Il nuoto della mente

Si racconta di un signore che passati i quaranta va dalla dietologa allo scopo di buttar giù qualche chilo. Il nuoto che pratica fin da piccolo, quindi con uno stile più che discreto, non gli apporta più nessun beneficio concreto per contenere il peso. Anzi, bruciare calorie nelle tre sedute settimanali alle quali si sottopone in piscina, gli dà l’impressione che accresca il desiderio di cibo, spingendolo, se non a mangiare di più, quanto meno a mettersi a tavola con più appetito. La dietologa conferma che la sua impressione è quella giusta e gli propone di introdurre una dieta ipocalorica. Nel giro di sei mesi in cui abbina la piscina con la dieta riconquista non solo il peso forma ma anche una capacità di concentrazione migliore. Molti studi suggeriscono che le parti del cervello che controllano il pensiero e la memoria hanno un volume maggiore nelle persone che fanno attività fisica rispetto a quelle che non la fanno. Per cui, è sufficiente impegnarsi in un programma di esercizio fisico regolare di moderata intensità per sei mesi o un anno per assistere a un aumento del volume di regioni cerebrali selezionate.

Ma in concreto cos’è cambiato nell’approccio al nuoto in quest’uomo di mezz’età, visto che in piscina andava anche prima di mettersi a dieta? È cambiato il modo con il quale si approccia al nuoto. Parlando con la dietologa era emerso che durante le vasche lui  era solito lasciare che la mente vagasse dove voleva. Un pensiero per i figli, una per il mutuo da pagare, uno per i colleghi che avrebbe ritrovato in ufficio e così via. Ebbene, la dietologa l’ha invitato a concentrarsi solo sul gesto tecnico in acqua, chiarendo che la meditazione aiuta la concentrazione a patto che diventi un’attività cerebrale con la quale si cerca di svuotare la mente dai mille pensieri della vita quotidiana. D’accordo con questa impostazione, non c’è niente di più che efficace che concentrarsi su quello che si sta facendo in un dato momento per svuotare la mente del flusso caotico dei pensieri di ogni giorno. Del resto, durante le sedute di mindfulness, ovvero di una tecnica di meditazione, si è soliti concentrare la percezione sensoriale sulla respirazione e sugli organi del nostro corpo sui quali si fa cadere l’attenzione. Così, a essere un po’ filosofi quando si pratica uno sport, ovvero concentrandosi solo in quello che facciano mentre nuotiamo, corriamo o facciamo esercizi coordinati in palestra, aumentiamo le nostre performance mentali, oltre che quelle atletiche. Non solo, l’esercizio fisico può stimolare indirettamente la memoria e il pensiero, migliorare l’umore e il sonno e ridurre lo stress e l’ansia, a patto che venga praticato con l’approccio mentale giusto. In altre parole, può risolvere problemi in queste aree cerebrali esposte al deterioramento cognitivo.

Qual è l’esercizio migliore per il cervello? Difficile rispondere a questa domanda, se non ricordando che quasi tutta la ricerca finora ha esaminato una sola forma di esercizio: camminare. «Ma è probabile che altre forme di esercizio aerobico che aumentano le pulsazioni cardiache possano produrre benefici simili», ha spiegato in un’intervista il dottor Scott McGinnis, assistente professore di neurologia alla Harvard Medical School di Boston (USA).

Uno studio pubblicato sul «Journal of American Geriatrics Society» ha scoperto che il tai chi può migliorare la funzione cognitiva negli anziani, soprattutto nella funzione esecutiva, che gestisce processi cognitivi come la pianificazione, la memoria di lavoro, l’attenzione, la risoluzione dei problemi e il ragionamento verbale. «Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che il tai chi, un’arte marziale che prevede movimenti lenti e mirati, richiede l’apprendimento e la memorizzazione di nuove abilità e schemi di movimento» è il parere dell’esperto citato.

E il nuoto? Il nuoto non è meno efficace del tai chi. Per appropriarsi in maniera corretta della fase, poniamo, di rotazione delle spalle e torsione del busto quando si nuota a stile libero, è necessario mantenere un’attenzione vigile ai movimenti eseguiti. Se svolte con attenzione, le tecnicalità del nuoto contribuiscono a ripulire la mente dei pensieri ordinari e a consolidare le capacità di memorizzazione dei movimenti che si stanno compiendo, allenando la mente a essere più performante. Non a caso  a un’ora da una sana nuotata, da una corsa ecc., quando le endorfine sono rientrate negli standard dopo il picco massimo raggiunto a fine allenamento, si affaccia il momento migliore che alcuni psicologici suggeriscono per prendere decisioni importanti.