Le scelte alimentari che (forse) ci salveranno la vita

C’è qualcosa di paradossale nel lavoro di Mikkael A. Sekeres: trascorre le giornate a curare il cancro, eppure il cancro non ha risparmiato la sua famiglia. Sua madre ce l’ha. Diversi parenti, sia da parte materna che paterna, ne sono stati colpiti. È anche per questo, racconta nell’editoriale pubblicato sul Washington Post a metà febbraio, che ha scelto di diventare oncologo e ricercatore. Non una semplice professione, ma una forma di risposta personale a una minaccia familiare.

Il punto di partenza, tuttavia, non è di quelli che ci si aspetterebbe da chi vive quotidianamente con la malattia: è incoraggiante. Circa il 40% dei casi di cancro è considerato prevenibile. E la dieta, sostiene Sekeres, è una delle leve più concrete su cui ognuno di noi può agire. Non una garanzia, ovviamente, ma una probabilità in più.

La lista delle alleate inizia dall’orto. Le verdure crucifere — cavoli, cavolfiori, broccoli, cavolini di Bruxelles, rape — sono in cima. Uno studio su oltre 27.000 persone ha mostrato che un consumo elevato di questi alimenti è associato a un rischio ridotto di almeno sei tipi di cancro, tra cui quello colon-rettale, quello esofageo e quello ovarico. A questi si affianca la frutta, che porta con sé una protezione rilevata per sette tipi di tumori. E poi i cereali integrali: bastano 30 grammi al giorno per abbassare di circa il 30% il rischio di cancro colorettale. Numeri che invitano a rivedere non solo i menù settimanali, ma anche le priorità al supermercato.

Sul fronte opposto, qualche conferma e qualche sorpresa. La carne rossa, se consumata nella misura di 100 grammi al giorno, è associata a un aumento del 17% del rischio di cancro al colon-retto. Per quella processata — insaccati, affettati, wurstel — basta la metà per alzare quel rischio del 18%. Ma il dato forse più sorprendente riguarda gli zuccheri liquidi. Chi consuma più glucosio in forma liquida ha un rischio oncologico superiore del 19% e una mortalità per cancro superiore addirittura del 35%. Una Coca-Cola, una spremuta di frutta confezionata, una bibita energetica: spesso non le percepiamo come alimenti veri e propri, eppure pesano.

Il pezzo di Sekeres non è un caso isolato: si inserisce in un momento di crescente attenzione istituzionale al tema. Le nuove Linee guida dietetiche americane, pubblicate a gennaio, hanno per la prima volta raccomandato esplicitamente di ridurre i cibi ultra-processati. E uno studio italiano, condotto su oltre 800 sopravvissuti al cancro seguiti per quasi 15 anni, ha mostrato che chi ne consuma di più ha un rischio di morte per qualsiasi causa superiore del 48%, e un rischio di morte per cancro superiore del 57% rispetto a chi ne consuma meno. Dati che, nel contesto di scaffali sempre più affollati di prodotti confezionati, suonano come un campanello d’allarme difficile da ignorare.

La scienza, naturalmente, non offre certezze assolute. Ma l’invito di Sekeres è di quelli pragmatici: non aspettare una diagnosi per cominciare a ragionare su cosa si mette nel piatto. In fondo, aggiunge, è una delle poche aree in cui le nostre scelte contano davvero.

Fonte: Mikkael A. Sekeres, “As an oncologist, these are the foods I recommend to lower cancer risk”, The Washington Post, 16 febbraio 2026.