Il maiale e la scienza dei microchip

Un marzo all’insegna della pioggia e delle giornate uggiose non ci ha impedito di sussultare sulla sedia alla notizia di due importanti passi in avanti della medicina. Chi come noi ha passione per la scienza e per la ricerca medica non ha potuto non gioire alla notizia del microchip impiantato nel cervello di un ragazzo di 29 anni che a seguito di un incidente ha perso totalmente la capacità di svolgere alcun tipo di movimento. Grazie a questo dispositivo, brevettato da Neuralink – fondata nel 2016 a Freemont (California) da Elon Musk –  il ragazzo, con la sola forza del pensiero è riuscito ad accedere a un computer e a dialogare con esso. Nella performance che ha fatto il giro del mondo si vede il ragazzo giocare a scacchi con l’intelligenza artificiale del computer. A proposito di quest’ultima e della sua capacità a tratti inquietante di farsi strada fino a sostituire l’uomo in molte mansioni lavorative, intellettuali comprese, cosa che se da una parte è positiva, perché finalmente il robot può assumersi i compiti peggiori nei processi di produzione, dall’altra inquieta perché questa sostituzione sembra che deprezzi e squalifica l’uomo per tanti lavori che fin qui sono stati l’unica sua forma di sostentamento; dicevamo, a proposito di IA, Musk ha detto che il suo microchip va nella direzione giusta anche nel confronto con l’IA perché, qualora quest’ultima dovesse prevalere sull’uomo, ecco che l’uomo potrebbe farsi impiantare uno di questi microchip per sopravanzare di nuovo sulla macchina-robot in furbizia e per capacità di performance. Come sempre Musk ama spararle grosse e se non fosse per l’abilità che ha dimostrato nei fatti, non saremmo qui a dargli retta e a cercare di vaticinare le sue parole anche quando, come in questo caso, sembrano un po’ tanto parole in libertà, forse adatte più agli investitori di borsa che alle persone comuni.

L’altra notizia che ci ha rallegrati è quella del trapianto di rene che, sempre negli Stati Uniti, è stato fatto a un uomo, prelevando l’organo non da un altro umano, come di solito avviene, bensì da un maiale geneticamente modificato. Il sessantaduenne di Weymouth, Massachusetts, era tornato in dialisi a distanza di cinque anni. Il tempo che ci aveva messo il rene umano che gli era stato trapianto precedentemente a guastarsi definitivamente.

Il rene trapiantato negli States, a Boston per la precisione, proviene da un maiale creato dalla società eGenesis di Cambridge, Massachusetts. I maiali eGenesis sono allevati con 69 modifiche genetiche che servono a preparare gli organi per il trapianto umano, apprendiamo. Più nel dettaglio, si tratta di manipolazioni genetiche studiate per proteggere l’uomo dai virus dei suini e per rendere compatibili gli organi dei  maiali con i riceventi umani.

Andando avanti su questa strada si potrebbe supplire alla carenza di organi che ingrossano le liste d’attesa mondiali: lo scoglio più duro da superare per chi è in attesa di trapianto.

Siccome la notizia non è frutto del fuoco pirotecnico di Elon Musk, ci sembra valida anche per il futuro.