povera di grassi animali e un’attività fisica regolare, le due voci sulle quali s’impernia il cambiamento. Diversamente, il problema rischia di diventare permanente, che è il caso della steopatite epatica, in cui tali accumuli di grasso hanno già preso la conformazione di un danno severo. A detta degli esperti, le ragioni alla base di queste modifiche nel tessuto epatico non sono del tutto chiare. Posto che, come detto, una dieta ipercalorica e ricca di grassi polinsaturi, di zuccheri e di additivi trans (tipici nei piatti già pronti), insieme a un’attività fisica insufficiente sono sempre dirimenti, non si esclude neppure la componente genetica. Secondo alcuni studi sarebbe dimostrata una disposizione genetica riscontrabile già a partire dalla steatosi epatica.

L’aumento delle transaminasi si può associare, tra gli altri, anche ai calcoli della colecisti. Si tratta di formazioni che all’80% sono fatte della stessa sostanza del colesterolo e dei trigliceridi. Non è un caso se sono una complicanza frequente nelle persone affette da sindrome metabolica. Ovvero da individui adulti, più spesso ultrasessantenni, che presentano almeno tre dei fattori di rischio fra cardiovascolari e metabolici. Fra i primi, i più frequenti nel caso di specie sono i trigliceridi, il colesterolo alti e l’ipertensione. Fra i secondi, il diabete mellito altrimenti detto alimentare.

La steopatite non alcolica non è mai semplice da riscontrare perché, al pari della steatosi, è asintomatica; inoltre, è difficile da diagnosticare fino a che non evolve in cirrosi.  L’esame gold standard viene fatto con il fibroscan: un apparecchio che consente di valutare e riconoscere la fibrosi epatica in fase non ancora conclamata.

Come si rimedia? Siccome non esistono farmaci in grado di bloccare il processo degenerativo del tessuto epatico, bisogna intervenire sullo stile di vita. Cambiare alimentazione, evitare il consumo di alcolici e fare attività fisica sono i fattori chiave per ridurre al minimo le possibilità che il fegato grasso evolva in epatopatia.

Ed è bene cominciare a farlo da bambini. Secondo le stime dei pediatri, la steatosi epatica interessa una percentuale compresa tra il 5 e il 15% dei bambini e degli adolescenti, che cresce fino al 30-40% in presenza di obesità conclamata. Di buono c’è che il fegato dei ragazzi, a seguito di una diminuzione importante del peso corporeo (anche fino 40-50 kg in un anno), ritorna a svolgere le funzioni metaboliche e fisiologiche normali. Quello degli adulti, invece, fa più fatica a tornare a dei livelli ottimali, ma perseverare nella cura è l’unica alternativa di successo, o quantomeno a un contenimento della malattia. Ma sì sa, il metabolismo degli adulti tende a rallentare più si va avanti con gli anni, favorendo così la comparsa e il peggioramento delle malattie croniche, fra le quali quelle  a danno del fegato sono tra le più comuni e pericolose.