Obamacare e tumori

L’American Society of Cancer Oncology (ASCO) è l’appuntamento più importante per l’oncologia mondiale. Il convegno si tiene ogni anno a San Francisco, Illinois. Con la kermesse del 2023 (2-6 giugno), si è voluto indicare, fin dal titolo, l’importanza della partnership fra medico e paziente, per sottolineare che la direzione di marcia dei prossimi anni sarà quella di un’oncologia sempre più a misura di paziente. In questa logica è da interpretare lo studio dedicato al bilancio dei benefici in termini di sopravvivenza e qualità delle cure per i malati dei tumori gastrointestinali nella specifica realtà americana. Lo studio, proveniente da università del Texas, cerca di capire cosa è successo nei più poveri, fra minoranze di colore e bianche di recente immigrazione, come gli ispanici, negli anni coincidenti, grossomodo, con i due governi di Obama e quello di Trump, in virtù della riforma sanitaria “Affordable Care Act” (ACA) più nota anche come Obamacare, dal nome del presidente sotto il cui mandato questa riforma è stata avviata, a partire dal 2010. Rispetto a Medicaid, ovvero la tutela sanitaria universalistica preesistente, con la quale si garantisce l’assistenza sanitaria ma solo a chi ha un reddito annuo inferiore a 12 mila dollari, ACA rappresenta un allargamento della platea. ACA prevede un’espansione dei criteri di eleggibilità di Medicaid, andando a coprire quella fetta di popolazione che, quantunque non sia priva di reddito, non è in grado di pagare di tasca propria un’assicurazione sanitaria privata che la tuteli, a tacer d’altro, in caso di malattia cronica, garantendo l’accesso alle terapie e ai farmaci previsti dai protocolli di cura. Senonché ACA per gli stati federarli è opzionale, non obbligatoria. Solo 41 dei 51 complessivi l’hanno finora siglata. Alabama, Florida, Georgia, Kansas, Mississippi, South Carolina, Tennessee, Texas, Wisconsin, Wyoming non l’hanno ancora recepita, risparmiandosi così di pagare la cospicua percentuale di copertura a loro carico.
Come abbiamo detto, lo studio di cui sopra mira a indagare l’effetto dell’espansione di Medicaid sulle disparità razziali nei pazienti con neoplasie gastrointestinali. S’è trattato di uno studio epidemiologico che ha incrociato i dati del National Cancer Database (2009/2019) relativi a pazienti affetti da adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC), cancro del colon-retto (CRC) e adenocarcinoma gastrico (GC). Poco più di 80 mila pazienti (86˙052) sono stati inclusi nell’analisi. 60˙404 soffrivano di CRC, 19˙188 di PDAC e 6˙460 di GC. Qual è stata la differenza fra bianchi e neri in termini di mortalità per i pazienti residenti negli stati che hanno promosso ACA rispetto a quelli che ancora non l’hanno fatto, differenza osservata durante il primo quinquennio di rodaggio (2009-2013) e il secondo di assestamento (2014-2019)? Lo studio texano ha cercato di rispondervi valutando le prognosi e mettendole in relazione con il numero di cure chemioterapiche e interventi chirurgici eseguiti.
La mortalità ha subito una flessione stimata tra il 2,4 e il 12%, ovvero il numero dei sopravvissuti è aumentato nei pazienti di colore affetti dal tumore del pancreas (PDAC) e residenti negli stati ACA-attivi rispetto agli omologhi residenti negli stati ACA-non attivi. Ciò significa che i neri degli stati ACA-attivi, avendo avuto per la prima volta accesso alle cure, hanno migliorato la prognosi se paragonati ai bianchi, per i quali non vi è stata nessuna cura aggiuntiva in grado di garantire loro nuovi margini di miglioramento. Il contesto clinico, purtroppo, è quello di un tumore molto aggressivo, diagnosticato per lo più in fase metastatica, per il quale non più del 15-20% è candidabile all’intervento chirurgico nella migliore delle ipotesi. Tuttavia, il più grande incremento in termini di cure si è avuto nell’aumento dei pazienti candidabili alla chemio al quarto stadio del tumore gastrico. È così che la mortalità per tumore del pancreas nei pazienti di colore si è ridotta in due anni di quasi 12 punti percentuali negli stati ACA-attivi, rispetto al 2,4% degli ACA-non attivi. Mentre i pazienti di colore con tumore gastrico (GC) hanno tratto beneficio dalle cure negli stati ACA-attivi, sperimentando una riduzione della mortalità rispetto agli omologhi degli stati ACA-non attivi. Per neri e bianchi allo stadio 3-4 del tumore del pancreas (PDAC) vi sono state maggiori opportunità di chemioterapia negli stati ACA-attivi, di contro il tasso di interventi chirurgici è aumentato fra i neri affetti da cancro al colon-retto (CRC).
Per concludere, vi è stato un amento della riduzione della mortalità a due anni per tumore nei pazienti di colore grazie alla riforma ACA, mentre gli esiti in termini di mortalità e disparità raziale sono rimasti gli stessi, se non peggiorati, negli stati ACA-non attivi. Negli ACA-attivi tale disparità si è nel complesso alleggerita.