
Come migliorare i percorsi di prevenzione, diagnosi e cura della Sindrome di Lynch? Dopo essere stato argomento di discussione nel corso di un convegno che si è tenuto in modalità virtuale a luglio 2024 fra membri di associazioni di pazienti oncologici, di medici e di interlocutori politici con incarichi in ambito sanitario, il tema è diventato oggetto di un aggiornamento redazionale rispetto a quanto già definito in un documento precedente datato al 2022. Innanzi tutto va chiarito che la sindrome di Lynch è una malattia rara ed ereditaria associata ad un aumentato rischio di sviluppare neoplasie, principalmente il tumore del colon-retto e dell’endometrio e alcuni tumori gastrici. Il problema nasce dal fatto che la sindrome di Lynch è largamente sotto-diagnosticata. Ad oggi il 98% dei pazienti non viene individuato per tempo. Inoltre, si rileva una marcata disomogeneità dei percorsi diagnostico-terapeutici a livello regionale con conseguenti disparità sul territorio nazionale rispetto alla sua identificazione. Solo Lombardia e Campania prevedono test specifici per l’individuazione di soggetti a rischio. Eppure basterebbe davvero poco per individuare per tempo i potenziali pazienti, salvandoli così da un percorso terapeutico spesso invasivo e invalidante. Un semplice test, già inserito da tempo nei LEA, non solo potrebbe consentire un monitoraggio delle persone a rischio, ma si calcola una riduzione della mortalità, per esempio del tumore del colon, fino al 60% grazie a una tempestiva presa in carico del paziente. Numeri enormi che al momento rimangono scritti sulla carta.
La sindrome di Lynch può essere causata da varianti patogenetiche dei geni codificanti le proteine coinvolte nel sistema di riparazione del DNA mismatch repair (cosiddetti geni MMR, in particolare MLH1, PMS2, MSH2 e MSH6), la cui frequenza nella popolazione generale è stata stimata 1 su 279. Siccome l’identificazione delle famiglie con Sindrome di Lynch attraverso criteri clinici, basati sulla storia familiare e sulla precocità dell’insorgenza dei tumori correlati, ha dimostrato una bassa sensibilità, in molti paesi è stato proposto il ricorso allo screening universale attraverso l’analisi immunoistochimica delle proteine MMR nei campioni istologici di tutti i nuovi casi di tumori colorettali e dell’endometrio. Al test cosiddetto somatico (eseguito sul tumore) deve seguire un percorso di consulenza genetica volta all’identificazione dei soggetti portatori di varianti patogenetiche affetti dalla Sindrome di Lynch e alla pianificazione della presa in carico dei loro familiari ad alto rischio oncologico.
Le Raccomandazioni Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) pubblicate nel 2022 prevedono l’integrazione del test universale su campioni istologici di tutti i nuovi casi di tumori colorettali e dell’endometrio con la consulenza genetica oncologica, indispensabile per una corretta interpretazione del test e per la definizione di programmi di prevenzione e sorveglianza personalizzati.
Tuttavia, la carenza di genetisti (in generale e ancor più specializzati in ambito oncologico) rappresenta una delle principali criticità ed è aggravata dall’assenza nel Sistema sanitario italiano di una figura professionale a supporto (genetic counsellor). Per garantire un accesso equo e omogeneo ai percorsi di screening e di presa in carico dei soggetti ad alto rischio eredo-familiare è necessario investire risorse nelle reti oncologiche, nella formazione dei medici, in particolare dei medici di Medicina generale, e nella digitalizzazione. «Seguiremo con il Parlamento le iniziative necessarie per tenere conto delle esigenze di queste persone», ha dichiarato l’ On. Elisabetta Gardini, Cofondatrice dell’Intergruppo Parlamentare sulle malattie rare e oncologiche.
Come già detto, solo due Regioni, Lombardia e Campania, hanno raccomandato, attraverso specifici decreti, l’uso dell’analisi immunoistochimica per la valutazione delle proteine MMR su tutti i nuovi casi di cancro colorettale ed endometriale come test universale per identificare la Sindrome di Lynch. «I PDTA (Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali, ndr) specifici di presa in carico e follow up dei soggetti ad alto rischio oncologico devono essere multidisciplinari e prevedere, oltre al genetista e all’oncologo, altri professionisti come ad esempio il radiologo, l’endoscopista, il ginecologo, lo psicologo» si legge nel documento di sintesi che ha aggiornato il precedente del 2022.