Tumore della prostata: movimento e alimentazione fanno la differenza

Quando si parla di prevenire il tumore alla prostata attraverso lo stile di vita, la situazione è più sfumata di quanto si possa pensare. Le ricerche condotte finora non hanno trovato prove definitive che l’esercizio fisico riduca direttamente il rischio di ammalarsi. Eppure sarebbe un errore liquidare troppo in fretta il ruolo dell’attività fisica. Alcuni studi suggeriscono infatti che chi mantiene uno stile di vita attivo per molti anni, specialmente attraverso un lavoro fisicamente impegnativo, potrebbe vedere ridursi fino al 17% il rischio complessivo di sviluppare il tumore. Ancora più interessante è il dato sull’attività ricreativa praticata costantemente per oltre un decennio: sembrerebbe capace di tagliare del 25% le probabilità di forme aggressive della malattia.

Sul fronte dell’alimentazione, le certezze sono ancora più sfuggenti. Il World Cancer Research Fund e l’American Institute for Cancer Research, dopo aver analizzato montagne di dati scientifici, hanno dovuto ammettere che al momento non esistono evidenze solide che colleghino specifici alimenti al rischio di tumore prostatico. Certo, emergono alcuni segnali interessanti riguardo ai latticini, al calcio e ad alcuni micronutrienti come l’alfa-tocoferolo (vitamina E) presente in oli vegetali, noci e semi, frutta e verdura; e il selenio, reperibile in frutti di mare, carni bianche, cereali integrali e verdure, ma si tratta ancora di indizi da confermare con ricerche più approfondite.

C’è però un elemento che emerge con chiarezza cristallina dagli studi: il peso corporeo conta, e molto. Gli esperti hanno calcolato che ogni aumento di 5 punti nell’indice di massa corporea fa salire dell’8% il rischio di sviluppare forme avanzate di tumore prostatico e dell’11% il rischio di morire a causa della malattia. È qui che alimentazione ed esercizio fisico entrano in gioco con un ruolo indiretto ma cruciale.

Le raccomandazioni internazionali puntano quindi su una strategia alimentare che aiuti a mantenere un peso sano: abbondanza di cereali integrali, verdure, frutta e legumi, riduzione drastica di bevande zuccherate e un occhio attento a evitare gli alimenti ultraprocessati carichi di grassi e zuccheri. Non si tratta di cibi magici contro il cancro, ma di un approccio complessivo che, mantenendo il peso sotto controllo, potrebbe ridurre indirettamente il rischio di trovarsi di fronte alle forme più aggressive della malattia.

È interessante notare come le prove scientifiche diventino molto più robuste quando ci spostiamo dal prima al dopo, dalla prevenzione primaria alla gestione della malattia una volta diagnosticata. Qui i numeri parlano chiaro e raccontano storie incoraggianti. Prendiamo ad esempio uno studio che ha seguito oltre 1.400 pazienti: chi camminava velocemente per più di tre ore alla settimana vedeva la propria malattia progredire con una frequenza inferiore del 57% rispetto a chi si limitava a passeggiate lente e brevi. Un altro dato significativo: gli uomini più attivi fisicamente dopo la diagnosi mostravano una riduzione del 42% del rischio di morte per qualsiasi causa.

L’American College of Sports Medicine ha tradotto queste evidenze in raccomandazioni concrete per chi convive con un tumore prostatico: almeno tre sessioni settimanali di mezz’ora di attività aerobica moderata, affiancate da due allenamenti di forza muscolare con pesi o elastici. Il programma dovrebbe durare almeno un paio di mesi per produrre benefici apprezzabili, anche se naturalmente l’ideale sarebbe trasformarlo in un’abitudine permanente.

Anche sul versante nutrizionale arrivano segnali positivi. Chi consuma maggiori quantità di grassi vegetali – pensate all’olio extravergine d’oliva, alla frutta secca, all’avocado – sembra godere di una protezione significativa, con riduzioni fino al 29% del rischio di forme letali della malattia. E la dieta mediterranea, ancora una volta, si conferma una scelta vincente: chi la segue dopo la diagnosi riduce del 22% il rischio di morte per qualsiasi causa.

Chi affronta un tumore prostatico spesso deve fare i conti con la terapia di castrazione androgenica, un trattamento che blocca l’azione del testosterone per contrastare la crescita delle cellule tumorali. Nel Regno Unito oltre la metà dei pazienti la riceve, e purtroppo porta con sé una serie di effetti collaterali che possono minare seriamente la qualità della vita: accumulo di grasso corporeo, perdita di massa muscolare, stanchezza persistente, vampate di calore.

È qui che l’esercizio fisico diventa davvero un alleato prezioso. Le ricerche dimostrano che programmi che combinano attività aerobica ed esercizi di resistenza riescono a contrastare efficacemente questi effetti indesiderati. Parliamo di miglioramenti concreti: circa 700 grammi di muscolo in più, quasi un punto percentuale di grasso in meno, riduzione della fatica e una qualità della vita decisamente migliore.

Il problema è che troppo pochi pazienti ne sono consapevoli o hanno accesso ai programmi. Una recente indagine ha rivelato che solo il 29% dei pazienti con malattia avanzata rispetta le linee guida sull’attività aerobica. Un dato che evidenzia quanto sia importante non solo produrre conoscenza scientifica, ma anche renderla accessibile e traducibile in programmi concreti e sostenibili.

 

Per approfondimenti: Hamblen AJ, Bray JW, Hingorani M, Saxton JM. Physical activity and dietary considerations for prostate cancer patients: future research directions. Proceedings of the Nutrition Society (2023), 82, 298–304, di cui al testo online.