Le parole per dirlo

Valutare come il linguaggio medico del cancro e dell’oncologia si traduca nelle lingue africane e cosa significano queste traduzioni nel contesto culturale di appartenenza è l’obiettivo che si è posto un nuovo studio apparso a fine agosto sulla riviste «Jama Network Open». Dal che s’infierisce che porsi il problema del lessico per migliorare la comunicazione fra curante, caregiver e paziente sia determinante in tutte le lingue, comprese le 2000 fra lingue e dialetti che si parlano in Africa. Si stima che in Africa, stando all’ultimo dato disponibile e riferito al 2020, si siano verificati 520.000 decessi per cancro a fronte di 801.000 nuove diagnosi. «Il carico di cancro in questa regione sta aumentando più rapidamente che in qualsiasi altra regione del mondo – ricordano gli autori dello studio citato – pertanto, la sorveglianza, la ricerca e i programmi di controllo per la prevenzione sono le principali priorità». Lo studio è stato condotto attraverso dei questionari online aperti fra febbraio e aprile 2023 su un “piccolo” campione di 107 soggetti fra operatori sanitari e ricercatori oncologici, e ha rilevato una terminologia diversificata sul cancro in 44 lingue parlate in 32 paesi.

L’indagine ha fornito 16 termini oncologici utilizzati nella diagnosi e nel trattamento del cancro. Ai partecipanti è stato chiesto di fornire il corrispettivo di questi termini nella loro lingua locale seguiti da un messaggio diretto o da una traduzione in inglese fedele del significato. I 16 termini identificati erano: cancro, tumore, maligno, radioterapia, chemioterapia, benigno, biopsia, cronico, metastasi, stadiazione, chirurgia, sperimentazione, palliazione, recidiva, sopravvivenza e remissione. Le 5 aree tematiche in cui sono stati raggruppati tali termini erano (1)  area neutra: per le traduzioni che offrivano risultati basati su parole o spiegazioni descrittive del termine, mantenendo un tono neutro e fattuale; (2) area negativa: per le traduzioni con connotazioni, risultati o emozioni di tipo negativo che hanno sostituito la descrizione neutra; (3) positiva: per le traduzioni con connotazioni, risultati o emozioni positive che hanno sostituito la descrizione neutra; (4) fonetica o presa in prestito da altra lingua: per tutti quei termini che avevano una somiglianza fonetica con il termine originale o per termini presi in prestito da un’altra lingua; e (5) sconosciuta: per le traduzioni di parole sconosciute o inesistenti (es. palliazione e sopravvivenza).

La conclusione è stata che le traduzioni di tutti questi termini hanno in comune la particolarità di trasmettere elementi di paura e tragedia. Vediamone alcune. I partecipanti provenienti da Tanzania, Kenya, Ciad, Algeria, Sudan e Marocco hanno riferito che il termine cancro nelle rispettive lingue è saratane, saratani o saratan. Questi termini sono presi in prestito dal lessema arabo saratan, che significa cancro. All’interno della categoria tematica “negativa” ci sono una serie di termini tradotti che evocano paura o suggeriscono la natura incurabile del cancro e traduzioni cariche di connotazioni spirituali malevole.

Altri partecipanti hanno riferito che il termine cancro in Luganda (lingua parlata in Uganda) è kokolo o kookolo. E che molti cittadini non conoscono i nomi delle malattie finché non ne vengono direttamente colpiti. Altri termini usati al posto di cancro sono termini descrittivi come “obulwadde bw’ebizimba”, che significa “malattia (caratterizzata) da gonfiori”, o “obuladde bw’ebbwa eritawona”, che significa “malattia di una ferita che non guarisce”.

In Shona, lingua parlata nello Zimbabwe, il termine è gomarara, che significa pianta parassita. Un partecipante ha spiegato che “questa è una pianta che cresce sopra un’altra pianta in modo parassitario, di solito uccidendo o disabilitando la prima”.

Il termine radioterapia ha prodotto un’alta percentuale di traduzioni con connotazioni negative, con riferimenti a bruciare, arrostire o essere bruciati con fuoco, calore ed elettricità.

Le traduzioni fornite per il termine cronico hanno rivelato una preoccupante divergenza dalla sua vera definizione. «Questa discrepanza evidenzia la necessità di accuratezza e chiarezza nel trasmettere il concetto di cronicità». Da segnalare che una buona percentuale delle traduzioni della parola cronico con connotazioni negative si basano su parole come incurabile e costretto a letto. Evidentemente, sono traduzioni che presentano un notevole allontanamento dalla connotazione medica delle condizioni croniche, che invece denotano persistenza a lungo termine piuttosto che un’intrinseca mancanza di cura o immobilità. «Queste traduzioni sottolineano la necessità fondamentale di precisione medico-linguistica per trasmettere accuratamente il concetto medico di condizioni croniche – è il commento degli autori, che così concludono – I risultati del nostro studio hanno mostrato che alcuni partecipanti hanno riferito l’inesistenza di vari termini correlati al cancro nelle loro lingue o hanno espresso incertezze per termini come sopravvivenza e ricorrenza e per palliazione. Ciò evidenzia le potenziali sfide per il futuro nel trasmettere concetti essenziali sul cancro».