
Marzo è il mese della prevenzione delle malattie che colpiscono l’apparato genitale femminile. Una di esse è l’endometriosi. Molte donne che soffrono di questa patologia hanno il timore di non riuscire a concepire o portare a termine una gravidanza, ma non è sempre vero, purché vi sia una diagnosi il più precoce possibile e si agisca con l’obiettivo di preservare la fertilità. Ne parliamo con la dottoressa Lucia Maragno, specialista in Ginecologia e Ostetricia, che da oltre dieci anni collabora con il Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi degli Istituti Clinici Zucchi di Monza, del Gruppo San Donato.
L’endometriosi è una patologia femminile cronica recidivante che – stando ai dati diffusi dal Ministero della Salute – colpisce tra il 2 e il 10% delle donne italiane, con un totale stimato di circa 3 milioni di casi. Secondo ESHRE (Guideline of the European Society of Human Reproduction and Embryology “Management of women with endometriosis, September 2013), l’endometriosi è caratterizzata dall’anomala presenza di endometrio all’esterno dell’utero. L’endometrio è una mucosa che ricopre la cavità interna dell’utero. È formata da uno strato di epitelio ghiandolare e da mucosa direttamente aderente alla parete uterina. L’endometrio più superficiale va incontro alle modificazioni che sono proprie del ciclo mestruale.
«Sebbene l’endometriosi sia riconosciuta come una patologia benigna, la sua associazione con il tumore dell’ovaio è stata descritta nella letteratura medica sin dal 1925, legata in particolare ad alcuni sottotipi istologici di cancro (quello a cellule chiare e quello endometrioide) – ricorda sul sito della Fondazione Veronesi Eleonora Preti, assistente dell’unità di ginecologia preventiva all’Istituto europeo di oncologia di Milano – In particolare, in un recente studio pubblicato sulla rivista “The Lancet Oncology”, basato sui dati di 13 ricerche che hanno coinvolto 23mila donne, s’è visto che le donne che soffrono di endometriosi hanno un rischio più alto di sviluppare alcuni tipi carcinoma ovarico (endometrioide, cellule chiare e sieroso di basso grado)».
L’endometriosi è una delle malattie femminili più misteriose e sconosciute, complice la difficoltà nella diagnosi che spesso viene formulata in ritardo, dopo un lungo e dispendioso percorso. «In caso la patologia endometriosica progredisca senza essere trattata adeguatamente – spiega la dottoressa Maragno – la formazione di aderenze a livello delle ovaie e delle tube può causare infertilità». Per questa ragione, una diagnosi precoce può essere determinante nel preservare la possibilità della donna di concepire e portare a termine la gravidanza, con la nascita di un bambino sano. «In genere è il dolore a spingere le donne a sottoporsi a controlli medici. Si può trattare di forti dolori mestruali (dismenorrea secondaria), non avvertiti in precedenza, di dolore pelvico cronico o di sofferenza durante il rapporto sessuale. Affinché la diagnosi precoce sia possibile, è importante che lo specialista non escluda il sospetto di endometriosi anche in caso l’esame obiettivo addominale e pelvico, l’ecografia e la risonanza magnetica (RM) siano negativi. Se il sospetto clinico rimane o i sintomi persistono, è necessario considerare un consulto specialistico per ulteriori valutazioni e test diagnostici, al fine di giungere in tempo ad una diagnosi certa e prevenire le conseguenze di questa patologia sulla fertilità».
Circa il 5% delle donne in periodo fertile è affetta da endometriosi, sostiene il Ministero della Salute nel “Piano di Fertilità per la Salute (2015)”. Una percentuale che arriva al 25-50% nelle donne infertili, fino a toccare il 60-70% in coloro che hanno dolore pelvico cronico. Il tasso di incidenza massimo dell’endometriosi si verifica nelle donne tra i 25 e i 35 anni, anche se la malattia compare spesso in fasce di età più basse.
«La vitrificazione degli ovociti può essere un’opzione consigliabile una volta effettuata la diagnosi in giovane età – prosegue la dottoressa Maragno – Questo consente alla donna di sottoporsi alle terapie necessarie e poi, nel caso non si riuscisse ad ottenere una gravidanza spontanea quando la si desidera, ricorrere alla procreazione assistita impiegando i propri ovociti. Presso Biogenesi il processo di crioconservazione di ovociti ed embrioni viene effettuato mediante l’impiego della vitrificazione automatizzata, che permette di ottenere un miglior controllo su tutte le variabili coinvolte nella metodica, cruciali per assicurare la standardizzazione dei risultati».