
Un trauma o una forte condizione di stress possono essere causa di tumore del seno a distanza di alcuni anni. Vari studi hanno evidenziato la correlazione esistente fra PTSD (Post Traumatic Stress Disorder) e la comparsa di questa patologia tipicamente femminile, seconda solo alle malattie cardiovascolari per incidenza e mortalità nelle donne. Il PTSD è il tipico disturbo che per lungo tempo è stato associato ai traumi delle grandi catastrofi naturali e alle malversazioni delle guerre. Nei tempi di presunta normalità, se declinato al femminile, agli abusi sessuali, alle violenze carnali e a quelle di genere di cui, purtroppo, le cronache ci ragguagliano ogni giorno.
Dell’argomento si sono occupati di recente dei ricercatori del Brigham and Women’s Hospital di Boston (Massachusetts), che ha spostato l’attenzione sulle profughe siriane residenti in Giordania. Com’è noto, in seguito della guerra civile divampata in Siria nel 2011, Giordania e Libano sono diventati i paesi con più profughi siriani in rapporto alla popolazione locale. Undici anni fa in Giordania veniva inaugurato Za’atari, il campo diventato in pochi anni quello con più rifugiati in assoluto. Situato a Nord della Giordania, vi risiedono circa 700 mila persone fuggite dal vicino paese in guerra, ma in Giordania ve ne sarebbero altre 600 mila senza fissa dimora, secondo i dati dell’UNCRH (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati).
I ricercatori del Brigham di Boston insieme ai loro collaboratori internazionali hanno identificato un’associazione cogente fra stadio avanzato della diagnosi di tumore del seno in rapporto alla giovane età delle donne, tanto più che il paragone è stato fatto con le coetanee giordane.
Nonostante le difficoltà oggettive a raccogliere i dati per questa indagine comparata, quello che è emerso è che le donne con la diagnosi di cancro al seno erano per lo più le rifugiate, quasi tutte con un’età più giovane rispetto alle native giordane. La Giordania è considerata un paese di medio reddito, in cui la minor agiatezza e l’accesso alle cure più basso rispetto ai paesi occidentali, condiziona le giordane ad ammalarsi più precocemente delle europee o delle americane. Anche i tumori al seno nelle rifugiate siriane erano in stadio più avanzato rispetto quanto riscontrato nelle giordane. Senonché un quarto delle rifugiate con cancro al seno aveva metastasi già prima della diaspora, mentre solo il 12% delle donne giordane aveva tumori altrettanto avanzati e diffusi. Prima dell’inizio della guerra civile, la Siria era gravata da una grave crisi di siccità che ha devastato l’agricoltura e l’economia locali e, più di recente, diversi terremoti hanno raso al suolo case e infrastrutture. I ricercatori hanno trascorso oltre un decennio a documentare i casi di cancro tra i rifugiati in fuga dalle crisi, ma fino a poco tempo fa si sapeva poco sul tipo di disparità di cure che i pazienti sfollati, non solo le donne, hanno dovuto affrontare rispetto ai residenti dei paesi d’accoglienza.
Lo studio, pubblicato su JAMA Network Open, potrebbe aiutare scienziati e responsabili politici a identificare meglio le lacune terapeutiche che i rifugiati sono costretti a sopportare e aiutare a migliorare le diagnosi di cancro, si sono affrettati a commentare gli autori in conferenza stampa.
Quando, nel 2014, hanno iniziato a esaminare gli esiti del cancro per i rifugiati siriani, il cancro al seno era il tumore maligno più comune fra le donne. Una delle ragioni della recrudescenza era nei ritardi nelle cure. Per accedervi le donne dovevano richiedere e ottenere il nulla osta ai fondi che l’UNHCR mette loro a disposizione, e oggi come allora capita che le pazienti con tumori avanzati si vedano negate le cure a causa dello stadio troppo compromesso della malattia.«Molti rifugiati non hanno avuto accesso alla diagnosi precoce. Per loro la diagnosi è avvenuta in ritardo, quando le cure contro il cancro non avrebbero apportato alcun miglioramento tangibile nella prognosi – ha dichiarato il dottor Aditi Hazra, primo autore dello studio statunitense, concludendo che – si tratta di un approccio totalmente in contrasto con l’idea della salute come diritto umano». I ritardi nelle cure, insieme all’angoscia per lo sfollamento, sarebbero le condizioni traumatiche associabili alle diagnosi peggiori nelle siriane.Tanto resta da fare per migliorare l’accesso alle cure anche in termini di finanziamenti. Solo l’1-2% della copertura sanitaria globale è a favore delle malattie non trasmissibili tra cui le malattie cardiache, il diabete e il cancro, stando a un’altra dichiarazione del dottor Hazra.