
Il 21 aprile 2026, a Milano, si è tenuto il media tutorial “Il movimento come cura: l’attività fisica nel percorso oncologico”, per celebrare il lancio ufficiale del sito promosso da Amgen.
Be Active Lab è un portale digitale sviluppato con il supporto di un board multidisciplinare composto da oncologi, ematologi, medici dello sport e chinesiologi. La piattaforma ha un obiettivo preciso: rendere l’attività fisica adattata accessibile, sicura e realmente integrata nel percorso di cura oncologico.
Attraverso Be Active Lab, i pazienti possono accedere a programmi di allenamento personalizzati, suggeriti dall’oncologo, prescritti dal medico dello sport e proposti da uno scienziato motorio. Non un generico invito a “muoversi di più”, ma un percorso calibrato sulle caratteristiche cliniche di ogni persona: tipo e stadio della malattia, trattamenti in corso, comorbidità, condizione fisica di partenza.
La costruzione di ogni programma parte da una valutazione iniziale approfondita che misura forza muscolare, capacità cardiorespiratoria, flessibilità ed equilibrio. Dopo circa tre mesi, queste valutazioni vengono ripetute per monitorare i progressi e adattare l’allenamento. Il percorso non è mai lineare: nelle fasi intensive del trattamento, ad esempio in presenza di anemia, dolore o immunodepressione, l’esercizio viene modulato in stretto coordinamento con l’oncologo.
Che cos’è l’exercise oncology
L’exercise oncology è una disciplina relativamente recente che considera l’attività fisica non solo come una raccomandazione di benessere generale, ma come un vero e proprio strumento di supporto alla terapia oncologica. Si tratta di integrare l’esercizio – adattato e personalizzato – nei percorsi riabilitativi e terapeutici, con la stessa attenzione metodologica con cui si studia un farmaco.
I benefici scientificamente documentati
Le evidenze scientifiche sono oggi numerose e solide. L’attività fisica nel percorso oncologico:
- riduce il rischio di sviluppare alcune forme di tumore (prevenzione primaria);
- aumenta le probabilità di guarigione e sopravvivenza dopo la diagnosi;
- riduce il rischio di recidiva nei pazienti già trattati (prevenzione terziaria);
- migliora la tollerabilità delle terapie oncologiche e riduce gli effetti collaterali;
- riduce la fatigue correlata al tumore e migliora forza muscolare e capacità cardiorespiratoria;
- ha un impatto positivo sulla qualità di vita fisica, psicologica e sociale.
Un recente studio pubblicato su JAMA, che ha analizzato circa 14.000 persone con sette diversi tipi di neoplasia, ha evidenziato come i pazienti fisicamente più attivi – sia prima sia dopo la diagnosi – presentino un rischio significativamente più basso di mortalità. Per i tumori del polmone e del retto, anche il passaggio da uno stile di vita sedentario a uno attivo dopo la diagnosi si è dimostrato associato a una riduzione del rischio di morte.
I meccanismi biologici
L’esercizio fisico agisce sul microambiente tumorale a più livelli: migliora l’ossigenazione dei tessuti, sottraendo nutrienti alle cellule tumorali ad alto consumo energetico; potenzia il sistema immunitario e la sua capacità di sorveglianza; favorisce la produzione di endorfine, con effetto analgesico naturale; migliora l’assetto cardiometabolico e regola i ritmi circadiani, correlati alla risposta alle terapie; contrasta infiammazione sistemica e debilitazione generale.
“Rispetto al passato, quando l’attività fisica veniva consigliata soprattutto come indicazione di buon senso – è il parere del Dott. Fotios Loupakis, Oncologo, Presidente Associazione KISS – oggi si tratta di una raccomandazione sempre più supportata da evidenze scientifiche, con studi che ne hanno misurato – e continuano a misurare – effetti e benefici”.
Il trial CHALLENGE: la svolta scientifica
Il trial CHALLENGE rappresenta un passaggio storico per l’exercise oncology. Per la prima volta nella storia della medicina oncologica, un programma strutturato di attività fisica adattata è stato studiato con lo stesso rigore metodologico utilizzato per valutare un farmaco. Lo studio ha coinvolto pazienti sottoposti a resezione completa di un adenocarcinoma del colon in stadio III o II ad alto rischio, che avevano già completato la chemioterapia adiuvante. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi:
- gruppo sperimentale: programma di allenamento strutturato e personalizzato della durata di tre anni
- gruppo di controllo: sole raccomandazioni generali su alimentazione sana e attività fisica tramite materiali informativi.
I risultati, presentati all’ASCO – il maggiore congresso mondiale di oncologia – e pubblicati sul New England Journal of Medicine, hanno dimostrato dati inequivocabili:
- 37% di riduzione del rischio di morte nel gruppo che ha seguito il programma strutturato;
- 28% di riduzione del rischio di recidiva.
“Il trial CHALLENGE rappresenta un passaggio molto importante perché, per la prima volta, è stato disegnato uno studio specifico per valutare se un programma strutturato di attività fisica adattata potesse migliorare la sopravvivenza dei pazienti con tumore al colon, utilizzando lo stesso approccio e rigore metodologico con cui avremmo studiato un farmaco”. (Dott. Fotios Loupakis).
Le nuove linee guida ESMO
L’impatto del trial CHALLENGE è stato tale da modificare le linee guida internazionali. La European Society for Medical Oncology (ESMO) ha aggiornato le proprie raccomandazioni per il tumore del colon in stadio localizzato, integrando per la prima volta l’attività fisica strutturata e personalizzata come indicazione clinica ufficiale – un riconoscimento senza precedenti.
Quanta attività fisica? Le raccomandazioni
Oltre dieci linee guida stilate da società scientifiche autorevoli – tra cui l’American Society of Clinical Oncology e l’American College of Sports Medicine – raccomandano fortemente la pratica regolare dell’attività fisica nella popolazione oncologica. Le indicazioni attuali prevedono:
- attività aerobica (camminata, bicicletta, nuoto): almeno 3-5 volte a settimana per un minimo di 30 minuti a sessione, a intensità moderata-vigorosa;
- attività di forza muscolare: 2 volte a settimana, in 2-3 serie da 8 a 15 ripetizioni.
La testimonianza di Ivan Basso: muoversi per tornare a vivere
Ivan Basso, due volte vincitore del Giro d’Italia (2006 e 2010), ha scoperto di avere un tumore al testicolo nel luglio 2015, durante il Tour de France. Una caduta in gara ha portato a una diagnosi che lo ha costretto a ritirarsi immediatamente dalla corsa e dalla carriera professionistica, a quasi 38 anni.
La sua storia è diventata una testimonianza potente del ruolo che l’attività fisica può svolgere nel percorso di guarigione e recupero. Basso non ha mai abbandonato il movimento: camminate in montagna, corsa, tennis, e solo più tardi la bicicletta, quando le condizioni cliniche lo hanno permesso. Un ritorno graduale, ma determinante per ritrovare equilibrio, forza e fiducia in sé stesso.
Un cambio di paradigma culturale e clinico
Per lungo tempo si è pensato che i pazienti oncologici, soprattutto durante la chemioterapia, dovessero soprattutto riposare. Oggi sappiamo che non è così. L’esercizio fisico adattato è una terapia mirata che favorisce i tessuti sani a svantaggio delle cellule tumorali, migliora la tollerabilità delle cure e può influenzare concretamente la sopravvivenza.