Le storture dell’oncologia italiana

Il 21 giugno è stato presentato a Roma il XX Rapporto “Osservasalute”, un report sulla salute del Bel Paese aggiornato alla fine del 2022. A curarlo, una società che collabora con l’Università Cattolica di Roma.
Le principali storture del nostro SSN ineriscono all’aumento della cronicità e al peggioramento della prevenzione per molte malattie. Due difetti altamente monetizzabili, nel senso che sono da porre in relazione a una spesa sanitaria inferiore alla media europea. Solo il 6,8% del PIL italiano (131 miliardi) viene investito nel comparto sanitario, contro una media europea che ruota intorno al 9,6-10,9%. Discorso a parte per le eccellenze rappresentate da Francia e Germania, ove anche per il 2022 si è superato 12% del PIL.
Per quanto riguarda le malattie oncologiche, è stato ricordato che in Italia i programmi di screening mammografico e colorettale – le due malattie per le quali sono attivi dei programmi di diagnosi precoce di massa – vi è una buona capillarità nell’estensione. Senonché la copertura dei servizi fra Centro-Nord e Meridione non è la stessa. In Meridione non è ancora ottimale, soprattutto per quanto riguarda i tempi d’attesa. Il che contribuisce a rendere il quadro epidemiologico dei tumori non omogeneo a livello nazionale.
Va da sé che la pandemia di COVID-19 ha amplificato il divario. La gestione dell’emergenza ha causato ritardi nell’organizzazione dell’offerta dei programmi di screening da parte delle ASL. Di conseguenza vi è stata un’adesione inferiore da parte della popolazione. Non a caso, nel 2020 la copertura degli screening oncologici si è ridotta, anche se alcune delle realtà territoriali del Sud non erano in grado di assicurare l’offerta di screening già prima dell’emergenza pandemica. Per esempio, la percentuale di popolazione target che nel quadriennio 2016-2019 si è sottoposta allo screening al seno è maggiore nelle regioni settentrionali rispetto a quelle meridionali. La Campania (52,2%) e la Calabria (57,9%) sono le regioni con le coperture totali più basse, mentre il Friuli-Venezia Giulia (87,7%) la regione con la copertura più alta.
Il tumore del colon-retto, dopo quello di mammella e prostata, è la forma di neoplasia più diffusa nella popolazione italiana. Nel 2019, in Italia sono stati stimati, rispettivamente nelle donne e negli uomini, oltre 29 mila e 35 mila nuovi casi di cancro colorettale e oltre 9 mila e circa 11 mila decessi. Il confronto uomini-donne evidenzia un’incidenza e una mortalità maggiore fra gli uomini. Tuttavia, grazie alla diagnosi precoce e alla prevenzione, negli ultimi 15 anni vi è stata una continua riduzione della mortalità in entrambi i generi. Cosa che è avvenuta su tutto il territorio nazionale, anche se con intensità diverse. Per le regioni del Centro-Nord il decremento annuo è stato costante e intorno al -2%, sia negli uomini che nelle donne, mentre nelle regioni meridionali la riduzione è stata più debole e a svantaggio del genere maschile: -1,30% vs -0,78%.  La differenza a svantaggio degli uomini viene posta in relazione con il fatto che potrebbe sussistere una minore sensibilizzazione della popolazione maschile nei confronti della prevenzione.  Per ridurre questo divario è importante promuovere maggiormente la diffusione sul territorio e l’adesione a tutti gli screening oncologici che rappresentano strumenti efficaci per salvare vite umane e ridurre le diseguaglianze di salute.
Le regioni con livelli più elevati di mortalità restano la Campania e la Sicilia, rispettivamente per uomini e donne (22,6 e 13,9 per 100.000), mentre quelle con livelli più bassi sono Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige (17,0 e 10,3 per 100.000).
Dalla sorveglianza PASSI (un sistema di monitoraggio dei dati su sovrappeso e obesità e sul consumo di frutta e verdura nel nostro paese) emerge che, sebbene oggi tutte le regioni abbiano avviato programmi per la diagnosi precoce dei tumori colorettali, la copertura effettiva della popolazione target e molto variabile a livello territoriale. Il confronto tra le regioni rivela ancora uno squilibrio a sfavore di quelle meridionali: copertura totale 11,3% in Puglia e 13,7% in Calabria e 75% circa in Veneto e Lombardia nel periodo 2016-2019.