
In un’intervista della fine di gennaio al Times il Primo Ministro inglese Rishi Sunak ha dichiarato che è sua abitudine rispettare 36 ore di digiuno ad ogni inizio settimana. Parole che hanno fatto subito il giro del web. Certo, quando a confidare un fatto privato è un personaggio pubblico importante come chi abita al 10 di Downing Street, si crea facilmente dell’attenzione mediatica.
Nella dichiarazione Sunak non ha mancato l’occasione per fare una riflessione politica. È quando si è augurato che gli abitanti del regno Unito vadano verso scelte alimentari più consapevoli tipo la sua, essendo la prevenzione l’arma più efficace che tutti noi possediamo per sottrarre la salute dall’incombenza delle malattie croniche e per liberare risorse dalle spese dei sistemi sanitari nazionali. L’antefatto sono i costi ingenti di queste malattie, nelle quali il mangiar troppo e male giocano un ruolo di rilievo. Inoltre, la notizia era predestinata a catalizzare dei like perché il digiuno intermittente è forse l’ultima moda in fatto di diete. Ecco, solo così, solo con questo richiamo alla vanità delle apparenze, con questo pizzico di malizia mediatica, la notizia era davvero completa per diventare virale.
Dal canto nostro, non c’è giorno in cui sui social non ci imbattiamo nella pubblicità di una app che promette fisici scultorei grazie al digiuno intermittente. Sembra che il più frequentato sia il cosiddetto 16/8, nel quale si hanno 8 ore di tempo per i pasti giornalieri e 16 per digiunare. Va detto che il digiuno intermittente 16/8 molti ricercatori lo considerano il più sicuro da farsi in proprio, ovvero senza il parere preliminare di un medico, di un nutrizionista o dietista. Il motivo è che non bisogna saltare completamente i pasti per 24h, rischiando così dei cali energetici pericolosi e che la glicemia tocchi picchi improvvisi troppo bassi. Inoltre, la finestra di tempo per mangiare è spesso estesa a 10-12 ore.
A seguito di un nostro colloquio con la Dott.ssa Lucilla Titta, Nutrizionista e Coordinatrice del progetto SmartFood presso l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (IEO) ecco alcuni consigli per chi volesse cimentarsi con questo tipo di digiuno. Per una disamina più approfondita di questa e di altre forme di digiuno, rimandiamo al sito di SmartFood.
Studi preliminari hanno fornito risultati interessanti in persone sovrappeso e con malattie cardiometaboliche. Inoltre, il digiuno intermittente 16/8 è stato testato anche in persone sane e in atleti. Nei primi, ha ridotto i fattori di rischio delle malattie croniche (ipertensione, obesità, dislipidemia e glucosio elevato). Nei secondi, si è dimostrato efficace nel ridurre l’apporto calorico giornaliero e raggiungere il peso forma.
Di effetti collaterali particolarmente seri non se ne sono riscontrati in nessuna delle categorie di soggetti osservati. Tuttavia, non è ancora stato dimostrato il suo impiego in totale sicurezza e come approccio efficace in persone affette da malattie cardiometaboliche per migliorare in maniera definitiva i parametri di riferimento. Lo stesso dicasi nei soggetti sani e negli atleti in vista dei loro obbiettivi più performanti ed estetici.
Inoltre, non esistono delle linee guida nazionali o internazionali che ne raccomandino la frequentazione e descrivano in che modo praticare il digiuno intermittente. Di conseguenza, a meno che non sia stato prescritto da un professionista del settore, dopo attenta valutazione dello stato di salute generale del paziente, è sconsigliabile intraprendere il fai-da-te per il 16/8 o per altre tipologie di restrizioni caloriche a base di digiuni.
In attesa di ricerche sempre più promettenti e sicure sull’applicazione del digiuno intermittente, il consiglio della nostra esperta è lo stesso che viene dato per migliorare la salute in generale. Ovvero, attenersi a una dieta di prevalenza vegetariana durante tutto l’arco della settimana. Il modello della dieta mediterranea resta il più facile e sicuro da seguire. In second’ordine, fare attività fisica tutti i giorni e anticipare l’orario della cena per prolungare il più possibile la finestra del digiuno notturno. In alternativa, posticipare l’orario della prima colazione. Infine, evitare di mangiare di notte. La notte è fatta per dormire, come ci insegna il nostro ritmo circadiano. Ragione per cui tutto quello che mangiamo nelle ore strappate al risposo notturno si associa più facilmente al rischio di obesità e diabete.
Se Sunak fosse stato messo al corrente di tutti i pro ma soprattutto dei contro del digiuno intermittente, di sicuro si sarebbe risparmiato il commento finale, quanto meno per ragioni di opportunità politica a lui tante care, come abbiamo già visto. Temiamo che abbia fatto una gaffe quando ha spiegato che iniziare il digiuno dopo la cena della domenica e farlo durare fino al lunch di martedì gli serve per controbilanciare il grande consumo che fa di bibite gassate nel resto della settimana. Una confessione che male si combina con la precedente levata di scudi contro le cause alimentari che ineriscono alle patologie come il diabete o le malattie cardiovascolari, essendo ormai assodato che i soft drink sono uno dei fattori di rischio più ricorrenti per queste malattie croniche.