
Non scordatevi di fare sport. Anche solo camminare va bene. Anzi, ne avanza. È quanto suggeriscono alcuni studi che hanno messo al centro dei loro interessi l’attività fisica alla portata di tutti – come camminare, appunto – per prevenire molte malattie, fra le quali quelle oncologiche. A dirla tutta, nel binomio attività fisica tumore, parlare di sola prevenzione, per quanto importante, è riduttivo. Sempre più ricerche scientifiche ruotano intorno al seguente predicato: gli effetti dello sport intervengono a diminuire lo stato infiammatorio anticamera del tumore e a ritardare le neoformazioni. Come spiegare diversamente i risultati che indicano una riduzione delle recidive e della mortalità in una percentuale compresa fra il 20 e il 50% in pazienti oncologici che hanno preso parte a studi in cui l’attività fisica è stata proposta, se le condizioni fisiche lo consentivano, come terapia complementare, certo non l’unica? Benefici concreti, per esempio, si evincono da studi internazionali che hanno arruolato donne affette da carcinoma mammario e studiato l’evoluzione del tumore dopo aver messo a confronto coloro che, a seguito dell’intervento chirurgico, sono state arruolate fra le “sportive” e coloro che lo sono state fra le “sedentarie”. Dati alla mano, sensibili allo sport risultano tutti i tipi di tumore ma principalmente quelli che dipendono dallo stile di vita. Una dieta poco sana, in cui carni rosse, grassi e calorie primeggiano a dispetto delle fibre di frutta, legumi e vegetali, favorisce l’insorgenza del tumore del colon, della prostata e del polmone, unitamente ad alcol e fumo.
Come si spiega che lo sport serva a combattere queste pessime abitudini fin nelle loro conseguenze oncologiche? Una risposta preliminare viene da studi effettuati sul modello animale. Dobbiamo andare indietro di qualche anno e riferirci a un lavoro danese del 2016 che ha preso in esame dei ratti ai quali sono stati inoculati differenti tipi di tumore. Successivamente i ricercatori dell’Università di Copenaghen hanno iniettato nel tessuto tumorale alcune cellule di adrenalina. L’adrenalina è la normale sostanza ormonale che si scatena facendo attività fisica. Così come le cellule NK (Natural Killer) sono quelle che il sistema immunitario produce per difendersi dal tumore. Risultato, si è visto che nei ratti trattati con l’adrenalina, la risposta delle cellule NK è stata nettamente superiore a quella riscontrata nei ratti che non avevano ricevuto alcuna dose dell’ormone dello sportivo.
Dunque mai mollare con l’adrenalina, a cominciare da quella che l’uomo produce con il semplice gesto di camminare. A detta di Michele Stanten, preparatrice atletica di rango e collaboratrice della Harvard Medical School, Dipartimento che cura la formazione e la divulgazione per conto della prestigiosa Università americana, camminare fa così bene che la parola annoiarsi, a causa della ripetitività e monotonia del gesto, a suo parere andrebbe espunta dal vocabolario. Ecco come.
La prima regola che Stanten propone è quella delle ripetute. Si tratta di momenti della durata di qualche minuto in cui s’imprime alla camminata una decisa accelerazione. L’effetto immediato è quello di passare dalla fase aerobica a quella anaerobica (che potenzia i muscoli e fa accelerare i battiti cardiaci) restando piacevolmente concentrati su quello che si sta facendo.
Una variante potrebbe essere quella di affiancare, un paio di volte la settimana, le uscite con altrettante sessioni di “forza”. Stanten suggerisce, pensando al binomio con la camminata, l’uso di una benda elastica per fare esercizi con le braccia muovendo i muscoli di spalle e torace. Avete capito bene, mentre si cammina, ci si coordina con gli esercizi all’elastico. Anche in questo caso, la concentrazione richiesta aiuta a trovare nuovi stimoli nella passeggiata evitando di stufarsi. Inoltre, facendo attenzione a dove si mettono i piedi, non ci si annoia e si evitano le cadute.
Chi voglia andare sul classico, può ricorrere al nordic walking. La disciplina, come suggerisce il nome, arriva dai paesi scandinavi, e prevede la camminata assistita con le classiche racchette. Sincronizzare braccia a gambe si rivela un ottimo esercizio per molti gruppi muscolari. In particolare per il core, ossia la parte centrale fra busto e addome, che a causa delle bacchette lavora molto di più di quanto avvenga nella camminata non assistita. Lo stesso dicasi per le braccia, in particolare per i muscoli tricipiti, continuamente sollecitati. Idem con patate per i glutei. Non a caso il nordic walking è la camminata preferita dalle donne in guerra con la cellulite.
Per i più contemplativi o cerebrali, Stanten suggerisce un tipo di camminata più meditativa. In cosa consiste? Come nella migliore tradizione che inerisce alla meditazione, si tratta di un meditare non c’entra niente con il pensare ai fatti propri. Anzi, è l’esatto contrario. L’obiettivo di ogni meditazione è la messa in stand-by del pensiero cosciente. Durante la camminata si può raggiungere l’obiettivo concentrandosi sul gesto atletico e sulla respirazione. Un altro trucco per non pensare a niente e neppure che ci si sta annoiando è fare caso ai rumori intorno. Sintonizzarsi sui suoni e su altre piacevolezze dell’ambiente agreste in cui, va da sé, è meglio passeggiare. In città, il primo parco a disposizione va più che bene. Camminando lungo sentieri punteggiati da siepi e da alberi, sarà d’uopo sintonizzarsi sui rumori della natura e sui suoi infiniti colori. Dal canto dell’uccellino al crocchiare delle foglie calpestate, dopo che queste sono cadute a terra formando sontuosi tappeti multicolori nella stagione autunnale.