
Da un’analisi sistematica della popolazione mondiale che data al 2020 è emerso che il Nord-Europa è la regione con il rischio più alto di sviluppare il tumore del pancreas, mentre il Sud-Europea del colon-retto. L’indagine è stata pubblicata a gennaio 2024 su The Lancet ed è diventata oggetto di dibattito scientifico e divulgativo di cui il web dà conto. Più che parlare di un Vecchio Continente diviso in due, di antiche diseguaglianze che ancora riemergono da sotto il tappeto sontuoso che fa da passerella alla consolidata unione geopolitica della EU, conviene far proprio il commento dei ricercatori medesimi. Se le disparità nel rischio di cancro gastrointestinale – di cui il cancro al pancreas fa parte – identificate a livello mondiale vanno di pari passo all’aumento dei livelli di sviluppo umano, questo non è certo un motivo di divisione in Europa. Fra il Nord e il Sud della macroregione europea non si ravvisano le caratteristiche di disparità riscontrabili con il resto del mondo. Non vi è una distribuzione ineguale delle risorse socioeconomiche, né una gestione differente dei fattori di rischio e neppure – seppure a larghe spanne – un’accessibilità sbilanciata ai servizi sanitari. Pertanto, più che pensare alle differenze di cui sopra, il consiglio degli esperti è piuttosto di attivarsi per una politica maggiormente condivisa nella riduzione dell’esposizione ai fattori di rischio, nello sviluppo di programmi di screening del cancro gastrointestinale su misura per le popolazioni ad alto rischio, nel miglioramento dell’accesso ai dati sulle varie patologie e della fruibilità della tecnologia per la prevenzione e il controllo dei sottotipi di cancro. Va da sé che anche altri fattori legati alle condizioni metaboliche e allo stato nutrizionale, come il peso corporeo eccessivo, modelli alimentari non salutari e il diabete, devono essere attentamente considerati quando si fa prevenzione.
Con una mortalità che si aggira intorno al 90% , il tumore del pancreas sembra fatto apposta per umiliare gli sforzi fin qui esperiti. Le statistiche dicono che è il settimo tipo di cancro più comune in Europa, ma è la quarta causa di morte correlata al cancro, dietro ai tumori del polmone, del colon-retto e della mammella. Entro il 2030 diventerà la seconda causa più comune di mortalità per cancro. Gli insuccessi, come certe brutte canzoni, hanno tratti comuni, i più noti dei quali sono la mancanza di consapevolezza nella popolazione, le difficoltà di diagnosi, l’assenza di programmi di screening per la popolazione generale, lo scarso tasso di sopravvivenza e le opzioni terapeutiche limitate.
A oggi, l’aspettativa di vita è di soli 4,6 mesi al momento della diagnosi. Solo il 3% delle persone con diagnosi di cancro al pancreas raggiunge i 5 anni di sopravvivenza. Per quanto riguarda il primato del Nord-Europa, ci si può limitare a ratificare che in questa regione si riscontrano tutti i fattori di rischio. C’è l’obesità, lo stile di vita sedentario, si mangia troppa carne rossa e si beve troppo alcol. Inoltre, in questi paesi si fuma, ci si ammala di diabete, di pancreatite cronica e alcuni si trascinano una storia familiare a rischio. Inoltre, dato che l’incidenza del cancro al pancreas aumenta con l’età, essendovi un’aspettativa di vita più lunga, ecco che la longevità, da questo punto di vista, non aiuta. Quando si parla di cancro al pancreas si dice che si tratta di un killer silenzioso. Spesso asintomatico, risulta difficile da identificare. Quello che però fa più specie, è che la prevenzione secondaria fa fatica a dare dei frutti. Molta gente muore prematuramente, al punto che non è neppure possibile una diagnosi accurata, da un punto di vista molecolare, dei sottotipi di malattia, cosa che invece sarebbe molto utile avere, per confrontare questi sottotipi con i tipi più evoluti che si riscontrano nei pazienti che arrivano all’intervento chirurgico, che sono solo il 20% della popolazione con tumore del pancreas. C’è un’istituzione, la Pancreatic Cancer Europe, che sta lavorando in ogni stato UE a dei programmi mirati di prevenzione primaria per modificare i rischi legati allo stile di vita. Per la prevenzione secondaria, l’obiettivo è arrivare a uno screening per la popolazione più a rischio. Ad oggi i programmi di screening sono disponibili per il 10% delle persone con storia familiare di cancro al pancreas. Invece, per la stragrande maggioranza, non esistono test o screening che consentano una diagnosi precoce. Non ancora.