Instabilità cromosomica

In media 45 persone ogni ora ricevono in Italia una diagnosi di cancro. Una ragione più che valida per appellarsi alla ricerca come via privilegiata per sviluppare terapie mirate, le uniche in grado di migliorare le opzioni di cura, a parere degli esperti. Una scoperta recente è quella della cosiddetta instabilità cromosomica. Di che cosa si tratta? A monte c’è uno studio in larga parte italiano che ha goduto della ribalta della cronaca quando, ad agosto 2024, è apparso sulla prestigiosa rivista «Science». In questo studio, condotto da un gruppo di ricercatori internazionali coordinati da dal Prof. Stefano Santaguida del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell’Istituto Europeo di Oncologia e docente di Biologia Molecolare all’Università Statale di Milano,  s’è capito come fare a migliorare le cure contro il cancro studiando, appunto, l’instabilità cromosomica. L’instabilità cromosomica si manifesta come formazione di micronuclei, ovvero anomalie ampiamente presenti nelle cellule tumorali. Citando dall’abstract dello studio, sembra che una caratteristica principale delle cellule tumorali sia l’elevata frequenza di errori dovuti all’instabilità cromosomica, che si associa a prognosi sfavorevole e resistenza alla chemio.

La notizia è che i ricercatori hanno scoperto che l’instabilità cromosomica si manifesta quando i micronuclei acquisiscono proprietà tumorigeniche. Ciò accade perché il loro involucro, essendo fragile, si danneggia ma loro non sono in grado di ripararlo e tale incapacità è legata alla proteina p62.

Se l’obiettivo dei ricercatori era capire cosa rende i tumori così aggressivi, adesso hanno una risposta. Dalle analisi effettuate risulta che i tumori caratterizzati da instabilità cromosomica e con alti livelli di p62 sono i più aggressivi. Lo studio ha evidenziato che molte cellule tumorali hanno come caratteristica l’instabilità cromosomica. Cosa che, spiegato in parole molto semplici, permette loro di fare delle cose specifiche, per esempio replicarsi all’infinito e resistere ai farmaci. Un alto grado di instabilità cromosomica sarebbe una caratteristica saliente dei tumori. Livelli elevati di p62 sarebbero associati ad un aumento dei riarrangiamenti cromosomici nelle cellule tumorali e nei tumori ad alta instabilità cromosomica, che indicano p62 come potenziale marcatore prognostico.

Nella spiegazione che ne dà Marta Medi – Direttrice Operativa della Fondazione IEO-Monzino –  questa scoperta determina due aspetti. Il primo è che la proteina p62 potrebbe, da oggi, essere considerata un marcatore prognostico e un importante bersaglio terapeutico; il secondo è che, grazie a questa scoperta, siamo più forti nella lotta contro il cancro.

In questo lavoro – spiegano i ricercatori nelle conclusioni del loro studio  –  abbiamo identificato un meccanismo critico mediante il quale p62 regola la stabilità micronucleare influenzando la riparazione dell’involucro. Data la frequente deregolamentazione di p62 nei tumori e il suo controllo sull’integrità dell’involucro micronucleare, i nostri risultati suggeriscono che gli effetti mediati da p62 sulle attività di riparazione micronucleare potrebbero influenzare lo sviluppo e la progressione del cancro.

La proteina p62 è una proteina molto importante nel nostro organismo che svolge diverse funzioni chiave: è fondamentale nel processo di “pulizia cellulare”, in quanto funziona come un adattatore che riconosce e marca le proteine danneggiate o i componenti cellulari da eliminare. L’immagine più in voga è quella della p62 come un “addetto alla raccolta differenziata” all’interno della cellula. Inoltre, la p62 partecipa a diversi percorsi di segnalazione, in particolare: si trova nella via NF-κB, importante per l’infiammazione, e nel percorso Nrf2, che protegge le cellule dallo stress ossidativo.

Di regola, le alterazioni di p62 sono state associate a diverse patologie: alcuni tipi di cancro, malattie neurodegenerative, disturbi ossei.

Quando p62 non funziona correttamente, possono accumularsi proteine danneggiate e aggregati proteici nelle cellule, portando a problemi di salute. In conclusione, p62 è una proteina particolarmente studiata perché rappresenta un potenziale bersaglio terapeutico per varie malattie, specialmente quelle legate all’accumulo di proteine anomale.