La casa delle donne con tumore al seno

Secondo l’ultimo censimento riportato da “I numeri del cancro” edizione 2021, sono circa 37 mila le donne in Italia con tumore al seno metastatico che hanno avuto una ripresa della malattia a distanza di anni. A queste si aggiunge una percentuale del 6-7% che riguarda donne con una malattia già metastatica alla diagnosi. Tuttavia, la disponibilità di terapie innovative, sempre più mirate, sta cambiando radicalmente le prospettive e la qualità di vita, tanto da consentire di parlare di cronicizzazione di questa malattia. Un traguardo importante, che impone un cambiamento radicale nell’approccio, in una visione multidisciplinare. È in questa ottica e sulla base dell’esperienza maturata nel triennio appena trascorso, che è attivo il progetto ANCORA, un ambulatorio multidisciplinare all’interno della Breast Unit dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) per la cura del tumore della mammella in fase metastatica.
«L’ambulatorio multidisciplinare di INT vuole essere la risposta concreta a ciò che le donne chiedono e che è riportato nelle cinque richieste del manifesto dell’Associazione pazienti Europa Donna Italia – ha commentato la Dott.ssa Laura Lozza, S.S. Radioterapia dei tumori della mammella di INT – Il progetto ANCORA offre un percorso di cura specifico e a misura di paziente, perché realizzato secondo le esigenze individuali, che sono sempre diverse per ogni donna. La presenza della case manager nel core team rende il processo più efficace ed efficiente. Il coordinamento delle visite e gli esami richiesti e la garanzia di fasce di reperibilità consentono, infatti, di ridurre al minimo le attese e i disagi per le pazienti».
Europa Donna Italia è il movimento che tutela i diritti delle donne alla prevenzione e alla cura del tumore al seno e sensibilizza sul tumore al seno metastatico. Si impegna per offrire a tutte le donne un supporto concreto e percorsi terapeutici specifici, ma soprattutto dà loro una voce. Nei cinque punti evidenziati per un miglior trattamento delle donne con tumore al seno metastatico, l’accento viene posto su (1) maggior reperibilità degli oncologi, con l’attivazione di numeri telefonici diretti, (2) accessibilità al database degli studi clinici attivi in Italia che hanno ricevuto validazione da Ministero della Salute. A questi trial non si viene iscritti per caso o per la buona volontà del singolo ma per decisione ponderata del care manager, ovvero del medico che tira le fila e coordina le Breast Unit. Inoltre, (3) agevolazione dei farmaci innovativi, anche se non ancora approvati da AIFA; (4) mai più Breast Unit senza psiconcologo e consulti con figure di riferimento per la nutrizione, l’endocrinologia, la ginecologia e la fisiatria. Infine, (5) riconoscimento dell’invalidità civile per i pazienti oncologici al IV stadio (o metastatico) e uniformità delle valutazioni nelle regioni.
Uno studio, attualmente in corso, aiuterà a valutare l’efficacia dell’attività dell’ambulatorio, mettendo a confronto l’approccio multidisciplinare con quello tradizionale, che prevede appuntamenti multipli e sequenziali presso gli ambulatori di competenza. Vantaggi e benefici però si vedono già. «Diminuisce l’intervallo di tempo tra diagnosi e trattamento, migliora la fase diagnostica con il perfezionamento della prescrizione degli esami e, soprattutto, si riduce la frammentazione degli approcci – a giudizio di Giuseppe Capri, S.C. Oncologia medica 1 dell’INT e responsabile del Progetto – Questi aspetti di riflesso, aumentano l’appropriatezza delle terapie e ne armonizzano la simultaneità, garantendo una migliore adesione alle linee guida nazionali e internazionali».
Diversi studi hanno dimostrato che le pazienti con tumore mammario in fase iniziale curate nelle Breast Unit hanno una riduzione della mortalità del 18% a 5 anni rispetto alle donne curate in centri non specializzati (dati Seno network Italia). La sfida attraverso questa modalità multidisciplinare è ottenere un miglioramento della sopravvivenza   anche per la pazienti con tumore al seno in fase metastatica.