
L’etica è quella cosa in base alla quale si fa la scelta corretta nel momento in cui si è chiamati a decidere fra almeno due opzioni. Per esempio, se la prassi impone che una cura oncologica venga applicata solo quando ha superato tutti e tre gli step della ricerca scientifica, non è corretto approvarla in base ai risultati promettenti di fase 2. Tanto più se poi in fase 3 tali risultati rischiano, e spesso lo sono, di essere smentiti. Questa non è l’opinione dello scrivente ma quella che il direttore AIFA (Agenzia italiana del farmaco) Nicola Magrini ha espresso nel suo intervento di apertura a un panel del 24° Congresso AIOM. AIOM è la «casa comune dell’oncologia italiana» per dirla con le parole del past president Saverio Cinieri. Basti pensare che in occasione del XXIV Congresso nazionale tenutosi a Roma ai primi di ottobre, gli oncologi italiani che vi hanno preso parte erano più di tremila.
E la ricerca scientifica per essere degna del nome deve salvaguardare l’indipendenza di chi vi prende parte. Ovvero, sempre a parere di Magrini, le differenze fra medici, ricercatori e industria del farmaco devono essere chiare. Gli sconfinamenti che causano i conflitti di interesse vanno evitati.
Se nel primo caso Magrini ha citato Kant, ovvero il filosofo della legge morale o etica che alberga nello spirito di ogni individuo; a proposito delle debite distanze fra gli stakeholder, Magrini ha riproposto il paragone dei porcospini di Schopenhauer, i quali pur di garantirsi un po’ di calore si sarebbero avvicinati troppo l’uno all’altro fino a pungersi e farsi male a vicenda. Per fare in modo che le giuste distanze vengano rispettate, Magrini auspica che lo Stato metta a dimora più fondi per la ricerca indipendente. Attualmente sono stati stanziati circa 100 milioni l’anno per 5 anni.
Inoltre, che lo standard di trattamento, ovvero i protocolli di cura, siano a disposizione di tutti. Sarebbe un altro modo per consentire al SSN di risparmiare dei soldi, visto che è lui che paga le prestazioni mediche e i farmaci.
Circa il 40% dei documenti che ineriscono alle linee guida del SSN, dalle quali i protocolli di cura dipendono, sono prodotte da AIOM, ha ricordato l’attuale presidente AIOM Giordano Beretta. Ovvero, documenti «indispensabili per garantire un riferimento basato sull’evidenza per le istituzioni nazionali e regionali, per gli organismi regolatori e i payers». I payers sono quelli che ci mettono i soldi, sono i finanziatori pubblici e privati che stanziano i fondi necessari a fare progredire la ricerca e con essa le cure per tutti i malati oncologici, nel caso di specie.
L’ultimo punto su cui si è soffermato il professor Magrini è quello che venga avviato uno studio di monitoraggio degli studi di fase 1 in Italia per comprendere realmente dov’è diretta la ricerca nel nostro Paese.