Più diagnosi di cancro ma meno mortalità

Per il cancro vale la seguente regola doppia. Più i test clinici sono in grado di rilevare precocemente la malattia e maggiore è l’impatto della prevenzione nella popolazione, più la diffusione della malattia aumenta (si trova di più perché si cerca di più) e più la mortalità correlata diminuisce (perché le cure partono prima). Una conferma è rintracciabile da ultimo ma non per importanza grazie a un’analisi retrospettiva apparsa ai primi di marzo sul «British Medical Journal». Obbiettivo di questo studio era esaminare e interpretare le tendenze dell’incidenza e della mortalità del cancro nel Regno Unito per tutti i tumori combinati e per i siti tumorali più comuni negli adulti di età compresa tra 35 e 69 anni. Gli autori hanno attinto i dati dai Registri tumori nazionali (Office for National Statistics, Public Health Wales, Public Health Scotland, Northern Ireland Cancer Registry, NHS England e General Register Office for Northern Ireland). I partecipanti coincidevano con uomini e donne di età compresa tra 35 e 69 anni a cui è stato diagnosticato il cancro o che sono morti per questa malattia tra il 1993 e il 2018.

Risultati alla mano, il numero di casi di cancro in questa fascia di età è aumentato del 57% per gli uomini (da 55014 casi registrati nel 1993 a 86297 nel 2018) e del 48 % per le donne (da 60187 a 88970), con tassi standardizzati per età che mostrano aumenti medi annui dello 0,8 % in entrambi i sessi.

Rilevante di una tendenza è che l’aumento dell’incidenza è stato guidato principalmente dall’aumento dei tumori alla prostata (maschi) e al seno (femmine). Senza questi due siti, tutte le tendenze del cancro nei tassi di incidenza standardizzati per età sono relativamente stabili. Ad eccezione per un piccolo numero di tumori meno comuni, che hanno mostrato aumenti preoccupanti nei tassi di incidenza, ad esempio, nei tumori della pelle, del fegato, del cavo orale, del rene e del melanoma.

Di contro, il numero di decessi per cancro è diminuito nel corso dei 25 anni, del 20% negli uomini (da 32878 a 26322) e del 17% nelle donne (da 28516 a 23719). I tassi di mortalità standardizzati per età sono diminuiti per tutti i tumori combinati del 37% negli uomini (-2,0% all’anno) e del 33% nelle donne (-1,6% all’anno). Le maggiori diminuzioni della mortalità sono state osservate nei pazienti uomini affetti da tumori dello stomaco, del mesotelioma e della vescica; nelle donne per i tumori dello stomaco e del collo dell’utero e del linfoma non-Hodgkin.

Il che ha suggerito gli autori a concludere che la mortalità per cancro ha avuto una sostanziale riduzione negli ultimi 25 anni sia negli uomini che nelle donne di età compresa tra 35 e 69 anni. Questo declino viene giudicato come un riflesso dei successi nella prevenzione del cancro (per esempio, delle politiche di prevenzione del fumo e dei programmi per smettere di fumare), della diagnosi precoce (dei programmi di screening), dei test diagnostici migliorati e di un trattamento più efficace. Al contrario, l’aumento della prevalenza dei fattori di rischio nei non fumatori è la probabile causa dell’aumento dell’incidenza osservata per un piccolo numero di tumori specifici.

Apprendiamo che in questi 25 anni nel Regno Unito vi è stata l’introduzione di tre programmi di screening che hanno influenzato le tendenze diagnosticando alcuni tumori in fase precoce e che avevano il potenziale per diagnosticare alcuni tumori silenti, in particolare il cancro al seno. Il pap-test è stato introdotto come programma nazionale di screening nel 1988, ed ha avuto una copertura di oltre l’85% della popolazione target (donne d’età compresa tra i 25 e i 64 anni) fino al 1994. Il programma di screening mammografico è stato introdotto anch’esso nel 1988 e ha riguardato tutti i paesi del Regno Unito fino alla metà degli anni ’90, ed era rivolto alla donne di età compresa tra i 50 e i 70 anni. Il programma di screening intestinale è stato introdotto a partire dal 2006 e ci sono voluti diversi anni per raggiungere la piena diffusione. Il test dell’antigene prostatico specifico non fa parte del programma di screening nazionale. Chiunque abbia più di 50 anni con una prostata può richiedere un test dell’antigene prostatico specifico al proprio medico di famiglia (medico di base).

Infine, negli ultimi 25 anni si sono osservate tendenze opposte. Da un lato, la prevalenza del fumo si sta riducendo a causa dell’introduzione di aumenti delle tasse sui prodotti del tabacco, di ulteriori divieti di pubblicità e di politiche antifumo, dall’altra parte la percentuale della popolazione classificata come sovrappeso o obesa – due fattori di rischio indipendenti per il cancro – è in aumento. Insomma, se molto s’è fatto contro il fumo, tanto resta da fare contro sovrappeso e obesità.