
Ottobre è da anni una tappa fondamentale nel calendario della prevenzione. Al Gruppo San Donato (GSD) si è celebrato il mese rosa, il periodo dell’anno dedicato alla prevenzione del tumore al seno. Attraverso iniziative di screening e di informazione, la popolazione partecipante ha ricevuto ragguagli aggiuntivi sulle Breast Unit dell’IRCCS Ospedale San Raffaele a Milano e dell’Istituto Clinico S. Anna di Brescia che si occupano, con un approccio multidisciplinare, dell’assistenza alle pazienti con tumore al seno in tutte le fasi della malattia: dalla diagnosi alla terapia, fino al follow-up. In questi due centri specialistici si seguono i protocolli terapeutici aderenti alle linee guida per il trattamento del tumore al seno indicate dall’EUSOMA (European Society of Breast Cancer Specialists). Di questa malattia, che purtroppo tende ad aumentare soprattutto tra le under 40, sappiamo che nel 2023 sono stati diagnosticati 55.900 nuovi casi solo in Italia. Un dato preoccupante, accanto al quale, però, c’è una buona notizia: l’88% delle donne sopravvive a 5 anni dalla diagnosi e oltre 60 donne su 100 possono considerarsi guarite (cifre desunte dai Registri Tumori). Questi dati incoraggianti sono legati a due fattori. Da una parte il crescente numero di screening a cui le donne si sottopongono per la diagnosi precoce; dall’altra le cure sempre più efficaci. Un dato più che confortante se osservato in parallelo con quanto emerge da una paese cosmopolita come gli USA, in cui convivono etnie e realtà sociali disomogenee, per le quali l’accesso alle cure sanitarie dipende dal gruppo di appartenenza.
Stando all’ultimo rapporto, intitolato “Statistiche sul cancro al seno 2024”, pubblicato il 1° ottobre 2024 che fornisce analisi complete sul cancro al seno incidenza e mortalità in varie sottocoorti di età e razza/etnia negli USA, la mancanza di accesso all’assistenza sanitaria di alta qualità nelle comunità svantaggiate contribuisce in modo significativo alle disparità nei tassi di mortalità. Lo studio evidenzia lo screening e la diagnosi precoce come fattori cruciali per la riduzione della mortalità per cancro al seno, ma sottolinea anche la necessità di misure più uniformi ed eque di screening e trattamento in tutte le etnie.
Nel più recente aggiornamento biennale sulle statistiche americane sul cancro al seno pubblicato sulla rivista «CA: A Cancer Journal for Clinicians», la Cancer Society americana riporta un costante calo del 44% nella mortalità per cancro al seno rispetto al 1989, corrispondente a circa 517.900 decessi in meno. Tuttavia, la maggior parte del rischio di mortalità ridotto si applica alle donne bianche, mentre i tassi di mortalità tra le popolazioni svantaggiate, in particolare tra le donne indiane americane e native dell’Alaska, rimangono sostanzialmente invariati. Il rapporto ha inoltre osservato un allarmante aumento dell’incidenza del cancro al seno pari all’1% annuo tra il 2012 e il 2021. In particolare, le donne con meno di 50 anni di etnia asiatico-pacifica sono risultate le più ad alto rischio, con incrementi annuali rispettivamente dell’1,4% e del 2,7%.
Il tumore della mammella è una neoplasia frequente e interessa sempre più spesso donne giovani. Accanto all’attività di prevenzione, che grazie agli screening oncologici ha permesso di diagnosticare precocemente la malattia e allungare la sopravvivenza, la disponibilità di nuovi farmaci ha ridotto la mortalità. Allo stesso modo è importante lavorare sulla prevenzione primaria per ridurre l’incidenza della patologia. Il che significa migliorare gli stili di vita. Nel caso del cancro al seno, è bene che le donne si adeguino agli standard di vita in cui tabagismo ed eccessi alcolici non sono contemplati. Di contro, l’attività fisica costante accanto a una dieta equilibrata sul modello della Dieta Mediterranea sono considerati due modi molto intelligenti per prendersi cura della propria salute. Un approccio salutistico che vale tanto per le donne quanto per gli uomini.