Un altro vaccino salvavita

Il 4 marzo si è celebrata la giornata mondiale della prevenzione contro il Papillomavirus (HPV). Un evento tutt’altro che estemporaneo. A novembre 2020, l’Organizzazione mondiale della Sanità ha lanciato un programma di azione per eliminare entro il 2030 il cancro della cervice uterina che dipende dall’HPV. Gli strumenti introdotti sono la vaccinazione, lo screening e il trattamento di almeno il 90% delle donne con lesioni tumorali. La vaccinazione è inclusa nelle raccomandazioni del Codice europeo contro il cancro. In Italia è inserita nel Piano nazionale di prevenzione vaccinale. Tutti programmi che stanno facendo i conti con i rallentamenti imposti dalla pandemia. Secondo le stime dell’Osservatorio nazionale screening, le diagnosi di lesioni precancerose che non sono state effettuate nel 2020, a causa dei ritardi imposti dal Covid, sarebbero 2.400.

Ciò detto, l’HPV è un virus ad alta contagiosità che si trasmette da persona a persona in seguito ai rapporti sessuali, specie se non protetti. Le probabilità di trasmissione aumentano se i rapporti avvengono con più partner. Nell’80% dei casi l’infezione è transitoria e asintomatica ma talora provoca lesioni della cute e delle mucose (verruche e condilomi). Con il tempo, queste lesioni possono regredire oppure ricomparire fino a sviluppare tumori nell’area genitale e nell’orofaringe. Il test dell’HPV permette di scoprire la positività a qualcuno degli oltre 120 tipi di HPV fin qui individuati e in particolare modo alla dozzina che danno problemi oncologici. Il test è un utile strumento diagnostico di prevenzione ma il vaccino non è da meno. La campagna di vaccinazione contro l’HPV è rivolta soprattutto agli adolescenti di entrambi i sessi, preferibilmente ai ragazzi di 11-12 anni, età in cui si presume che non abbiamo ancora avuto esperienze di tipo sessuale. La vaccinazione viene offerta gratuitamente a ragazze e ragazzi. Le modalità dell’offerta possono variare da regione a regione. In diversi casi la gratuità viene estesa ad altre fasce d’età e a categorie di persone più a rischio (omosessuali, persone immunodepresse ecc.). La vaccinazione, in questo caso, consente di prevenire la proliferazione futura dei ceppi virali, riducendo del 70% le probabilità di comparsa dei sintomi ma soprattutto delle complicazioni tumorali a carico della cervice uterina (o collo dell’utero) per la donna, dell’area genitale per l’uomo. Si calcola che il 90% dei tumori della cervice uterina dipendano dall’infezione da HPV. Solo in Italia vengono fatte circa 2.400 nuove diagnosi l’anno.

L’uso del preservativo nei rapporti sessuali riduce il rischio ma non del tutto perché non può impedire il contatto tra le mucose, attraverso le quali avviene il contagio. Non riuscendo a coprire tutte le aree a rischio della zona genitale, il profilattico non è uno strumento di prevenzione completa per gli HPV. L’unico metodo di prevenzione per i ceppi ad alto rischio è il vaccino, che deve essere associato a controlli regolari tramite HPV test e Pap test. Quanto meno, nelle donne. Alle giovani donne alle quali non è stato possibile eseguire il vaccino entro i 12 anni, viene consigliato di farlo prima dei 25, in occasione del primo pap-test. Il pap-test è il test di elezione per vedere se vi sono lesioni a carico del collo dell’utero che un domani potrebbero diventare tumori. Un’evenienza tutt’altro che rara. Il tumore al collo dell’utero e il secondo tumore per incidenza nelle donne e di gran lunga il più pernicioso per l’apparato genitale femminile. Ogni anno muoiono oltre 300 mila donne nel mondo a causa del cancro della cervice uterina. Per lo più si tratta di giovani donne che vivono in paesi a basso reddito, paesi in cui le cure e le attenzioni ginecologiche non vengono garantite ad ampio spettro. Per capire meglio di cosa stiamo parlando, forse nessun dato è più esplicito del seguente: dei circa cento milioni di ragazze vaccinate contro l’HPV, il 95% appartiene ai paesi ad alto reddito. Oltre ai vaccini, allo screening e alla disponibilità di terapie adeguate, contano l’educazione per attrezzarsi contro i fattori di rischio, primo fra tutti la pratica del sesso non protetto.

Tuttavia, chi fosse portato a credere che il pericolo resti confinato tra il gentil sesso, si sbaglia. Un terzo dei tumori da HPV colpisce gli uomini. A differenza delle donne, gli uomini non hanno esami come il pap-test per la diagnosi delle infezioni da HPV. Quindi, sono più svantaggiati. Inoltre, e questo vale per entrambi i sessi, non vi sono farmaci in grado di neutralizzare il virus ma solo trattamenti per la cura dei sintomi. Il vaccino resta l’unico strumento di prevenzione per entrambi.

Vi sono poi le lesioni e i tumori dell’orofaringe e quelli anali, imputabili ancora alla pratica sessuale e alla stessa dozzina di varianti virali che sviluppano i tumori genitali. Le tonsille sono l’organo dell’orofaringe più esposto ai ceppi più dannosi dell’HPV. Sedi come il cavo orale, la faringe e la laringe sviluppano invece tumori connessi al fumo e al consumo di alcolici. Limitatamente ai tumori anogenitali, gli organi colpiti sono: ano, pene, vulva e vagina.