Alcohol Prevention Day

Dal 13 al 17 aprile 2024 si è tenuta a Verona la 56° edizione di Vinitaly, il salone internazionale del vino e dei distillati, che per l’Italia rappresenta la miglior vetrina per la vendita mondiale del suo vino. Quasi contemporaneamente, il 18 aprile, l’Osservatorio Nazionale degli Alcolici dell’Istituto Superiore di Sanità (ONA-ISS) ha presentato un nuovo volume sul consumo di alcolici in Italia con tanto di ricadute sulla salute. Non crediamo sia un caso la perfetta coincidenza di date. Evidentemente, quelli dell’ONA-ISS non hanno voluto lasciarsi sfuggire l’occasione per parlare dei danni del vino durante l’ubriacatura di consensi che il prodotto enologico italiano ottiene, tutti gli anni, in quel di Verona. In questo modo, un po’ delle luci della ribalta sarebbero state direzionate anche sui ricercatori guastafeste. E così è stato, in occasione del loro Alcohol Prevention Day.

Più volte sulle pagine della nostra newsletter abbiamo scritto che l’alcol è un fattore di rischio per lo sviluppo delle malattie oncologiche. È l’etanolo del vino e quello presente in ogni altro tipo di bevanda alcolica che fa male. Nella fattispecie, si parla di sette tipi di cancro: dal tumore del fegato a quelli di bocca, alla laringe, faringe ed esofago, al colon-retto, e al seno per le donne.

E non si pensi che sia una questione di chissà che quantità. Un bicchiere al giorno può bastare: non è il numero dei bicchieri di alcolici sotto accusa ma l’etanolo in sé. Bere poco non ha grandi conseguenze da un punto di vista cardiovascolare, visto che per la salute di cuore e arterie sono ammessi fino a due bicchieri di vino al giorno, ma la modica quantità non è di nessun impatto sulla prevenzione oncologica, per la quale l’alcol, alla stregua del fumo e degli altri prodotti elencati nel gruppo 1 degli agenti sicuramente cancerogeni (secondo una definizione dello IARC di Lione che ha fatto scuola) sono da evitare.

Ecco i dati che sono stati anticipati in cartella stampa dell’Alcohol Prevention Day.

Si conferma che nel 2022  gli italiani di età superiore a 11 anni (pari al 21,2% degli uomini e al 9,1% delle donne) che hanno bevuto quantità di alcol tali da esporre la propria salute a rischio sono stati circa 8 milioni, mentre il numero dei consumatori abituali, pari al 77,4% dei maschi e al 57,5% delle femmine, ammonta a 36 milioni. Di questi, dieci milioni e duecentomila italiani sopra i 18 anni hanno bevuto alcol quotidianamente. Tra i consumatori a rischio, preoccupano soprattutto i giovani (circa 1.310.000 tra gli 11 e 24 anni, di cui 650.000 minorenni) e le donne (circa 2,5 milioni, con il 15,5% di consumatrici a rischio tra le minorenni 11-17enni).

Spiccano i 3,7 milioni di binge drinker, soprattutto maschi di tutte le età (104.000 sono minori). Anche qui si registra una diminuzione in direzione dei livelli del 2020, ma non per le donne che sono stabili, senza alcun accenno dunque al calo dei consumi tesi all’intossicazione. Inoltre, i consumatori dannosi di bevande alcoliche sono stati 770.000. Fra le donne si continuano a registrare numeri elevati, sono infatti 290.000 le consumatrici con danno da alcol. Dei 770.000 consumatori dannosi con Disturbi da Uso di Alcol (DUA) in necessità di trattamento, solo l’8,2% è stato intercettato clinicamente, per un totale di 62.886 alcoldipendenti in carico ai servizi del Sistema Sanitario Nazionale (SSN), con costante e preoccupante diminuzione rispetto ai consumatori dannosi attesi. I dati del sistema EMUR del Ministero della salute mostrano e testimoniano le conseguenze di quanto descritto finora. Nel 2022, si sono registrati 39.590 accessi al Pronto Soccorso – di cui il 10,4% richiesto da minori – segnando in un anno un incremento del 12.1%.

Le differenze di impatto a livello mediatico? Di Vinitaly s’è sentito parlare in tutte le salse durante le dirette dei TG delle tivù generaliste, con tanto di servizi puntuali nel riferire le parti salienti degli interventi che le autorità di governo che vi hanno apportato, nell’ambito della difesa e della promozione del made in Italy. Per sintonizzarsi con il professor Scafato, il direttore dell’ONA-ISS, invece, abbiamo dovuto andarlo a cercare sul suo profilo di X, nel quale compare intervistato in una diretta Skype, con tanto di voce metallica, cosa non tipica ma frequente in questo tipo di servizi on-demand. Un difetto di forma ma non di sostanza, sia chiaro. Già, ma per la comunicazione la forma è tutto. Non è un giudizio di merito, ovviamente, ma una semplice costatazione di fatto e d’impatto mediatico.

(P.S. Dopo qualche giorno, sul profilo X del professor Scafato compare un lampo d’intervista da Rai News 24, che gli rende parzialmente giustizia).