
Prevenzione, territorio e prossimità sono le parole chiave di una Sanità più vicina ai bisogni della popolazione, in un contesto di progressivo invecchiamento e aumento delle aspettative di qualità di vita. È quanto è emerso da un recente convegno (17 luglio) che si è tenuto in un’aula del Senato della Repubblica a Roma, dal titolo “La nuova sanità territoriale, le emergenze e le aree interne”. Che cosa sono le aree interne e come si stanno per attrezzare in base al PNRR, è stato ribadito in più di un intervento. Esse costituiscono oltre il 60 % del territorio nazionale: 4.000 comuni con 13 milioni di abitanti (il 22,7 % della popolazione italiana), spesso carenti e distanti dai servizi essenziali, a partire da quelli sanitari.
Per “aree interne” si intendono i territori del paese più distanti dai servizi essenziali (quali istruzione, salute, mobilità). Sono territori a forte rischio di spopolamento demografico, con una mobilità giovanile elevata e una ridotta natalità, e dove la qualità dell’offerta dei servizi è spesso limitata, con una popolazione non nativa digitale e con fragilità formativa.
Le aree interne marginali vivono spesso una situazione di isolamento in termini di accesso ai servizi essenziali. Per poter definire quali comuni ricadono nelle aree interne marginali, si identificano i comuni “polo”, cioè realtà che offrono, fra gli altri servizi, almeno un ospedale sede di P.S. di primo livello. Nella classificazione delle aree interne i comuni che distano meno di 27,7 minuti dal polo più vicino si definiscono “cintura”; quelli che distano oltre i 27,7 minuti rientrano nelle aree interne, che si suddividono a loro volta in 3 categorie, sempre in base alla distanza dal polo: comuni intermedi (che distano tra 27,7 e 40,9 minuti), comuni periferici (tra 40,9 e 66,9 minuti), comuni ultraperiferici (oltre 66,9 minuti).
La mancanza di opportunità spinge spesso la parte più intraprendente della popolazione ad andarsene e questo rende i territori marginali sempre meno interessanti, sempre più abbandonati a sé stessi. A restare sono soprattutto gli anziani e coloro che più faticano a trovare alternative. Nei comuni periferici e ultraperiferici oltre un residente su 4 ha almeno 65 anni. Si calcola che nelle aree interne marginali risiedono circa 1,5 milioni di cittadini con diabete. Di conseguenza, cresce in questi territori il bisogno di Stato sociale, mentre diminuiscono le risorse per darvi risposta. I territori abbandonati diventano più fragili, e il loro dissesto diventa causa di calamità e di emergenze, specie oggi con gli eventi estremi sempre più frequenti (es. piogge torrenziali, inondazioni e frane, siccità e incendi). Guardando a questi territori, si ha conferma del fatto che ascoltare il grido della terra significa ascoltare il grido dei poveri e degli emarginati.
«Il PNRR identifica nello sviluppo della nuova rete di sanità territoriale un punto di sostegno alle politiche di riqualificazione dei tessuti urbani più vulnerabili – ha dichiarato il Sen. Guido Quintino Liris, Presidente dell’Intergruppo parlamentare sulla prevenzione e le emergenze sanitarie nelle aree interne, Capogruppo della 5ª Commissione permanente del Senato (Bilancio) – Il nuovo scenario emergente si basa sulla concezione della spesa sanitaria non più come costo, ma come investimento, scardinando un preconcetto che ritiene la spesa stessa incompatibile con gli equilibri finanziari del Paese».
Insomma, in questi territori l’esistenza di presidi sanitari diffusi è un punto cruciale, che si collega alle politiche di prossimità legate alla difficoltà dei collegamenti, alla lontananza dai servizi essenziali e al progressivo invecchiamento della popolazione e delle malattie croniche non trasmissibili.
«Nelle aree interne oltre la metà (52 %) delle case di comunità previste col PNRR sarà spoke (autogestite dai medici di base e dai pediatri convenzionati contro una media nazionale del 34 %, ndr) e il 23,3 % dei futuri ospedali di comunità sarà realizzato con nuove costruzioni o ampliamenti, in linea con la media nazionale – ha dichiarato la Sen. Daniela Sbrollini, Presidente dell’Intergruppo parlamentare sulla prevenzione e le emergenze sanitarie nelle aree interne – L’obiettivo centrale degli investimenti del piano nazionale di ripresa e resilienza è costruire una rete di servizi sanitari di prossimità, con ospedali e case della comunità diffuse sul territorio, con punti facili di digitalizzazione, con un ruolo alla telemedicina, alle farmacie dei servizi, ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta, in modo da non creare fenomeni di digital divide e promuovere una effettiva equità socio-sanitaria per la popolazione in tutto il paese, tanto nelle città maggiori quanto nelle aree interne marginali, nelle comunità montane e nelle piccole isole».