Cancro al seno, c’è luce in fondo al tunnel

In una nota dei primi di gennaio 2024, l’Agenzia Italiana del farmaco (AIFA) ha dato il via libera alla rimborsabilità del medicinale ENERTHU (trastuzumab deruxtecan) per una nuova variante di cancro al seno. Si tratta di un anticorpo monoclonale abbinato a un potente chemioterapico.  Il primo agisce nella selezione delle cellule del tumore e il secondo le distrugge. Un’azione congiunta che non va a scapito delle cellule sane. Il farmaco si è dimostrato efficace per il trattamento di pazienti adulti con cancro della mammella HER2Low, ovvero con espressione minima delle proteine presenti sulla superficie del tumore. Il trattamento con ENERTHU viene adottato quando il cancro della mammella che esprime HER2Low non è operabile o quando le pazienti – nella pressoché totalità dei casi il cancro al seno è un problema femminile –  sono reduci da una precedente chemioterapia senza che la metastasi sia regredita o se hanno sviluppato una recidiva durante o entro sei mesi dalla fine del ciclo di chemio. Da settembre 2023 ENERTHU era già entrato in protocollo per le varianti di cancro alla mammella HER2+.  Sfortunatamente, solo un tumore su quattro alla mammella è HER2+ mentre la gran parte di quelli in fase metastatica sono HER2-. Di questi, tuttavia, circa il 60% esprime bassi livelli di HER2, da cui la dicitura HER2Low. In conclusione, è sufficiente che il tumore esprima bassi livelli del recettore Her2 per consentire a ENERTHU di andare a bersaglio con buoni risultati. È quanto confermerebbe il recente studio di fase III DESTINY-Breast04. Tra fra le 557 pazienti affette da tumore alla mammella HER2Low e testate complessivamente, la sopravvivenza senza la ricomparsa della malattia è stata quasi doppia nel braccio trattato con ENERTHU rispetto a quello dello standard di cura. Il che significa un controllo di lungo termine sulla malattia. Senza contare che, nel complesso, il profilo di sicurezza del farmaco ha confermato gli standard di sicurezza che gli si conoscevano di già.

Per determinare la presenza e tipo della proteina del tumore è sufficiente il test standard di immunoistochimica. Una volta che il patologo l’ha eseguito, il pallino torna in mano dell’oncologo, che è chiamato a stabilire la cura migliore. A partire da quest’anno, grazie alla decisione di AIFA, l’oncologo può avvalersi del nuovo farmaco e non limitarsi alla sola chemioterapia come unica opzione disponibile per le pazienti con tumore del seno a bassa espressione di Her2. Per capire che impatto avrà sulla realtà della malattia il nuovo trattamento, basti ricordare che quando lo studio DESTINY-Breast04 è stato presentato al congresso di ASCO 2022, ha ricevuto la standing ovation da parte dei ricercatori presenti tra il pubblico. Ricordiamo di sfuggita che DESTINY-Breast04 è stato anche pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica The New England Journal of Medicine.

Ma la ricerca è una rincorsa continua. Al momento non esistono strumenti idonei per stabilire con precisione assoluta la differenza fra i tumori mammari HER2- e quelli HER2Low. Per farlo, per ridurre a zero i margini di errore, sono allo studio nuove scale di valutazione che, insieme a nuove metodiche, dovrebbero permettere al patologo di attribuire al campione bioptico delle classificazioni e  dei punteggi molto più precisi degli attuali. Si tratta di valutazioni che saranno in grado di rivoluzionare l’approccio tradizionale con il quale finora sono state classificate le neoplasie? A questo pensano i ricercatori che hanno studiato a fondo il problema, fra i quali figurano nomi di spicco dell’oncologia italiana, come Paolo Tarantino, oncologo presso l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano  e Research Fellow presso il Dana-Farber Cancer Institute e la Harvard Medical School di Boston, e Giuseppe Curigliano, Condirettore del Programma Nuovi Farmaci IEO. I due ricercatori IEO sono stati i primi in Italia ad occuparsi del tumore mammario HER2Low. Il che, data la risonanza che la nuova cura sta avendo a livello internazionale, dimostra che il campo di ricerca che si sono scelti oltre a essere uno dei più promettenti da un punto di vista scientifico, lo è anche da un punto di vista clinico.  Basti pensare che, in base ai dati ricavati dal Registro dei Tumori (AIRTUM), il tumore del seno è il tipo di carcinoma  più diffuso in Italia per fasce d’età e che, nel corso della vita, una donna ogni otto corre il rischio di svilupparlo.