
Sigmund Freud è certamente il paziente più celebre che si è ammalato e poi è morto a causa di un tumore della bocca, tumore che verosimilmente ha sviluppato essendo stato un forte fumatore di sigari. La storia riferisce che Freud è deceduto nel 1939 a Londra, città dove giunse da Vienna dopo l’annessione dell’Austria alla Germania nazista. Freud si trasferì in Inghilterra ormai vecchio e provato dalla malattia. Le difficoltà degli ultimi anni a parlare e mangiare sono note, così pure il dolore continuo alla bocca e al resto del viso. A Londra vi riparò insieme alla figlia Anna che, oltre a essere una delle sue più promettenti discepole, lo accudì fino alla fine. Nella casa museo di Hampstead, il lettino per la veglia dove riposava Anna è sito a meno di un metro da quello del padre. Pare che Freud ed Einstein, in virtù della fama mondiale che c’era intorno alla loro persona, furono gli unici due ebrei cui il Fuhrer concesse quarantott’ore di tempo per fare le valigie e lasciare i territori amministrati del Terzo Reich prima che fosse troppo tardi e più nessuno al mondo potesse intercedere in loro favore e dei loro parenti stretti con richieste di espatrio.
Parentesi storica a parte, la prevenzione del tumore della bocca consiglia di fare almeno un controllo odontoiatrico all’anno. In Italia, l’incidenza di questa malattia è di 7 casi ogni 100 mila abitanti (8 ogni 100 mila nei maschi e 5 ogni 100 mila nelle femmine), ovvero 4 mila casi l’anno, con una frequenza maggiore negli uomini rispetto alle donne, si legge in report dell’AIRC. Nei giovani la malattia è rarissima. Progredisce con l’età e raggiunge il picco dopo i 70 anni, ma già dopo i 60 scattano gli allerta. Se si hanno più di 60 anni e si è esposti al rischio di tumore del cavo orale, ovvero si rientra tra coloro che consumano tabacco (sigarette, pipa, sigaro) o bevono alcol con regolarità, il consiglio è quello di fare almeno una visita odontoiatrica all’anno.
Oltre il 90% dei tumori della bocca origina dalle cellule epiteliali; la grande maggioranza di quelli maligni sono carcinomi squamo-cellulari (anche detti carcinomi a cellule squamose, SCC). Inoltre, le lesioni precancerose della bocca mostrano vari gradi di displasia. Con displasia s’intende lo sviluppo anormale di un organo o di un tessuto. Si tratta di una condizione che predispone alla neoplasia. L’attuale standard diagnostico si basa su ispezione visiva e tattile da parte del curante, cui fa seguito una biopsia. Tuttavia, al di là della sensibilità del curante, a oggi non sono disponibili strumenti prognostici sufficienti per guidare le decisioni cliniche per il follow-up.
Di recente vengono in soccorso le indagini affidate all’intelligenza artificiale (deep learning, trattandosi di immagini) che confrontano le scansioni delle nuove lesioni con quelle memorizzate, suddivise per tipo e grado di malignità, e sono in grado di supportare il curante sia nella diagnosi sia nel follow-up.
In un nuovo studio condotto negli Stati Uniti e appena pubblicato, un gruppo di ricercatori di varia provenienza ha messo a punto un programma di intelligenza artificiale che raccoglie la progressione verso il carcinoma orale in base al confronto con le immagini istologiche di lesioni precancerose orali raccolte precedentemente.
Il confronto delle immagini in memoria è stato fatto con le scansioni istopatologiche digitali e cliniche relative a tre coorti di dati, la prima del National Cancer Institute statunitense (561 immagini) la seconda dall’Università dello Iowa (193) la terza dall’Università di Chicago (214). I pazienti sono stati definiti in base alla progressione delle lesioni. Al momento dell’arruolamento e per i primi 12 mesi di follow up, non avevano nessuna progressione di carcinoma documentata. Proposto come test per la previsione della progressione iniziale, il modello ha ottenuto una convalida specifica del database pari 91%, dimostrando una sensibilità del 40%.
Si tratta di un approccio dirimente, giacché il cancro della bocca, se riconosciuto in fase precoce, può essere curato con successo: le percentuali di guarigione sono elevate. Tanto più che i ritardi diagnostici dipendono in genere da una sottovalutazione dei sintomi, spesso dovuta a una conoscenza insufficiente di queste neoplasie. Non a caso, il tumore alla bocca viene confuso con altre malattie più frequenti, ma meno gravi (quali ascessi dentari o tumori benigni).
I tumori del cavo orale sono generalmente curati con l’asportazione chirurgica della massa cancerosa e dei linfonodi eventualmente compromessi. Se l’asportazione interessa una zona ampia, si procede a ricostruzioni sofisticate con autotrapianti di pelle, muscolo e/o osso. All’intervento fa seguito la rieducazione a parlare e deglutire, grazie al supporto di logopedisti specializzati. Radioterapia e chemioterapia vengono proposte come terapie adiuvanti dopo l’intervento. Raramente in alternativa alla chirurgia.