
Volete sapere come funziona negli Stati Uniti la lotta contro il cancro? Nel paese che forse più di tutti contribuisce ad accrescere la ricerca oncologica mondiale, grazie al contributo dirimente offerto dai ricercatori che lavorano nelle eccellenze universitarie e negli istituti di ricerca privati americani, la realtà non è poi così diversa da quella di tanti altri paesi, in cui la qualità delle cure dipende molto dall’esperienza e dalla qualità dei servizi dell’ospedale che li eroga. A questo proposito, una nuova ricerca appena pubblicata sulla rivista «Cancer» sottolinea la differenza negli States fra gli MSH, vale a dire i Minority Serving Health (che sono gli ospedali in cui hanno accesso di default le minoranze ispaniche, nere e i bianchi più poveri) e i non-MSH che comprendono tutti gli altri, in cui entri se hai una copertura assicurativa privata, a differenza dei primi che accolgono per lo più quelli provvisti solo di Medicare e Medicaid, le due forme di assistenza sanitaria pubblica.
L’obiettivo di questo studio era quello di quantificare – stando a quanto enunciato preliminarmente – le disparità nella somministrazione del trattamento del cancro tra gli ospedali che servono le minoranze (MSH) e tutti gli altri (i non-MSH) per i tumori della mammella, della prostata, del polmone non a piccole cellule e del colon dal 2010 al 2019 allo scopo di stimare l’impatto del miglioramento dell’assistenza presso gli MSH qualora si concentrassero gli sforzi e si lavorasse per colmare tali disparità. Ebbene, dei 2.927.191 pazienti considerati e provenienti da 1330 ospedali, il 9,3% è stato preso in carico dagli MSH, nei quali le probabilità di somministrare la terapia cosiddetta definitiva, cioè migliore, in tutti i tipi di cancro erano nettamente più basse rispetto a quanto invece avveniva nei non-MSH.
Tra le pazienti con cancro al seno, quelle trattate presso gli MSH hanno avuto il 17% in meno di probabilità di ricevere un trattamento definitivo. Per quanto riguarda il cancro alla prostata, al polmone e al colon, i pazienti trattati presso gli MSH hanno avuto rispettivamente il 31%, il 27% e il 19% di probabilità in meno di ricevere il trattamento definitivo. La chirurgia è stata definita come il trattamento definitivo per il cancro al seno. Per il cancro alla prostata, il trattamento definitivo è stato definito come chirurgia, radioterapia o ablazione. Per il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), il trattamento definitivo è stato definito come chirurgia o radioterapia. Infine, per il tumore del colon, il trattamento definitivo è stato definito chirurgico.
Il che proiettato in chiave statistica ha portato a concludere che se si estendessero i trattamenti degli ospedali Non-MHS anche presso gli MSH, di aumentare di 5719 unità il numero dei pazienti in più che riceverebbero il trattamento definitivo nell’arco di 10 anni. È questa la proiezione che i ricercatori hanno fatto in base all’attuale disparità di trattamento per i tumori della mammella, della prostata, del polmone non a piccole cellule e del colon fra le due categorie di ospedali.
Gli ospedali al servizio delle minoranze (MSH) sono definiti come istituzioni che servono prevalentemente i neri non ispanici e gli ispanici. Gli MSH vengono costantemente collegati a cure scadenti, esiti peggiori e, in particolare per il cancro, a un accesso ridotto alle cure e ai servizi. Poiché l’assistenza ai pazienti appartenenti a minoranze è concentrata in un numero relativamente piccolo di strutture, migliorare l’accesso e la qualità delle cure in questo numero relativamente piccolo di MSH può ridurre significativamente le disparità razziali/etniche nazionali. Il che equivale a dire che la standardizzazione delle cure tra MSH e non-MSH potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nell’attenuare le disparità razziali esistenti.
Le analisi hanno altresì rivelato che la razza è emersa come un predittore significativo della probabilità di ricevere un trattamento definitivo. Gli individui neri e ispanici avevano costantemente una probabilità ridotta di ricevere un trattamento definitivo per tutti i tumori esaminati rispetto alla loro controparte bianca. Tuttavia, l’analisi non ha rilevato un effetto di interazione significativo tra l’assistenza MSH e le categorie razziali, suggerendo che la relazione tra l’assistenza MSH e una ridotta probabilità di trattamento definitivo rimane coerente tra le divisioni razziali. Tuttavia, dato il distinto panorama demografico in cui solo il 5% dei pazienti bianchi viene visitato presso MSH, in contrasto con lo schiacciante 95% presso i non-MSH, insieme alla rappresentazione delle popolazioni nera e ispanica a circa il 30% ciascuna all’interno di MSH per le neoplasie maligne specificate, la standardizzazione delle cure tra MSH e non-MSH potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nell’attenuare le disparità razziali esistenti.