
Secondo un recente studio pubblicato su The Lancet, l’esercizio fisico regolare e una buona forma cardiorespiratoria potrebbero essere determinanti nella protezione del cervello contro il declino cognitivo legato all’età. La ricerca, guidata da un team internazionale di scienziati tra cui il Professor Ulrik Wisløff, evidenzia come la sedentarietà acceleri l’invecchiamento cerebrale, mentre l’attività fisica possa contrastare efficacemente questo processo.
In particolare, la forma cardiorespiratoria (CRF) – che misura la capacità del sistema cardiovascolare di fornire ossigeno agli organi – è risultata essere un indicatore più affidabile di longevità rispetto alla semplice attività fisica. Lo studio rivela dati impressionanti: mantenere o migliorare la forma cardiorespiratoria nel tempo è associato a una riduzione del 40% del rischio di sviluppare demenza e del 44% della mortalità correlata alla demenza.
«Lo studio Generation 100 fornisce prove solide che l’allenamento intervallato ad alta intensità (HIIT) non è solo sicuro ma anche fattibile fin dal primo giorno, anche per gli anziani che non hanno mai fatto esercizio regolarmente», spiega il Professor Wisløff, Direttore del Cardiac Exercise Research Group presso l’Università Norvegese di Scienza e Tecnologia e Professore Onorario all’Università del Queensland in Australia, sottolineando che «la chiave sta nel capire che l’intensità è relativa». Secondo Wisløff, un programma HIIT efficace per anziani dovrebbe includere un breve riscaldamento seguito da 2-4 intervalli di 4 minuti a circa l’85% della frequenza cardiaca massima, intervallati da periodi di recupero attivo. «Questo protocollo, eseguito due volte a settimana, ha dimostrato di produrre miglioramenti significativi nella salute cardiovascolare e nella funzionalità generale, anche quando iniziato in età avanzata».
I meccanismi protettivi dell’esercizio fisico includono il miglioramento del flusso sanguigno cerebrale, la riduzione dell’infiammazione, il potenziamento della neuroplasticità e la creazione di una “riserva cognitiva” che aumenta la resilienza del cervello ai danni neurologici. Particolarmente significativi sono gli effetti sull’ippocampo, una regione cerebrale cruciale per l’apprendimento e la memoria, che risulta particolarmente sensibile ai benefici dell’attività fisica. Anche solo sei settimane di esercizio aerobico possono aumentare il volume dell’ippocampo in adulti sedentari.
L’infiammazione cronica di basso grado, chiamata “inflammaging”, rappresenta un segno distintivo dell’invecchiamento cerebrale accelerato. L’esercizio fisico moderato aiuta a ridurre questa infiammazione, stabilizzando le citochine infiammatorie e migliorando la funzione immunitaria.
Interrogato sulla necessità di protocolli di esercizio personalizzati in base al genere, Wisløff ha affermato: «Sono importanti, ma abbiamo bisogno di molti più dati per confermare e comprendere le differenze di genere prima che programmi basati sul genere possano diventare realtà». Una risposta che suggerisce un’importante area di ricerca futura nel campo dell’esercizio fisico e della salute cerebrale.
La ricerca evidenzia anche come l’invecchiamento comprometta i processi di autofagia e degradazione proteasomica, fondamentali per eliminare molecole e organelli danneggiati nelle cellule cerebrali. L’esercizio di resistenza negli anziani contrasta efficacemente questo declino promuovendo l’autofagia.
La plasticità cerebrale, ossia la capacità del cervello di adattarsi strutturalmente e funzionalmente alle nuove esigenze, viene significativamente migliorata dall’esercizio fisico regolare. La connettività strutturale e funzionale tra diverse regioni del cervello, che diminuisce con l’età, beneficia dell’attività fisica e di una migliore forma cardiorespiratoria. In particolare, la plasticità sinaptica e il rimodellamento dendritico, cruciali per l’apprendimento e la memoria, vengono potenziati sia dall’esercizio acuto che da quello cronico.
Lo studio introduce anche il concetto di “exerkine”, molecole di segnalazione rilasciate in risposta all’esercizio che agiscono attraverso vie endocrine, paracrine o autocrine. L’esercizio fisico aumenta la permeabilità della barriera emato-encefalica umana, permettendo una distribuzione più efficiente delle exerkine al cervello.
Un altro aspetto fondamentale riguarda il microbiota intestinale, che produce metaboliti cruciali per mantenere la salute del cervello. L’invecchiamento interrompe il delicato equilibrio tra l’ospite e il suo microbiota intestinale, portando alla disbiosi, uno squilibrio nella composizione e nella funzione del microbiota che può influenzare negativamente la funzione cerebrale.
Riguardo alla connessione tra esercizio fisico, microbiota e salute cerebrale, Wisløff ha commentato: «C’è necessità di studi clinici randomizzati controllati che utilizzino diversi protocolli di esercizio come l’allenamento continuo a intensità moderata rispetto all’HIIT, sia negli uomini che nelle donne, e preferibilmente per un’ampia fascia d’età. È un’impresa enorme, ma deve essere fatta». Questa necessità di ricerca è particolarmente rilevante considerando che un’elevata diversità del microbiota intestinale è associata a salute e giovinezza, mentre una bassa diversità è collegata all’invecchiamento e alle malattie.
In conclusione, lo studio del Professor Wisløff e colleghi non solo conferma i benefici neuroprotettivi dell’esercizio fisico, ma fornisce anche preziose indicazioni pratiche per programmi di attività fisica accessibili ed efficaci per gli anziani. Il messaggio principale, come sottolinea Wisløff, è che «non è mai troppo tardi per iniziare, e si possono ottenere benefici significativi per la salute con attività relativamente semplici e accessibili, purché eseguite alla giusta intensità relativa». La ricerca apre inoltre nuove prospettive sulla personalizzazione dell’esercizio fisico in base al genere e sul ruolo del microbiota nella mediazione degli effetti dell’attività fisica sulla salute cerebrale.