Migliora l’umore e mantiene in forma

Nella certezza che piano piano le limitazioni alle nostre abitudini e allo stile di vita vadano scemando fino a scomparire del tutto e nella speranza di riprendere la vita attiva che conducevamo prima che scoppiasse tutto questo casino scatenato dal covid, è tempo di prendere in considerazione di ritornare, fra le altre cose, a giocare a tennis. Stiamo parlando di uno sport efficace a raggiungere e mantenere la forma fisica e la mente attiva. Inoltre, il tennis si può praticare a tutte le età purché sorretti da condizioni fisiche di partenza discrete. Niente di trascendente, è sufficiente sentirsi reattivi allo scatto per tentare di salvare il punto sotto rete. Alla battuta è necessario imprimere la rotazione corretta del braccio, della spalla e del polso la cui mano impugna la racchetta, e fare la giusta flessione delle gambe per raccogliere e scaricare sulla pallina la spinta esplosiva che prorompe dagli arti inferiori. Terzo e ultimo ma non per importanza, il tennis richiede di rimanere concentrati per la durata degli scambi palla, specie se prolungati. Il resto viene da sé, con costanza, sacrificio e abnegazione, e almeno un compagno o una compagna di pari livello con i quali condividere gli allenamenti e le partite. E sì, uno degli aspetti tipici del tennis è che è uno sport che si pratica insieme agli altri. Non solo perché si gioca almeno in due, ma perché – e chi ha esperienza lo sa – la socialità di un club favorisce l’interazione fra le persone, se solo si è ben disposti ad allargare il proprio giro di conoscenze. È anche per questo motivo che il tennis è noverato fra gli sport migliori per combattere il declino cognitivo. Come corsa, nuoto, ciclismo, scherma e quasi tutti gli sport di squadra. Specifico del tennis, inoltre, è mantenere la concentrazione sempre vigile, allenandosi a capire con il giusto anticipo le traiettorie che l’avversario imprime alla pallina. Infine, come tutti gli sport aerobici, agisce con benefici diretti sulle attività cerebrali. È quanto molteplici studi scientifici hanno dimostrato nel corso degli anni, da quando è apparso indubitabile, scientificamente parlando, che l’attività fisica è un presidio naturale e importantissimo per la prevenzione di tutte le malattie e per il benessere psicofisico di chi la pratica.

C’è poi il fatto – tutt’altro che secondario – che il tennis è uno sport completo, ottimo come esercizio aerobico brucia grassi e stabilizzatore di glicemia, nonché perfetto per rallentare il battito cardiaco a riposo non prima di aver provocato i migliori effetti calmieranti sulla pressione arteriosa. Vi è poi il beneficio fisico che dipende dalla componente esplosiva di questo sport: gli scatti sotto rete, i dritti e i rovesci da fondo campo sono sinonimo di resistenza intesa come potenziamento e tonificazione muscolare, oltre che un ottimo carburante energetico per la salute delle ossa.

Da non sottovalutare la componente delle endorfine. Come tutti gli sport aerobici, il tennis aumenta la produzione di endorfine. Si tratta di ormoni che agiscono direttamente sui centri di piacere, dove provocano benessere e godimento non prima di aver abbassato i livelli di stress e aver spinto il metabolismo basale a lavorare di più e meglio. Inoltre, le endorfine sono alla base delle situazioni di dipendenza ed assuefazione. Se queste componenti psicologiche sono scatenate da sostanze stupefacenti come la cocaina, oppure da deviazioni del comportamento dominate dal principio di piacere, cosa che accade fra ludopatici e sex addicted, nel caso del tennis in particolare e degli sport aerobici in generale non c’è niente di meglio di una bella scarica di endorfine per creare della sana dipendenza all’esercizio fisico. Ci si allena con voglia di farlo. A volte si comincia a sognare la partita che si giocherà il giorno dopo, da tanta che è la fregola agonistica e sportiva che le endorfine hanno messo in circolo.

Ovviamente il troppo stroppia e chi ha letto l’autobiografia del tennista Andre Agassi sa bene che questo adagio può valere anche per il tennis. Forzato da un padre onnipresente a giocare ossessivamente, il campione statunitense, considerato uno dei tennisti più forti di tutti i tempi, quando ha appeso la racchetta al chiodo l’ha fatto con grande soddisfazione. Non ce la faceva proprio più. Non voleva più saperne di stress a livello stellare tanto quanto le competizioni nelle quali si sentiva costretto a partecipare come in un circolo vizioso. Un malessere psichico che si accompagnava a quello fisico, un mal di schiena che non gli dava requie, neppure la notte e neppure con i farmaci. Ma, come nella migliore tradizione degli amori di una vita, da queste passioni non ci si stacca mai del tutto. Ci si stufa sì, ma poi si ritorna e “lo si va a cercare”, parafrasando il cantautore Franco Battiato. A quanto ci risulta, Agassi oggi fa l’allenatore di tennis. E forse anche lui oggi pratica questa disciplina giusto per tenersi in forma.