Obesità e rischio oncologico

Sulla rivista «Nutrients» a fine agosto di quest’anno è apparsa una metanalisi, ossia una revisione di altri studi, il cui scopo dichiarato era quello di rintracciare, grazie ai principali motori di ricerca medica, informazioni di qualità utili per aggiornare le linee guida ACS (American Cancer Society), essendo queste ultime un punto di riferimento per la comunità scientifica internazionale.

Tradizionalmente, le abitudini alimentari sono viste come una questione di apporto calorico basato sui macronutrienti consumati. Il che va benissimo se lo scopo è di valutare la dieta per il mantenimento del peso e della forma corporea. Tuttavia, come suggeriscono gli autori dello studio, la ricerca contemporanea ha portato a un cambiamento di approccio che mira a comprendere l’influenza della dieta su salute e malattia. In effetti, la dieta viene ampiamente riconosciuta non solo come un determinante del benessere fisico, ma anche come un fattore di rischio modificabile legato alla prevalenza e alla prognosi di varie condizioni di salute. I modelli dietetici vengono così associati a malattie croniche come disturbi cardiovascolari, obesità, diabete di tipo 2 e cancro.

Il cancro è la seconda causa di morte in tutto il mondo e come tale richiede l’identificazione di fattori di rischio modificabili specifici per ottimizzare la prevenzione attraverso la dieta. Con una stima di 19,3 milioni di nuovi casi di cancro e quasi 10 milioni di morti solo nel 2020, la dieta alimentare viene vista come un fattore di rischio modificabile con ruoli potenziali di prevenzione, recidiva e sopravvivenza globale oncologica.

La metodologia adottata nello studio sfrutta una ricerca avanzata su PubMed e su altri dei principali motori di ricerca attraverso filtri specifici riassumibili in parole chiave del tipo: dieta, nutrizione, cancro, rischio, prevenzione ecc. Sono stati presi in considerazione solo studi pubblicati tra il 2018 e il 2024.

Di seguito i principali risultati. Secondo uno studio caso-controllo condotto in Italia su oltre 3000 pazienti, una maggiore aderenza alla Dieta Mediterranea (DM) ha ridotto il rischio di cancro al seno. Uno studio polacco ha suggerito che i modelli dietetici salutari, incluso il modello DM, possono favorire un minor rischio di cancro ai polmoni nei fumatori moderati, senza tuttavia che vi sia conferma nei forti fumatori.

Da alcuni studi emerge l’evidenza che vegetariani e pescetariani avrebbero un rischio inferiore di cancro generale e cancro del colon rispetto ai carnivori. Per quanto riguarda questi ultimi, è emerso che l’assunzione di ferro eme (dove l’eme è un componente dell’emoglobina e di altre proteine che contiene il ferro in una forma particolare e che costituisce circa il 40% della quantità presente nei cibi a base di carne) risulta moderatamente associata al rischio di cancro ai polmoni, mentre il ferro non-eme (che si trova negli alimenti vegetali)  ha mostrato un’associazione inversa, portando a concludere che il livello genetico di ferro non-eme non si associa al rischio di cancro ai polmoni. Sempre sulla carne, un ampio studio prospettico di coorte condotto nel Regno Unito con oltre 400.000 pazienti ha dimostrato che un elevato apporto di carne rossa e trasformata si associa a un rischio maggiore di cancro ai polmoni. Lo stesso ampio studio ha dimostrato che il consumo di frutta, verdura, cereali per la colazione e fibre alimentari risulta inversamente associato al rischio di cancro ai polmoni.

Uno studio giapponese incluso nelle linee guida coreane per il cancro gastrico ha concluso che le diete a basso contenuto di carboidrati sono associate a un rischio più elevato di incidenza complessiva di cancro del colon-retto e del polmone ma di riduzione del rischio di cancro gastrico.

Per caffè e tè non esistono prove di un’associazione tra un loro consumo, con o senza caffeina, e un rischio di cancro alla prostata.

Venendo alla qualità della dieta, uno studio basato su una coorte di pazienti donne ha concluso che, sebbene la qualità complessiva della dieta non si associ al cancro del polmone in generale, una dieta di alta qualità dimostra una relazione inversa con l’incidenza del cancro del polmone. Si tratta di risultati simili a quelli di un altro studio condotto in un gruppo multietnico, che ha evidenziato che le diete di alta qualità si associano a un minor rischio di cancro ai polmoni, in particolare del sottotipo a cellule squamose. Di contro, uno studio condotto su adulti iraniani ha evidenziato che una dieta pro-infiammatoria (quindi di bassa qualità alimentare) aumenta la probabilità di cancro ai polmoni negli adulti, principalmente negli uomini. Di contro, una coorte di donne finlandesi ha avuto una diminuzione del 33% del rischio di cancro al seno in post menopausa nelle pazienti con una qualità più alta della dieta rispetto a quelle che hanno seguito una dieta di qualità più bassa. Il confronto per entrambe è avvenuto entro i confini alimentari della dieta nordica.

In conclusione, le abitudini alimentari non sono solo un fattore determinante per il benessere fisico, ma anche un fattore di rischio modificabile che si associa a malattie croniche come obesità, diabete di tipo 2, ipertensione e cancro. Le raccomandazioni per ACS mettono in evidenza la necessità di una ricerca più approfondita in settori specifici, dalle diete a tempo limitato a programmi di attività fisica strutturata, all’impatto di diete alternative sul rischio di cancro e all’effetto dei carboidrati non trasformati.