
Una colonscopia ogni cinque anni potrebbe diventare la prevenzione più efficace contro il cancro al colon retto metastatico. È quanto suggerisce l’osservazione del tumore precoce al colon retto (EOCRC) in soggetti con meno di 50 anni. Dagli anni ’90 l’incidenza della malattia è raddoppiata, passando dal tasso del 2 a quello del 4% l’anno in molti paesi, con picchi più acuti nei giovani con meno di 30 anni. Entro il 2030 negli USA sarà la principale causa di morte per tumore negli individui di età compresa tra 20 e 49 anni. Fatto sta che l’American Cancer Society suggerisce già oggi di abbassare l’età per iniziare lo screening a 45 anni negli individui a rischio medio. Il rilevamento e la rimozione delle lesioni del cancro colorettale durante lo screening sono associati a una ridotta incidenza e mortalità.
Il guaio è che nei giovani viene spesso diagnosticata una malattia in stadio avanzato rispetto a quanto ci ha abituati la popolazione over 50, nella quale la progressione di ciò che poi sfocia in malattia è piuttosto lenta. Le lesioni benigne che si formano a ridosso della mucosa dell’intestino si trasformano in lesioni maligne impiegando un periodo stimato dai 7 ai 15 anni. Nei giovani, invece, sta avvenendo tutto molto rapidamente. Una delle ragioni è che nei giovani non si fanno controlli preventivi. Il test di screening utilizzato nella quasi totalità dei programmi di prevenzione viene proposto solo a partire al 50° anno di età. È il test del sangue occulto nelle feci, che in Italia è previsto ogni due anni dai 50 fino ai 69 anni. Non solo, come ricordano i ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, Massachusetts (USA), in un recente articolo apparso sulla rivista «Science», il cancro colorettale a esordio precoce ha una biologia più aggressiva in cui concorrono fattori genetici ed ereditari. I pazienti hanno una prevalenza relativa più alta a causa della predisposizione ereditaria. La sindrome di Lynch è la causa più comune di questa predisposizione. Si tratta di una carenza nel percorso di riparazione del DNA che si traduce in una instabilità cellulare maggiore e in un aumento delle mutazioni che predispongono sia al cancro colorettale sia ad altri tipi di cancro.
Dunque una colonscopia preventiva, se non toglie il medico di torno, per lo meno può aiutare nella gestione della malattia prima dei 50 anni. Non è sufficiente un più comune e meno invasivo esame delle feci, anticipando lo screening già diffuso nella popolazione più anziana? Arrivare a un riscontro positivo a seguito del test delle feci, significa arrivare quando la malattia sta già facendo il suo decorso. Inoltre, durante una colonscopia, la presenza di eventuali neoformazioni verrebbero eliminate e contestualmente sottoposte a esame istologico per valutare il loro grado di malignità. Di regola, la colonscopia è una misura di prevenzione secondaria. Non è concepita per ridurre il rischio di ammalarsi, ma solo per cogliere le lesioni in fase pre-sintomatica.
Chi deve porsi il problema a partire, diciamo, dai 40 anni? Chi ha una famigliarità acclarata, ovvero un parente di primo grado che si è ammalato della forma tardiva, è consigliabile che parli con il proprio medico per fare la colonscopia a partire dai 40 anni. In altre parole, non è consigliabile che aspetti di fare il test di diagnosi precoce che il SSN offre solo dopo i 50 anni. Cogliere le lesioni in fase pre-sintomatica comporta che siano minori le probabilità che le lesioni abbiano già metastatizzato.
«Sono stata operata di adenocarcinoma 12 anni fa. Avevo 51 anni. Nei mesi di chemio ho conosciuto un ragazzo di 34 con la stessa patologia. Lui non ce l’ha fatta. Oggi insisto perché mio figlio di 36 faccia tutti i controlli» scrive un’utente di Twitter prendendo parte a un thread sull’argomento della prevenzione del tumore del colon retto.
Per soprammercato, è stato dimostrato che diversi fattori di rischio ambientale contribuiscono all’aumento dell’incidenza di EOCRC. L’obesità e altre condizioni correlate alla sindrome metabolica sono aumentate globalmente negli ultimi decenni e questi fattori sono anche associati a un maggior rischio di cancro colorettale. Inoltre, alimenti come le bevande zuccherate, la carne rossa e lavorata, i prodotti da forno, non importa se dolci o salati, in voga in occidente durante l’infanzia e l’adolescenza, stanno favorendo l’aumento dello EOCRC anche nei paesi a basso e medio reddito, causa l’alto impatto imitativo che questi alimenti hanno sulle diete del resto del mondo.
Infine, sono stati proposti anche una serie di altri potenziali fattori di rischio correlabili all’EOCRC, tra cui spiccano un maggiore uso di antibiotici, le tossine ambientali più ubiquitarie e la sottomissione a tassi più elevati di parti cesarei e di altri interventi chirurgici.