
Intercettare il tumore prima che si manifesti è la nuova frontiera della lotta al cancro al seno, al polmone e al colon-retto: le neoplasie più diffuse. È questo il diktat che ha caratterizzato il convegno nazionale dal titolo “La prevenzione personalizzata dei tumori: intercettare i fattori di rischio” promosso dalla Regione Lombardia e tenutosi al Pirellone il 10 aprile scorso. Una kermesse dedicata alle nuove frontiere della ricerca oncologica, che gli esperti hanno sfruttato, innanzi tutto, come occasione per illustrare i dati riferibili all’insorgenza di numerose malattie, in particolare cardiovascolari e oncologiche.
Questi i dati ricordati per la Lombardia comprendono 60.000 cittadini lombardi che ogni anno vengono colpiti da un tumore; in una regione in cui il 18,3% degli over 14 fuma, il 31,3% è in sovrappeso, il 10,5% è obeso, il 9,9% consuma alcol in quantità eccessiva, il 22,6% è totalmente sedentario. Si tratta di dati allarmanti che invitano ad attivarsi celermente, il commento condiviso.
«La prevenzione primaria rappresenta la chiave per abbattere la mortalità per tumore mammario – ha affermato Giuseppe Curigliano, professore di Oncologia medica all’università Statale di Milano e direttore Divisione Sviluppo di nuovi farmaci per terapie innovative dell’IEO (Istituto Europeo di Oncologia), aggiungendo – Quello che noi sappiamo è che sarebbe opportuno sottoporre a screening tutte le donne al di sopra dei 45 anni con una mammografia ogni due anni e, nel caso di donne ad alto rischio, ovvero le portatrici di mutazioni Brca1 e Brca2, cominciare lo screening in maniera più precoce. Diagnosticare un cancro a uno stadio precoce permette di impattare in maniera sostanziale sulla sopravvivenza, raggiungendo livelli di sopravvivenza superiori al 95%. Il che significa che la prevenzione primaria è un approccio ottimale per salvare vite e ridurre i costi sanitari. Quello che stiamo facendo adesso è partire con dei programmi che noi chiamiamo di interception, vale a dire concentrare i programmi di screening sulle popolazioni ad alto rischio, come gli obesi, i grossi fumatori, le persone che adottano stili di vita sbagliati, in modo tale da utilizzare le nuove tecnologie per intercettare il cancro. Una delle tecnologie più utilizzate sta diventando il ricorso alla biopsia liquida. A marzo 2024 è stato pubblicato un grandissimo studio che dimostra che la ricerca del DNA tumorale circolante nel sangue periferico dei pazienti può avere una sensibilità molto alta per identificare i pazienti portatori di tumore del colon».
La prevenzione deve essere estesa anche a chi ha già ricevuto una diagnosi di tumore alla mammella, hanno ribadito sia Anna Maria Mancuso di Salute Donna sia Adele Patrini di Europa Donna Italia, ricordando che oggi in Italia vivono oltre 830mila donne con alle spalle una diagnosi di tumore, la gran parte delle quali ha un’ottima qualità di vita, ma ancora troppe ex pazienti riprendono a fumare, consumare alcol in modo eccessivo, a non svolgere alcuna attività fisica. «Come associazioni di pazienti siamo impegnate per sensibilizzare su questi temi, anche ribadendo il ruolo fondamentale della riabilitazione psiconcologica, il ritorno a una vita lavorativa e affettiva normale, con l’obiettivo di evitare l’insorgenza di recidive. Bisogna insistere molto per sensibilizzare le ex malate per evitare l’insorgenza di recidive».
Al convegno di Milano è intervenuta, tra gli altri, anche Gabriella Pravettoni, professoressa di Psicologia cognitiva e delle decisioni all’Università di Milano, che ha ricordato l’importanza e la necessità degli interventi utili a modificare gli stili di vita. Il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, invece, non ha fatto mancare i saluti istituzionali.