
Quasi tutti i tumori ai testicoli originano nelle cellule germinali. È quanto ricorda uno scritto divulgativo ad uso dei pazienti pubblicato online nel dicembre 2021 a cura del National Cancer Institute americano, che aggiorna le informazioni basate sull’evidenza e sottoposte a revisione paritaria su come si tratta il cancro testicolare negli adulti e nei bambini, quali sono le cure palliative e di supporto, lo screening, la prevenzione, la genetica e la medicina complementare e alternativa. Scopriamo così che i tumori del testicolo più diffusi sono due: i seminomi e i non seminomi, e che evolvono in modo diverso. Ragion per cui il trattamento differisce a seconda dell’uno o dell’altro tipo. I non seminomi tendono a crescere più rapidamente e sono più sensibili alle radiazioni. Un tumore testicolare che contiene cellule sia di seminoma che di non seminoma viene trattato come un non seminoma. Sia di un tipo che dell’altro, il cancro ai testicoli è il tumore più comune negli uomini di età compresa tra 20 e 35 anni.
L’autopalpazione regolare dei testicoli è, ancora oggi, il metodo più efficace e veloce di prevenzione in fase precoce. Consta di pochi, semplici gesti. Il momento migliore per eseguirla è dopo la doccia o, a piacere, dopo un bagno. Il contatto con l’acqua calda rende il momento propizio; la pelle si rilassa ed è più morbida al tatto, così la ricerca di eventuali anomalie è più facile da portare a termine. Il luogo migliore ove farla è di fronte a uno specchio. Lo specchio permette di individuare la presenza di tumefazioni sospette anche a colpo d’occhio. Si passa in rassegna con le mani prima un testicolo poi l’altro. Si procede con garbo: indice e medio di una mano posizionati dietro il testicolo, quasi a tenerlo fermo; pollice e indice dell’altra mano impegnati a scorrere lungo tutta la superficie del testicolo con movimenti circolari piccoli e delicati. Se tutto è nella norma, non si avverte nessun dolore e il testicolo appare liscio e compatto alla vista e al tatto. Nel caso di rigonfiamenti, differenze di volume, se si avverte una sensazione di pesantezza nello scroto o in caso di qualsiasi altra anomalia, è bene rivolgersi subito a un medico. Il controllo va ripetuto una volta al mese.
I pazienti con difficoltà riproduttive sono tra i più a rischio di sviluppare il tumore del testicolo. La probabilità aumenta in presenza di un numero ridotto di spermatozoi, se i testicoli sono piccoli di volume (≤12 ml), a causa di un FSH elevato (l’FSH è un ormone in grado di rilevare un’insufficienza testicolare primaria) e se vi è il criptorchidismo (un testicolo che non si trova nello scroto) nella storia clinica del paziente.
L’ecografia testicolare è l’analisi più appropriata per restringere ulteriormente il numero dei pazienti scarsamente fertili con rischio di tumore. Nei pazienti con alterazioni del tessuto testicolare, l’ecografia viene eseguita annualmente.
Il tumore al testicolo ha un’altissima guarigione rispetto a solo qualche anno fa. Nove pazienti su dieci sopravvivono a cinque anni dalla diagnosi. L’alta guarigione coincide di solito con una soddisfacente qualità di vita.
Cosa fare per diminuire il rischio di recidiva? In alcuni casi la malattia ricompare a distanza di 30 anni. È bene che sia lo specialista, sia il curante abbiamo sempre ben presente i trascorsi di tumore del testicolo del paziente. Posto che i trattamenti non si possono differire in previsione della remissione completa della malattia, per evitare la recidiva si possono adottare quegli stessi comportamenti che vengono considerati utili già come prevenzione primaria. Innanzi tutto, non fumare, ridurre al minimo gli alcolici, evitare sedentarietà e sovrappeso, prendere poco sole e solo con le adeguate protezioni.
A seconda del tipo di tumore e della sua estensione, l’oncologo definisce il piano terapeutico. Accanto alla vigile osservazione vi è l’opzione chirurgica, la chemioterapia e la radioterapia. Sono tutti trattamenti che possono esporre il paziente al rischio di infertilità. L’infertilità diventa un problema superabile se il paziente si è rivolto a un Fertility Center per assicurarsi la crioconservazione del seme, suggerimento che scatta contestualmente alla definizione della diagnosi.
Se diagnosticato in fase precoce, il tumore viene asportato tramite l’intervento chirurgico di rimozione di un testicolo (orchiectomia radicale inguinale). Dopo l’intervento viene programmato un periodo di stretta osservazione. Nel frattempo, un reperto tissutale del testicolo finisce in laboratorio dall’anatomopatologo, per la determinazione del tipo istologico (seminoma, carcinoma embrionario, choriocarcinoma, tumore del sacco vitellino). A seconda del tipo istologico, viene decisa la terapia più adeguata.