
Durante l’allestimento di questa newsletter è giunta la notizia dell’invasione russa dell’Ucraina. Ne parliamo perché nessuno può restare indifferente a tanta atrocità. Neppure un giornale che pure abituato alla sofferenza come il nostro, ma mai a quelle causate dalla mano omicida dell’uomo. E ne parliamo partendo da un ricordo lontano. Negli anni Novanta, quando l’ANPO ha dato vita alle case alloggio, alcuni dei primi ospiti erano bambini ucraini, bielorussi e moldavi con genitori al seguito. Ma anche albanesi e macedoni. Insomma, provenienti da quell’Est Europa ex sovietico e comunista che per primo ha impattato, a causa della vicinanza territoriale, con le conseguenze del disastro nucleare di Cernobyl, avvenuto il 26 aprile del 1986. Erano affetti da leucemia o da tumori della tiroide i bambini che abbiamo conosciuto allora. Lo erano, nella stragrande maggioranza dei casi, a causa delle radiazioni di Cernobyl, come raccontano le cronache e la storia di quel recente passato.
Ne parliamo perché durante la fase di conflitto che ha portato i russi ad assediare Kiev, l’area di Cernobyl, che si trova poco lontano dalla capitale, è stata teatro di scontri. Si è temuto il peggio, ovvero che il reattore posto in sicurezza venisse bombardato o qualcosa del genere. Per fortuna questa evenienza non si è verificata e i russi hanno abbandonato quell’area contaminata si spera per non farvi più ritorno. Tuttavia, la presenza dell’esercito russo a Cernobyl non è stata del tutto indolore. Si è saputo che i soldati di Putin hanno movimentano la terra dei boschi limitrofi per costruire trincee dentro le quali nascondersi e dalle quali fare partire i propri cannoneggiamenti contro la capitale. Si dice inoltre che alcuni parti di materiali radioattivi ivi stoccati siano stati trafugati, non si sa a che scopo e con che norme di protezione e sicurezza. Quindi il mondo è con il fiato sospeso anche per questo fatto. Sappiamo che a causa del disastro nucleare quei terreni e qui boschi sono ancora delicatissimi. Basta un niente perché le radiazioni ivi seppellite ritornino a circolare nell’ambiente. Personalmente non vorremmo rivedere nei prossimi anni un nuovo afflusso di bimbi affetti dalla leucemia come è avvenuto ai tempi del disastro di Cernobyl. Noi per noi ma per loro, per i bambini. Ma orami quello che è stato è stato e non si può più tornare indietro. Davanti abbiamo giorni, forse mesi ancora di passione. Purtroppo, non vi sono accenni seri a una tregua. Il giorno in cui scriviamo questo editoriale i russi stanno cingendo d’assedio la città di Mariupol, a Est dell’Ucraina. A detta degli osservatori NATO, Putin è costretto a ridimensionare le mire espansionistiche in Ucraina ai soli Donbass e Crimea. Mariupol è una delle città più importanti di quei territori, snodo strategico per i commerci. Comunque andrà a finire sarà una carneficina. Tra l’altro, in Ucraina vi sono diverse centrali nucleari attive. La tragedia potrebbe avvenire a causa di una di esse. Quando la guerra ci si mette non c’è niente che può dirsi al sicuro. Figurarsi una centrale nucleare.