
La ricerca oncologica si trova oggi di fronte a una svolta epocale. L’Intelligenza Artificiale non è più solo una promessa del futuro, ma una realtà concreta che sta già trasformando il modo in cui conduciamo i trial clinici e sviluppiamo nuovi farmaci antitumorali. A spiegarcelo è il Professor Matteo Della Porta, che dopo aver partecipato come esperto alla tavola rotonda sull’IA organizzata dalla delegazione romana di Regione Lombardia lo scorso 8 aprile, ha accettato di rilasciare un’intervista alla nostra testata.
Il punto di partenza per comprendere la rivoluzione in atto è identificare le criticità attuali della sperimentazione clinica. “La maggior criticità si sviluppa negli studi finali di fase III dove è d’obbligo arruolare un gruppo di controllo molto esteso a cui si dà il farmaco tradizionale o il placebo e confrontarlo con un gruppo altrettanto esteso a cui si dà il farmaco nuovo”, spiega il Professor Della Porta. Questa fase della ricerca presenta sfide enormi: “È particolarmente onerosa, sia perché richiede molti investimenti, sia perché i pazienti che attendono il risultato finale della sperimentazione devono aspettare molto tempo prima di capire se il nuovo farmaco è efficace”.
La riluttanza dei pazienti a partecipare ai trial clinici è comprensibile. Chi accetterebbe volentieri “più visite, più esami, più accessi agli ospedali” con la possibilità di finire nel gruppo di controllo e assumere un placebo o un farmaco già disponibile? È qui che entra in gioco l’Intelligenza Artificiale. L’innovazione più promettente riguarda la creazione di coorti di controllo virtuali. “Se abbiamo dei dati di real world di buona qualità, possiamo sostituire il braccio di controllo che di fatto misura quello che i ricercatori fanno già da tanti anni nella pratica clinica – con dei dati virtuali”, illustra l’esperto.
I vantaggi sono evidenti: “Porterebbe ad accelerare il follow up dello studio e ridurre il numero di pazienti da arruolare nei clinical trial e ridurre anche i costi della sperimentazione”. Ma la vera rivoluzione arriva con i “pazienti sintetici”. Come spiega il Professor Della Porta: “L’algoritmo è in grado di generare i pazienti che ci servono, in un numero e con caratteristiche che ben si adattano a quelle del clinical trial che vogliamo accelerare”. La flessibilità di questa tecnologia è straordinaria. “Se mi servono donne bionde d’età maggiore ai 50 anni, ecco che l’IA, grazie alla sua estrema flessibilità è in grado di darmi in pasto esattamente i pazienti di cui ho bisogno. È una tecnologia che potrebbe moltiplicare i dati real world ai fini clinici specifici”.
Una delle preoccupazioni più comuni riguarda la privacy dei dati sanitari. Il paradosso è evidente: condividiamo quotidianamente informazioni personali attraverso smartphone e social media, ma siamo riluttanti a dare il consenso per i dati sanitari che potrebbero salvare vite umane. Il Professor Della Porta rassicura: “Uno dei vantaggi dell’IA generativa è che nel momento in cui genero un paziente sintetico, quantunque dietro accampi un dato di real world, il legame di riconoscibilità del paziente reale non è possibile. Si esclude a priori”. La tecnologia risulta “Compliant by definition” (conforme alle regole, ndr) secondo la normativa europea, e offre un ulteriore vantaggio: “Il paziente avrebbe il vantaggio di contribuire ad accelerare lo sviluppo di farmaci anche per pazienti con esigenze cliniche diverse dalle sue”.
Nonostante le potenzialità enormi, esistono ancora ostacoli da superare. “Non esiste una regolamentazione di questa tecnologia da parte delle Agenzie regolatorie”, ammette il Professor Della Porta. “EMA ed FDA non si sono poste il problema di quale sia la tecnologia migliore da utilizzare e quali siano i requisiti da rispettare ai fini regolatori”. Inoltre, “non sempre l’IA risolve i problemi”. La qualità dei risultati dipende dai dati di partenza: “Più i dati in input sono solidi e numericamente consistenti, più il risultato dell’elaborazione di IA va a buon fine”.
L’Europa ha compreso l’importanza strategica di questa tecnologia. “Solo in oncoematologia la Comunità europea ha stanziato più di 50 milioni di euro per lo sviluppo dei dati sintetici applicati ai trial clinici”, rivela l’esperto. L’obiettivo è ambizioso: “Portare questa tecnologia a un livello di eccellenza tale da attirare l’interesse delle agenzie regolatorie per andare a colmare quei gap di validazione per usi clinici di questi dati”.
Per i professionisti sanitari, il Professor Della Porta identifica tre concetti fondamentali da comprendere. Primo: “Sono tecnologie in cui è possibile avere un rispetto perfetto della privacy del paziente”. Secondo: “L’IA non sostituisce il medico, ma è qualcosa che aiuta il medico a prendere delle decisioni difficili grazie a informazioni aggiuntive”. Terzo: “Per usare l’IA il medico non deve diventare un ingegnere. Dobbiamo pensare a queste piattaforme come alle app che abbiamo sul telefono, di facile utilizzo”.
L’Intelligenza Artificiale in oncologia non è fantascienza, ma realtà presente. Come sottolinea il Professor Della Porta, “diverse pubblicazioni scientifiche hanno evidenziato che partendo da ambiti diversi, usando dati diversi, l’IA usata nei trial clinici s’è dimostrata affidabile”. Il prossimo passo sarà “sedersi ai tavoli delle Agenzie regolatorie per decidere insieme come procedere nell’affinamento di queste nuove tecnologie”. Una collaborazione che potrebbe accelerare significativamente l’arrivo di nuove terapie oncologiche, riducendo tempi e costi della ricerca senza compromettere la sicurezza dei pazienti. La rivoluzione è iniziata, e l’oncologia ne sarà profondamente trasformata.