La musica che aiuta a sconfiggere il cancro

Niente come il linguaggio universale della musica è in grado di suscitare emozioni e stimolare il benessere psicofisico in chi l’ascolta. Questo perché la musica è una forma d’arte che influisce notevolmente sulla sfera spirituale delle persone. A dirlo, non sono solo dei musicofili appassionati, ma uno studio italiano di revisione sugli effetti della musica introdotta nelle terapie oncologiche, nelle cui conclusioni viene ribadito che, non solo è vero quanto appena detto, ma pure che la musica aiuta gli ammalati di cancro a uscire dagli stalli emotivi negativi dominati dall’ansia. Dei ricercatori dell’Università del Piemonte Orientale (Novara) sono giunti a questa conclusione dopo aver passato in rassegna una quarantina di studi clinici sull’argomento. La letteratura esaminata è concorde nell’indicare che la musica abbinata al post-intervento chirurgico, alla chemio e alla radioterapia è particolarmente efficace fra le donne in terapia per tumore del seno. Tant’è che in base alle proiezioni esaminate, questo tipo di affiancamento “spirituale” alla clinica è «fortemente raccomandato». Le conclusioni dei ricercatori dell’università piemontese sono apparse in un articolo pubblicato di recente su «Clinica Reviews in Oncology». Il potere terapeutico della musica è documentato in molte tradizioni culturali, ricordano gli autori. Durante l’ascolto di un brano musicale si attivano un sacco di aree cerebrali. La musica stimola le aree corticali responsabili del movimento, del linguaggio, dell’attenzione, della memoria e delle emozioni. Proprio per questo motivo, si ricorre alla musica in chiave terapeutica.

Inoltre, è noto da tempo che la musica è utile per aggiustare molti degli insulti cerebrali causati dalle malattie degenerative come l’Alzheimer, oppure da eventi neurologici come l’ictus o da danni di origine traumatica. Tant’è che la musicoterapia è una pratica tutt’altro che secondaria nei centri di riabilitazione all’avanguardia per questo tipo di patologie. La figura del musicoterapista è diventata altrettanto familiare di quella del logopedista. Se compito di quest’ultimo è reimpostare i sistemi neuronali che presiedono all’uso del linguaggio e della parola, il musicoterapista mira agli stessi risultati partendo dal dato, scientificamente assodato, che l’accompagnamento musicale, anche sotto forma di canto, facilita il ripristino dell’uso del linguaggio, delle capacità mnemoniche ed è in grado di migliorare le performance motorie. Basta dare una scorsa ai tanti casi clinici descritti dal celebre neurologo Oliver Sacks nel suo “Musicofilia” per rendersene conto. Nel libro di Sacks sono esposte molte vicende di pazienti che, a causa delle lesioni subite, hanno perduto molte delle facoltà cognitive e verbali, ma si racconta pure di pazienti per i quali la musica è diventata una sequenza insopportabile di suoni cacofonici (amusia) o che, viceversa, hanno trovato nella musica l’ultimo rifugio, rispetto a tutto il resto che invece è andato offuscandosi irreparabilmente, come se fosse stato avvolto da una spessa nebbia semantica. Celebre è il caso descritto di Clive Wearing, «insigne musicista e musicologo inglese», che, a causa di un evento traumatico, perde completamente la memoria episodica (quella che ci permette di collegare la realtà fattuale alle esperienze emotive), ragione per cui non ricorda il proprio nome un secondo dopo averlo ripetuto. Tuttavia, messo di fronte a uno spartito sa leggere le note e cantare, messo di fronte alla propria orchestra è ancora in grado di dirigerla «quasi» con le stesse proprietà di quando stava bene.

Non mancano i casi di quei pazienti che si sono rivolti al celebre medico inglese con cittadinanza americana perché assillati da un motivo musicale che toglieva loro il senno: «Ictus, attacchi di ischemia transitoria e aneurismi o malformazioni cerebrali possono causare allucinazioni musicali, le quali però tendono a estinguersi con l’attenuarsi della patologia o con le cure; le altre allucinazioni musicali, invece, sono per la maggior parte persistenti, sebbene con il passare degli anni possano smorzarsi un poco».

Da ricordare, che, siccome la musica viene percepita attraverso l’udito, è molto probabile che i disturbi d’orecchio, se provocati da un ascolto di musica con l’iPod e, in genere, a volume troppo alto, siano la causa di un’imperfetta e talora fastidiosa percezione distorta del suono. Un problema, questo, che sembra più che altro minacciare le giovani generazioni – ricorda Sacks – visto che il 15% dei ragazzi d’oggi presenta significative compromissioni dell’udito.

Altri benefici in cui ci s’imbatte nella letteratura sull’argomento è che anche il cuore ne trae giovamento se vi è una musica “giusta” di sottofondo: il battito cardiaco si regolarizza e la pressione arteriosa si assesta ai valori ottimali molto più rapidamente. Non stupisce, quindi, se l’ascolto musicale è consigliato ai pazienti post infartuati che hanno bisogno di tenere sotto controllo gli stati d’ansia.  Così come abbiamo detto per i malati oncologici, la musica allevia il dolore e l’ansia in chi deve affrontare un intervento di angioplastica oppure in chi si trova in stato di ricovero a seguito di un infarto.