
“L’Italia non è l’America”, quante volte ce lo siamo sentiti ripetere? Tante, tuttavia per ciò che riguarda le terapie del dolore si può aggiungere “per fortuna”. Infatti, a giudizio dei medici esperti di terapia palliativa di casa nostra, noi italiani non corriamo gli stessi rischi di abusi farmacologici che si sono avuti negli Stati Uniti e che proprio quest’anno hanno portato a una condanna definitiva per la causa farmaceutica Purdue Pharma, proprietaria del farmaco OXiContin, un potente antidolorifico a base di oppioidi largamente usato, tra gli altri, per alleviare ansia e dolore nei pazienti oncologici. Contrabbandato come sicuro, ovvero privo di effetti secondari gravi, il farmaco di cui sopra ha causato la morte per overdose da oppioidi di decine di migliaia di persone dall’anno della sua introduzione, il 1996. Negli USA, tra il 2001 e il 2016, la percentuale dei decessi attribuibili agli oppioidi, sia da prescrizione che di provenienza illecita, è passato dallo 0,4% all’1,5% di tutti i decessi. Lo riferisce uno studio italiano che prova a fare il punto sullo stato delle cose relativamente all’uso di oppioidi e ai rischi connessi. È lo stesso studio in cui si legge che il ricorso ai farmaci oppioidi in Italia non ha ancora passato il segno, cosa che, invece, è già accaduta negli USA. Anche perché la popolazione di riferimento da noi è molto più anziana. È composta per lo più da ultrasessantacinquenni affetti da malattie croniche e/o da malattie oncologiche, per i quali l’aspettativa di vita è mediamente molto bassa. Inoltre, sono relativamente pochi i casi di cronaca con protagonisti dei tossicodipendenti che falsificano ricette per impossessarsi illecitamente di questi farmaci dagli effetti psicotropi. Segno che dietro ancora non c’è mercato illecito? A quanto pare.Tuttavia, se si prendono le dovute precauzioni, a detta degli autori, il danno in Italia si può evitare. Danno e conseguenze con tanto di beffa. La Purdue Pharma è stata condannata in via definitiva alla pena pecuniaria di svariati miliardi per il risarcimento delle famiglie dei pazienti morti per overdose, ma, come ha scritto Michael Pollan nel suo ultimo libro “Piante che cambiano la mente” (Adelphi, Milano 2022), «peccato che, grazie alle protezioni offerte dalle leggi fallimentari e all’astuzia di avvocati e contabili, potrebbero passare anni prima che una di queste famiglie veda un centesimo». Nel capitolo dedicato agli oppiacei, Pollan sperimenta la coltivazione del papavero da oppio in giardino. Il bello è che questi papaveri sono più diffusi di quello che credeva prima di porsi il problema dei divieti imposti dalla legge americana. Per le autorità come la DEA, chi coltiva papavero da oppio rischia la confisca di tutti i beni e il carcere, se si riesce a dimostrare un qualche collegamento con il consumo e la diffusione dei semi della pianta per scopi che travalicano il giardinaggio. Un’altra contraddizione della società americana, secondo la quale una sostanza è pericolosa solo se proibita.
Ricalcando quanto di buono è stato fatto in America per correre ai ripari, anche l’Italia, per iniziativa della Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI), è stato approntato un questionario che aiuta il medico curante nella somministrazione dei farmaci oppioidi come l’OXiContin. Si tratta di un questionario in cui il paziente è invitato a rispondere con un sì o con un no a domande che indagano su situazioni limite che, a mano a mano che si sommano insieme, aumentano il rischio di overdose dagli esiti fatali. Ecco le otto voci del questionario: (1) storia personale di abuso di sostanze (2) assunzione di alcol (3) ricorso a sostanze illegali (4) a farmaci antalgici con prescrizione (5) età compresa fra 16 e 45 anni (6) storia di abusi sessuali in età preadolescenziale (6) disturbi psichici (7) disturbi da deficit dell’attenzione, ossessivo-compulsivi e bipolare (8) depressione. Un punteggio ≤3 indica un basso rischio di abuso futuro da oppiacei, un punteggio da 4 a 7 indica un rischio moderato di abuso futuro, mentre un punteggio di 8 indica un alto rischio di abuso da oppiacei. I pazienti con un punteggio pari a 8 sono classificati come ad alto rischio di comportamenti futuri associati all’abuso di droghe, pertanto per costoro i farmaci a base di oppiacei non vanno bene. Per costoro, cosa proporre? Stando a quanto sta facendo convergere molti studiosi italiani, il metadone potrebbe rappresentare l’alternativa agli oppioidi. A giudizio di alcuni esperti, il metadone è più complicato da usare per variabilità individuale e possibili interazioni, e richiede monitoraggio e rivalutazione dopo 4-10 giorni. In altre parole, il metadone impone al medico di prefigurarsi un follow-up di qualche giorno per prendere nota delle reazioni individuali di ogni singolo paziente ed eventualmente correggere i dosaggi.