Il tumore del colon si combatte facendo sport

L’attività fisica dà risultati positivi in termini di aspettativa e di qualità della medesima nei pazienti affetti da tumore al colon in fase III. Succede che la malattia oncologica vada in remissione grazie alla combinazione delle cure con un’attività fisica mirata. E questo, dopo che il tumore ha raggiunto la fase III, in cui le cellule evidenziano caratteristiche morfologiche differenti da quelle del tessuti normali, ovvero si trovano nella condizione ideale per ad intaccare altri organi. Quanto meno, è successo nel nuovo studio del Pennington Biomedical Research Center pubblicato sul «Journal of Clinical Oncology». Lo studio è stato approntato all’interno di un’indagine clinica avviata in precedenza e patrocinata dal National Cancer Institute (NCI) il cui obbiettivo primario era confrontare le reazione dei pazienti che avevano subito un intervento chirurgico per curare il cancro del colon per effetto di alcuni trattamenti farmaceutici. Detti pazienti sono stati seguiti per quasi sei anni (follow-up). Nello studio, 1696 pazienti sottoposti a chirurgia e chemioterapia per il trattamento del cancro del colon in stadio III sono stati indagati in rapporto alla sopravvivenza libera da malattia, cercando di instituire una relazione cogente con gli esercizi fisici praticati sotto controllo medico. In particolare, i ricercatori hanno valutato l’impatto complessivo dell’attività fisica, distinguendo fra tipo di esercizi e intensità della loro pratica. Sotto esame sono finiti l’apporto dell’attività fisica leggera versus quella moderata, l’attività aerobica vigorosa a confronto con la camminata veloce alternata a esercizi di rafforzamento muscolare. In chi li ha praticato le varie tipologie di esercizi versus chi non, s’è visto aumentare sia l’aspettativa di vita sia la qualità della medesima con la malattia oncologica in remissione, a parità di trattamento farmacologico.
Le statistiche dicono che due terzi dei pazienti con cancro del colon sopravvivono fino a 5 anni, il restante terzo sperimenta prima la ricomparsa del tumore in forma incurabile. Fino a quando questo studio non è diventato di dominio pubblico, non era chiaro quanto l’attività fisica influisse sulla recidiva della malattia e neppure che alcuni esercizi fossero più utili di altri. Intendiamoci, che l’attività fisica fosse comunque salutare era risaputo ma in termini piuttosto generici come lotta alla sedentarietà. Infatti, quasi tutte linee guida cliniche suggeriscono ai medici di adoperarsi affinché i pazienti evitino l’inattività. Sul tipo e la durata dell’attività più congeniale nei sopravvissuti al cancro del colon, non vi è nessuna menzione nelle suddette linee guida.
«Sappiamo che abitudini sane per tutta la vita possono fare la differenza nel benessere generale dei sopravvissuti al cancro. Questo progetto di ricerca all’avanguardia fornisce ai pazienti raccomandazioni molto specifiche su come riprendere un certo livello di controllo contro una malattia che spesso sembra opprimente», ha dichiarato il direttore esecutivo biomedico di Pennington John Kirwan in un contesto pubblico. «Questo studio fornisce agli oncologi e ai loro pazienti informazioni specifiche su esattamente quale tipo di attività sarà più utile nel loro obiettivo di rimanere vivi e liberi dal cancro», gli ha fatto eco il direttore del programma sul metabolismo che ha guidato lo studio, Justin Brown.
Da notare che nell’articolo vengono proposti grafici dettagliati sui benefici associati ai diversi tipi di attività fisica e la quantità settimanale ideale per ottenere una sopravvivenza senza malattia. A dirla tutta, nel binomio attività fisica tumore, parlare di sola prevenzione, per quanto importante, è riduttivo. Sempre più ricerche scientifiche come questa che abbiamo presentato ruotano intorno al seguente predicato: gli effetti dello sport intervengono a diminuire lo stato infiammatorio anticamera del tumore e a ritardare le neoformazioni. Come spiegare diversamente i risultati che indicano una riduzione delle recidive e della mortalità in una percentuale compresa fra il 20 e il 50% in pazienti oncologici che hanno preso parte a studi in cui l’attività fisica è stata proposta, se le condizioni fisiche lo consentivano, come terapia complementare, certo non l’unica? Dati alla mano, sensibili allo sport risultano tutti i tipi di tumore ma principalmente quelli che dipendono dallo stile di vita. Una dieta poco sana, in cui carni rosse, grassi e calorie primeggiano a dispetto delle fibre di frutta, legumi e vegetali, favorisce l’insorgenza del tumore del colon, della prostata e del polmone, unitamente ad alcol e fumo.