
Assumere la vitamina D come integratore potrebbe essere utile per rallentare o prevenire i tumori della pelle in chi è predisposto a svilupparli per questioni familiari o genetiche, o perché ha assorbito troppi raggi ultravioletti da esposizione solare o troppe radiazioni da sorgenti a rischio con le quali è relativamente facile venire in contatto, tipo le strumentazioni cliniche che sfruttano i raggi x o i farmaci radioterapici nell’ambito delle cure oncologiche. A questo assunto mirano le conclusioni di uno studio finlandese apparso a stampa nel gennaio del 2023 sulla rivista scientifica «Melanoma Research». Lo studio fa scorta di dati attingendo dal follow-up a cui sono stati sottoposti 498 pazienti che in Finlandia si sono rivolti ai servizi ambulatoriali di dermatologia essendo soggetti a rischio per vari tipi di cancro della pelle. Fra questi adulti, a fronte di un’età che variava dai 21 ai 79 anni, vi era chi aveva una diagnosi passata o presente di melanoma o di altro tipo di malignità della pelle. Spiccavano per unicità 96 persone immunocompromesse, il caso più frequente dei quali è quello di chi ha subìto un trapianto d’organo. Tolti costoro, il cui rischio di tumore della pelle è stato valutato a parte, i restanti 402 sono stati indagati per il loro differente approccio nell’assunzione per via orale degli integratori a base di vitamina D. Si andava dai non ricorrenti, ai ricorrenti sporadici, agli abituali. Tra questi ultimi, sono emerse differenze di tipo socioeconomico. Ovvero trattasi di soggetti con un grado d’istruzione più elevato, con un’esposizione lavorativa ai raggi solari meno importante e con un rapporto con il fumo più leggero. Di più, rispetto agli altri, hanno fatto lampade al solarium. Ebbene, tra costoro l’uso regolare di vitamina D è andato di pari passo con un’incidenza inferiore di melanoma e di altri tipi di cancro della pelle. Innanzi tutto, chi aveva una storia passata o recente di melanoma è risultato in numero percentualmente più basso. Lo stesso dicasi per qualsiasi altro tipo di tumore della pelle. Dati un po’ troppo ottimistici per arrivare a delle conclusioni troppo benevole nei confronti degli integratori a base di vitamina D? Gli autori dello studio sono i primi a suggerire prudenza. Nonostante il controllo esercitato a monte dello studio sui possibili fattori di confusione che possono aver ostacolato i risultati, «è ancora possibile che altri fattori, ancora non identificati o testati, siano potenzialmente in grado di compromettere il risultato», ha affermato uno dei ricercatori finlandesi che ha preso parte a quest’indagine.
E quando si parla di tumori della pelle la prudenza non è mai troppa. Per esempio, se le campagne di informazione finalizzate a disincentivare la gente a prendere il sole e a usare creme ad alta protezione per evitare le scottature hanno dato i loro frutti, non si esclude che dette campagne siano indirettamente responsabili di un apporto minore di vitamina D. Come ricorda una nota AIFA, la vitamina D è un ormone prodotto a livello della cute a seguito dell’esposizione solare. Piccole quantità possono essere assunte anche con la dieta (olio di fegato di merluzzo, salmone, pesce azzurro, tuorlo d’uovo, latte e latticini, maiale, fegato di manzo, ecc.). Tuttavia, la dieta non può essere considerata da sola una fonte adeguata perché la presenza di vitamina D nella maggior parte degli alimenti è piuttosto limitata. L’esposizione solare regolare è il modo più naturale ed efficace per procacciarsela, ma se si evita il sole, la dose giornaliera di vitamina D tende a calare. Sappiamo che la sensibilità ai raggi solari è responsabile al 30% dei tumori della pelle in chi è già predisposto. Fra questi ultimi, limitatamente al melanoma, spiccano (con oltre il 50% dei casi) coloro che hanno più di 50 nevi sulla pelle di almeno due millimetri di spessore.
A oggi, gli integratori di vitamina D sono consigliati da AIFA nei pazienti che presentano livelli di vitamina D inferiori a 20 ng/mL e che lamentano sintomi di ipovitaminosi (astenia, mialgie, dolori diffusi o localizzati, frequenti cadute immotivate) oppure che soffrono o di ipertiroidismo o di osteoporosi, così come in chi assume terapie di lunga durata a base di farmaci interferenti col metabolismo della vitamina D (antiepilettici, glucocorticoidi, antiretrovirali, antimicotici, ecc.) e in chi è affetto da malattie che possono causare malassorbimento di tale vitamina nell’adulto (fibrosi cistica, celiachia, morbo di Crohn, chirurgia bariatrica ecc.). Tuttavia, un compito della ricerca è anche quello di cercare di allargare lo spettro di azione di questo importante ormone noto a tutti con il nome di vitamina D.