La crisi silenziosa dei farmaci off patent

Un recente studio condotto in 16 Paesi europei ha evidenziato una paradossale distorsione: mentre i costi di produzione schizzano alle stelle, i prezzi dei cosiddetti medicinali “off patent”, in primis degli antibiotici, ovvero farmaci essenziali, continuano a scendere. In Italia, tra il 2020 e il 2024, i costi industriali sono aumentati del 26,3%, quelli del lavoro del 9,3%, mentre i prezzi degli antibiotici off patent sono calati del 21,6%. Un’equazione insostenibile che mette a rischio l’accesso dei pazienti ai farmaci più basilari.

Ma cosa sono i farmaci off patent e perché non vanno confusi con i generici? Un farmaco è “off patent” quando scade la protezione brevettuale: a quel punto, qualsiasi azienda può produrlo. I farmaci “generici” o “equivalenti” sono invece la copia bioequivalente del farmaco originale, prodotta dopo la scadenza del brevetto, con stesso principio attivo, forma farmaceutica e dosaggio. In sintesi: tutti i generici sono off patent, ma non tutti i farmaci off patent sono generici, poiché l’originale può continuare a essere commercializzato anche dopo la scadenza brevettuale.

Questa distinzione nasconde una realtà preoccupante. Antibiotici come amoxicillina e azitromicina rappresentano il presidio terapeutico fondamentale per milioni di italiani. L’amoxicillina ha subito un crollo di prezzo del 38,4%, l’azitromicina del 26,7%. Risultato: 240 prodotti antibiotici ritirati dal mercato europeo e 385 episodi di carenza.

Le conseguenze sono drammatiche. Quando un antibiotico di prima linea non è disponibile, il paziente riceve alternative meno efficaci, alimentando l’antimicrobico-resistenza che rischia di diventare emergenza sanitaria.

Il meccanismo è chiaro: i sistemi di determinazione dei prezzi non permettono di adeguare i listini all’inflazione. Il mercato si consolida, i fornitori escono, la fragilità della supply chain aumenta. Un sistema nato per garantire l’accesso attraverso prezzi bassi rischia di ottenere l’effetto opposto.

Le soluzioni sono concrete: indicizzazione dei prezzi all’inflazione, prezzi minimi per evitare vendite sottocosto, modelli differenziati in base alla concorrenza, riforme degli appalti pubblici. Come sottolinea Stefano Collatina di Egualia, “i farmaci equivalenti sono la spina dorsale delle terapie quotidiane per milioni di cittadini”. È tempo che i decisori politici agiscano.