La tecnologia al servizio della ricerca oncologica

Sono anni che il CNAO di Pavia cura i pazienti oncologici con l’adroterapia. Giusto a fine novembre di quest’anno si è celebrato il ventennale. Avendo presenziato all’evento celebrativo, siamo in grado di ricostruire quanto di saliente, a nostro parere, è emerso nel corso del dibattito. A parlare della bontà dei trattamenti di adroterapia è intervenuta a riferire, fra gli altri, in video conferenza da Ginevra, sede del CERN, Fabiola Giannotti. Al CERN (di cui Giannotti è presidente) è attivo l’acceleratore di particelle più grande del mondo, un modello simile a quello attivo in CNAO, solo più grande, che viene utilizzato per la ricerca di base. Grazie a esso, gli scienziati CERN sono in grado di studiare l’infinitamente piccolo per fare deduzioni sull’infinitamente grande: «grazie agli studi sulle particelle elementari, siamo in grado di studiare l’universo». Invece, i ricercatori in CNAO (Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica) usano il loro acceleratore in campo squisitamente medico-terapico. «I colleghi di CNAO di Pavia applicano con successo il reattore per fare radioterapia». Una radioterapia diversa da quella tradizionale, senza raggi x e senza effetti collaterali invasivi tipici della radio (e della chemio). Non a caso, i pazienti tipo sono gli adulti colpiti da forme tumorali molto gravi, inoperabili e/o resistente ai trattamenti tradizionali. Per molti di questi pazienti, l’adroterapia rimane l’ultima chance di cura. Dal 2011 a oggi i pazienti trattati con l’adroterapia (fasci di protoni e carbonio) sono stati oltre tremila (3606). «In media facciamo 50 interventi al giorno», ha ricordato Gianluca Vago, presidente CNAO. «L’adroterapia è un trattamento raccomandato per molti tumori pediatrici – ha precisato Lisa Licitra, direttore scientifico presso lo stesso Istituto – Vengono proposti per risparmiare gli effetti collaterali al bambino, per tutelare, quando si può, la lunga aspettativa di vita che ha davanti».
A ricordare che il trattamento è indolore, ci ha pensato Dario Bressanini, chimico e divulgatore. Bressanini è intervenuto non tanto in veste professionale, ma come paziente che di recente, su indicazione dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, si è rivolto a CNAO di Pavia per la cura di un melanoma raro («in Italia, 300 casi ogni anno») che ha sviluppato a ridosso della cornea di un occhio. «Un tumore inoperabile e ad alto tasso di mortalità».
E per i prossimi vent’anni, che cosa aspettarsi? Gli organizzatori dell’evento hanno ribadito all’unisono che il loro Istituto è in procinto di raddoppiare. Entro il 2024 sarà pronto un nuovo edificio, frutto delle intese fra il Ministero della Salute e la Regione Lombardia. Il nuovo edificio sorgerà a fianco dell’attuale e ospiterà una nuova area per la prototerapia. Qui verrà collocato un acceleratore di protoni in grado di far ruotare i fasci di particelle attorno al paziente per un trattamento più preciso ed efficace dei tumori. Inoltre, sarà installato un acceleratore per la produzione di neutroni, che servirà per il trattamento dei tumori più complessi. Questa nuova metodica si basa sull’interazione fra i raggi di neutroni a bassa energia e il Boro-10, isotopo non radioattivo del boro (un semimetallo) che viene veicolato all’interno delle cellule tumorali senza intaccare quelle sane, grazie all’azione selettiva di un farmaco “trasportatore”.
Va inoltre detto che CNAO fa parte del progetto EURACAN (European Rare Adult Cancers) finalizzato alla condivisione delle informazioni cliniche sui tumori rari nell’adulto, una rete di dati messa a disposizione della comunità scientifica. Al progetto partecipano oltre 300 tra ospedali e centri di cura di 26 Paesi. L’obiettivo è quello di consentire ai pazienti affetti da malattie rare e complesse di accedere ai trattamenti più adatti e avanzati. Lo CNAO è stato selezionato per l’esperienza che ha maturato nella cura dei tumori rari del distretto testa-collo, dei sarcomi ossei e dei tessuti molli. Il 40% di tutti i trattamenti erogati da CNAO riguarda proprio queste tipologie di tumore – ha ricordato Lisa Licitra durante il colloquio con la stampa, per poi ribadire un concetto che fa ben sperare, e cioè che non vi è trattamento radioterapico che non sia frutto di un lavoro d’équipe. Insomma, dove la condivisione delle strategie fra specialisti è la prassi. «La radioterapia è il tempio dell’accordo». Questa scelta di condivisione che si basa l’apporto operativo di tutti gli specialisti che hanno voce in capitolo ha tutta l’aria di essere il modo migliore per esercitare un controllo continuo sul lavoro di tutti e per garantire al paziente le cure migliori.