Il pericolo dagli antibiotici

L’uso spregiudicato degli antibiotici fatto nel comparto agroalimentare sta diventando un problema per la salute, perché favorisce la resistenza nell’uomo a questa classe di farmaci.

L’esperienza insegna, si spera. L’improvvisazione che abbiamo scontato con il covid non deve farci trovare impreparati di fronte a quella che, a detta degli esperti, sarà la prossima emergenza epidemica: le infezioni causate dai germi multiresistenti all’azione degli antibiotici. Diversamente a farne le spese per primi saranno i pazienti critici e fragili; e quelli onco-ematologici. E gli ospedali torneranno a essere tra i luoghi meno sicuri rispetto alla diffusione delle infezioni. È quanto viene sintetizzato in un documento di consenso sulle azioni condivise per il contrasto all’ARM (Resistenza agli Antimicrobici) che sta facendo il giro degli ospedali e delle redazioni. Ed è quanto Massimo Galli, virologo dell’ospedale Sacco di Milano, ha ricordato in una recente intervista ad huffingtonpost.it come la nuova emergenza, rimarcando la necessità di organizzare meglio gli ospedali per intervenire tempestivamente quando i nuovi casi emergeranno e prima che si propaghino. Saranno da tutelare con azioni mirate tutti i pazienti ricoverati in ospedale, nelle case di cura di lunga degenza e nelle altre strutture sanitarie. I pazienti ricoverati sono coloro che hanno bisogno di dispositivi ausiliari, come i ventilatori per la respirazione meccanica, i cateteri urinari o endovenosi e i pazienti sottoposti a lunghi cicli di terapia antibiotica. Costoro sono maggiormente a rischio di contrarre un’infezione correlata all’assistenza sanitaria e sociosanitaria. E ancora, i pazienti ospedalizzati con differenti fattori di rischio e condizioni di base, che aumentano la predisposizione alle infezioni batteriche (tra cui, immunodeficienze congenite o acquisite, neonati e anziani a rischio, malnutriti, traumatizzati e/o ustionati, con patologie onco-ematologiche, patologie croniche, trapiantati).

Il paziente critico è un paziente instabile dal punto di vista cardiocircolatorio, respiratorio o neurologico a causa di una patologia acuta, chirurgica o un trauma. Il paziente fragile, invece, è il soggetto d’età avanzata affetto da patologie multiple, croniche, con uno stato di salute instabile, spesso con disabilità e difficoltà di tipo socio-economico.

Di recente l’Italia ha rinnovato il proprio impegno al contrasto dell’AMR. A seguito dell’emergenza sanitaria da Covid-19, l’Unione Europea ha stanziato risorse per sostenere le azioni di contrasto alla resistenza antimicrobica, per favorire una gestione migliore dei pazienti più gravi che diminuisca il tasso dei decessi. Nel merito si incentiveranno maggiori conoscenze rispetto alla resistenza antimicrobica, si farà più prevenzione a livello ospedaliero e s’interverrà con farmaci mirati.

A tal riguardo, nell’ambito della riorganizzazione ospedaliera, verranno istituite delle task-force interdisciplinari composte da direttori sanitari, infettivologi, microbiologi, intensivisti, farmacisti ospedalieri, internisti, oncoematologi, igienisti, informatici con l’obiettivo di definire un algoritmo terapeutico per la gestione urgente del paziente compromesso.

Anche la diagnostica rapida dovrà tenere il passo dell’innovazione valorizzando i laboratori di microbiologia, per acquisire in tempi rapidi le informazioni utili per identificare il patogeno e per il profilo di sensibilità e di resistenza ai farmaci. A parere degli esperti, è necessario aggiornare il paradigma di valutazione dei farmaci antimicrobici di nuova generazione. Lo scopo è fare sì che i nuovi antimicrobici, frutto degli aggiornamenti suggeriti dalla ricerca, siano garantiti ai pazienti sulla base della loro efficacia.

Che il pericolo sia serio e che non ci farà sconti l’ha ricordato anche David Quammen nel suo ultimo libro “L’albero intricato” (Adelphi 2020), in cui al tema della resistenza agli antibiotici dedica qualcosa come un centinaio di pagine. Perché se lo dice Quammen dovremmo preoccuparci di più? Perché Quammen è un noto scrittore e divulgatore scientifico. E quello che più conta è che si tratta dell’autore di “Spillover”, il libro che da inizio pandemia in tanti conoscono perché parla di covid con una preveggenza che lascia sbalorditi. In “Spillover” Quammen ha anticipato di parecchi anni che un giorno un virus avrebbe fatto il salto di specie, dall’animale all’uomo, e sarebbe andato ad aggredire il sistema immunitario di quest’ultimo causando danni seri e, quello che è peggio, diffondendosi in ogni angolo del pianeta. Come primo focolaio ha ipotizzato un wet market della Cina, cosa che – guarda caso – s’è poi verificata in quello di Wuhan.

Nell’“L’albero intricato” Quammen se la prende con l’uso spregiudicato che degli antibiotici viene fatto nel comparto agroalimentare, a causa del quale la resistenza a questa classe di farmaci rischia di trasferirsi di pari passo dall’animale all’uomo. Cosa che in parte già avviene.