Le mutazioni genetiche nei non fumatori con cancro al polmone

Secondo uno studio presentato al congresso ESMO che si tiene annualmente a settembre negli USA, sarebbero emersi casi di tumore al polmone a piccole cellule fra i non fumatori nell’ambito di studi clinici già avviati, casi che hanno fatto ipotizzare la presenza di una particolare mutazione genetica. Da una parte, s’è riscontata una minore frequenza di mutazioni del gene TP53, dall’altra una maggiore frequenza di alterazioni del recettore del fattore di crescita (EGFR) nei non fumatori affetti da questa patologia oncologica. Qualunque cosa ciò voglia dire, per dei profani la scoperta va messa in relazione con il dato che, da un punto di vista clinico, i casi di tumore a piccole cellule si manifestano anche fra i non fumatori. Solo il 10-15 % di tutti i tumori sono tumori del polmone a piccole cellule, di gran lunga i più frequenti fra i fumatori. Di contro, il tumore del polmone non a piccole cellule è da mettere in relazione a casi di familiarità con parenti di primo grado, così come ad affezioni polmonari pregresse. Esso dipende anche dai cancerogeni chimici come l’amianto, il radon e i metalli pesanti, specie fra la popolazione che viene a contatto con queste sostanze per lavoro: si parla in questo caso di esposizione professionale. Vi sono poi le diagnosi che pongono in relazione la malattia con l’inquinamento atmosferico.
L’uno e l’altro tipo fanno del tumore del polmone una delle prime cause di morte nei paesi occidentali. Il nostro Paese non sfugge a questa regola. Stando alle stime riscontrabili sul sito di AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori), nel 2020 il 14,1% di tutte le diagnosi di tumore negli uomini e il 7,3 % nelle donne in Italia erano riferite al tumore del polmone. Il che, tradotto in cifre assolute, corrisponde a 40˙800 nuove diagnosi, 27˙500 negli uomini e 13˙300 nelle donne in un anno.
Ma torniamo al tumore a piccole cellule nei non fumatori. «Dato che la patogenesi del carcinoma polmonare a piccole cellule è spesso legata agli effetti dannosi del tabacco, abbiamo ipotizzato che il cancro del polmone a piccole cellule nei non fumatori sia caratterizzato da attributi molecolari distinti. I nostri dati non forniscono nessuna prova solida di eventuali implicazioni terapeutiche, sebbene sollevino questioni terapeutiche che riteniamo meritino ulteriore esplorazione», ha affermato Michael Oh, uno degli artefici della scoperta, durante una presentazione ufficiale dei risultati. Il dottor Oh è ricercatore presso l’Università della California, Los Angeles. Con questa dichiarazione non esclude che il tipo in oggetto di tumore del polmone possa essere una conseguenza di trattamenti terapeutici avanzati, quantunque allo stato delle attuali conoscenze, prove in tal senso non ve ne siano.
Gli ha fatto eco un ricercatore italiano, l’oncologo Antonio Passaro dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, che per l’occasione ha ricoperto il ruolo di controrelatore dello studio. Secondo Passaro, l’osservazione del cancro del polmone a piccole cellule nei non fumatori non va affatto trascurata, in quanto è pur sempre riconducibile a una delle maggiori cause di mortalità al mondo correlata al cancro. Se nel carcinoma polmonare non a piccole cellule i tassi di malattie associate al tabacco sono diminuiti, le diagnosi sono aumentate fra i non fumatori.
Tra l’altro, i pazienti non fumatori con carcinoma polmonare a piccole cellule non hanno prognosi migliori degli altri, è la conclusione del ricercatore italiano, il quale ricorda che i potenziali fattori di rischio per i non fumatori possono aumentare in conseguenza delle esposizioni ambientali nocive come al gas radon, ai vapori di olio da cucina, ad ambienti interni nei quali venga praticata la combustione del legno e a fattori genetici e virali. Il che significa, per il momento, che i ricercatori non hanno sufficienti conoscenze per identificare un fattore dirimente nello sviluppo del cancro del polmone nei pazienti che non abbiano mai fumato.
Per quanto riguarda i sintomi più frequenti, la gamma va dalla tosse persistente alla raucedine, dalla presenza di sangue nell’espettorato al dolore al petto; quest’ultimo si acuisce a seguito per la tosse o in conseguenza di respiri profondi. È un dolore persistente che con il tempo peggiora. Altri sintomi, le frequenti infezioni respiratorie: bronchiti e polmoniti che ricompaiono ad andamento ciclico, accompagnate da perdita di peso, inappetenza e stanchezza.