Ultra-Processed Foods e Regolamentazione – Riflessioni per il Contesto Italiano ed Europeo

L’editoriale pubblicato su The Lancet il 18 novembre 2025 (vol. 406, pp. 2601) difende la classificazione Nova degli UPF, sostenendo che “è il pattern dietetico complessivo” a determinare gli effetti negativi sulla salute. Questa argomentazione, sebbene plausibile, presenta problematiche applicative nel contesto italiano. Il sistema Nova raggruppa indiscriminatamente alimenti con profili nutrizionali molto diversi – dai cereali fortificati ai salumi industriali – creando confusione nei consumatori e potenzialmente penalizzando prodotti che potrebbero avere un ruolo in diete equilibrate.

In Italia, dove la tradizione alimentare valorizza ingredienti freschi e preparazioni tradizionali, l’adozione acritica di questa classificazione rischia di trascurare le specificità culturali. Prodotti come alcuni formaggi stagionati o conserve vegetali artigianali potrebbero essere erroneamente classificati come UPF, mentre la vera sfida dovrebbe concentrarsi sui prodotti industriali importati che effettivamente minacciano le abitudini alimentari tradizionali.

Le Normative Europee Esistenti: Un Punto di Partenza Solido

A differenza del contesto globale descritto nell’editoriale, l’Unione Europea dispone già di strumenti normativi avanzati che l’Italia applica:

Regolamento (UE) n. 1169/2011 sulla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori, che impone etichettature trasparenti e complete, incluse dichiarazioni nutrizionali obbligatorie. L’introduzione del Nutri-Score in alcuni Stati membri (seppur non in Italia) rappresenta un tentativo di semplificare la comunicazione sulla qualità nutrizionale, sebbene anche questo sistema presenti criticità nel valutare prodotti tradizionali italiani.

Il Regolamento (UE) 2021/2117 limita la pubblicità di alimenti ad alto contenuto di zuccheri, sale e grassi saturi destinata ai minori, anticipando alcune delle raccomandazioni dell’editoriale. Similmente, la Direttiva sui Servizi di Media Audiovisivi regolamenta il marketing alimentare, proteggendo i consumatori più vulnerabili.

Proposte dell’Editoriale: Applicabilità al Contesto Italiano

  1. Etichettatura Frontale Obbligatoria con Avvertenze

L’editoriale propone “mandatory front-of-pack warning labels” per identificare gli UPF. In Italia, questa proposta si scontra con la preferenza nazionale per sistemi informativi come il Nutrinform Battery, che fornisce informazioni quantitative piuttosto che giudizi categorici. La sfida sarebbe armonizzare un eventuale sistema di warning labels con le normative europee esistenti, evitando sovrapposizioni confusionarie.

  1. Divieti di Marketing verso i Minori

Questa raccomandazione è parzialmente già implementata attraverso codici di autoregolamentazione come quelli promossi da Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) in Italia. Tuttavia, l’editoriale giustamente sottolinea la necessità di sostituire l’autoregolamentazione con norme cogenti. L’Italia potrebbe rafforzare le disposizioni esistenti estendendo i divieti anche ai media digitali e ai social network, dove il marketing occulto è particolarmente insidioso.

  1. Tassazione degli UPF

La proposta di “higher taxes on UPFs” è quella che richiede maggiore cautela nel contesto italiano. Se da un lato una tassazione mirata potrebbe disincentivare consumi dannosi, dall’altro rischierebbe di colpire in modo regressivo le fasce economicamente più fragili, come l’editoriale stesso riconosce. In Italia, dove le disuguaglianze economiche sono accentuate dal divario Nord-Sud, una tassazione sugli UPF dovrebbe essere necessariamente accompagnata da misure compensative robuste: trasferimenti monetari per l’acquisto di alimenti freschi, sussidi per mercati locali, supporto alla ristorazione scolastica di qualità.

  1. Reindirizzamento dei Sussidi Agricoli

L’editoriale invoca il reindirizzamento dei sussidi agricoli dalle grandi corporazioni transnazionali verso “a diverse range of food producers”. Questa raccomandazione è particolarmente rilevante per l’Italia, dove la Politica Agricola Comune (PAC) post-2023 offre strumenti per sostenere produzioni locali, agricoltura biologica e filiere corte. L’Italia potrebbe rafforzare questi meccanismi, privilegiando piccole e medie imprese agricole e incentivando la distribuzione diretta di prodotti freschi e minimamente processati.

Il Potere Corporativo: Una Sfida Europea

L’editoriale identifica correttamente il dominio di mercato di multinazionali come Nestlé, PepsiCo e Coca-Cola come ostacolo fondamentale. In Europa, il Regolamento Antitrust (TFUE, artt. 101-102) fornisce strumenti per contrastare pratiche anticoncorrenziali, ma la loro applicazione nel settore alimentare è stata finora limitata.

L’Italia potrebbe promuovere un’iniziativa europea per rafforzare le politiche di concorrenza specificamente nel settore alimentare, impedendo concentrazioni che limitano la diversità dell’offerta e ostacolano l’accesso al mercato di produttori locali. Inoltre, la trasparenza sui finanziamenti dell’industria alimentare alla ricerca scientifica e alle attività di lobbying dovrebbe essere rafforzata, come già sperimentato in altri settori (farmaceutico, tabacco).

Equità Sociale: La Vera Sfida Italiana

L’editoriale sottolinea giustamente che “equity must be central” nell’affrontare la sfida degli UPF. In Italia, questo principio è particolarmente rilevante considerando:

  • Le disuguaglianze territoriali: le regioni meridionali presentano tassi più elevati di obesità infantile e maggiore consumo di UPF economici
  • Le disuguaglianze di genere: politiche che promuovono cibi freschi non devono trasferire ulteriore carico di lavoro domestico sulle donne
  • L’insicurezza alimentare: una quota crescente di famiglie italiane dipende da aiuti alimentari, spesso costituiti proprio da UPF donati dall’industria

Una strategia italiana dovrebbe includere: potenziamento delle mense scolastiche con cibi freschi e locali (estendendo il modello di eccellenza già presente in alcune regioni); programmi di educazione alimentare che coinvolgano famiglie e comunità; sostegno a cooperative e mercati contadini nelle aree urbane periferiche e nei quartieri svantaggiati.

Il vero obiettivo non dovrebbe essere semplicemente ridurre il consumo di UPF, ma ricostruire sistemi alimentari che siano contemporaneamente salutari, sostenibili, culturalmente appropriati ed economicamente accessibili. In questo, l’Italia ha l’opportunità di essere guida europea, trasformando la sua eredità gastronomica in un modello di salute pubblica per il XXI secolo.

Fonte citata: The Lancet. “Ultra-processed foods: time to put health before profit.” The Lancet 406, no. 10470 (2025): 2601.