Guardare fuori per guardarsi dentro

“Non pensare, scatta”, era il motto di una macchinetta usa e getta, oggetto di culto fino a qualche anno fa. Un tipo di tecnologia che andava bene per la fotografia ma non per l’autoscatto. L’autoscatto era troppo faticoso da realizzare. Con l’avvento dei cellulari, invece, le cose sono cambiate radicalmente. Il selfie è diventato una delle forme espressive più dirette tra i giovani e, volendo vedere, non solo fra loro. Talora un mezzo per andare ben oltre le apparenze, a saperne leggere i risultati. Non stupisce, quindi, che per evadere da tutte le restrizioni, non solo da quelle imposte dal lockdown, alcuni ragazzi che stanno vivendo una storia di malattia oncologica abbiano accettato di aderire alla realizzazione di un calendario in cui sono i testimonial grazie ai propri autoscatti. Per loro è diventato un modo per guardarsi allo specchio ma in profondità, facendo leva sull’aiuto del gruppo, cioè aiutandosi reciprocamente a farlo. «Guardare una fotografia di come eri prima del tumore può far male; ma può essere sopportabile se lo fai con la tua migliore amica, che si è rasata come te per starti vicino come solo una vera amica può fare» (Lucia).

Stiamo parlando di “Guardare fuori per guardarsi dentro”, il calendario fotografico del 2021 animato dai ragazzi della Pediatria oncologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Un progetto condiviso per raccontare l’isolamento dei ragazzi in cura, le paure, le speranze, la voglia di uscire dalle stanze. L’iniziativa si fa portavoce di un momento storico che ha idealmente unito tutte le persone al mondo, costrette all’isolamento sociale a causa della pandemia. «L’evento ha avuto il grande merito di permettere ai ragazzi di confrontarsi fra loro e soprattutto di raccontarsi – spiega Andrea Ferrari, responsabile di Progetto Giovani  da una delle cui costole è nata l’idea del calendario – È molto importante dare ai giovani pazienti la possibilità di tirare fuori liberamente ciò che provano: è un passo fondamentale per permettere loro di elaborare quello che gli sta accadendo, accettarlo e trovare le risorse per affrontare il complesso periodo delle cure nel modo più positivo possibile».

I ragazzi del Progetto Giovani erano d’accordo a incontrarsi per dar vita a qualcosa che esprimesse in tutta la sua complessità il periodo della malattia, reso ancora più impegnativo dalle restrizioni del primo lockdown. Gli “incontri del mercoledì pomeriggio” sono quindi ripartiti, ma su una piattaforma digitale attraverso la quale i ragazzi hanno fatto entrare medici ed educatori nelle loro case. Di qui l’idea di Alice Patriccioli, la fotografa che ha coordinato i lavori, di stimolare i ragazzi a sviluppare un loro personale percorso, usando linguaggi misti fra fotografia, arte e scrittura. Il tema di partenza è stato quello del lockdown, dell’impossibilità di uscire dalla propria stanza – «che è poi quello che accade spesso ai ragazzi in cura, indipendentemente dalla pandemia», ricorda il dottor Ferrari.

Assonanze assordanti con l’Hikikomori.  La definizione deriva dalle parole giapponesi hiku “tirare” e komoru “ritirarsi” e letteralmente significa “stare in disparte, isolarsi”. «Il fenomeno è stato riconosciuto inizialmente proprio in Giappone negli anni ’80, ma si è rapidamente diffuso e continua a diffondersi anche in Europa e in America – ricorda la psicologa Barbara Rossi nella prefazione di un libro ispirato da queste problematiche, dal titolo “Dall’autoreclusione al ritorno alla vita”, La vita felice, Milano 2020 – tanto da poter affermare che oggi sono milioni le persone che ne soffrono. Una vera epidemia».

Il calendario 2021 del progetto fotografico “Guardare fuori per guardarsi dentro” è disponibile in due versioni, da tavolo e da muro, che si possono ordinare on line sul sito www.abianca.org/bottega-natale/.

Il ricavato dell’iniziativa è destinato all’Associazione Bianca Garavaglia che dal 1987 sostiene le attività della Pediatria Oncologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori, impegnandosi a promuovere l’assistenza e l’avanzamento della ricerca nel campo dei tumori dell’età pediatrica.