Un batterio contro il diabete più grave

Un gran numero di studi ha dimostrato che il microbiota intestinale gioca un ruolo attivo nell’insorgenza e nello sviluppo di molte malattie, avendo una funzione di primo piano nel meccanismo che regola il metabolismo energetico, la risposta infiammatoria sistemica e la secrezione degli ormoni intestinali. Ci sono circa 500-1000 specie di batteri nel tratto gastrointestinale umano. Loro compito è di aiutare l’ospite a mantenere le normali funzioni fisiologiche, compreso l’assorbimento di energia, la produzione di vitamine e di molecole di base, l’antagonismo biologico e la regolazione immunitaria.

Per il tramite del canale diretto che stabilisce il contatto fra l’intestino e il rene, il microbiota intestinale non è estraneo alle patologie del rene e del diabete. Osservando il microbiota intestinale dei pazienti con nefropatia diabetica e dei pazienti con diabete a lungo termine senza danno renale, lo studio apparso di recente sulla rivista «Scientific Reports Journal», ha esplorato la composizione del microbiota intestinale per valutarne l’associazione con i fenotipi clinici del diabete, compresa la neuropatia. La neuropatia diabetica è un danno ai nervi che si verifica insieme al diabete, i cui sintomi vanno da un lieve disagio fino a complicazioni renali che portano alla morte.

Con la crescente prevalenza del diabete, il numero di pazienti con nefropatia diabetica è significativamente aumentato. Come ricordano gli autori dello studio citato, i risultati di un’indagine epidemiologica condotta in Cina fra il 2015 e il 2017 ha mostrato che la prevalenza del diabete negli adulti è superiore all’11%. Come una grave complicanza vascolare del diabete, la nefropatia diabetica è la principale causa di malattia renale allo stadio terminale in tutto il mondo.

Lo studio ha incluso 35 pazienti con nefropatia diabetica confermata da biopsia renale, 40 pazienti con diabete di tipo 2 da più di 10 anni senza danno renale e 40 soggetti sani abbinati come gruppo di controllo per età e sesso. L’indagine retrospettiva s’è avvalsa di un modello per l’analisi di campioni fecali. Anzi, i ricercatori hanno usato i loro risultati per costruire un modello di apprendimento automatico in grado di analizzare dei campioni di feci per diagnosticare accuratamente entrambi i tipi di diabete fornendo così un allerta tempestivo di neuropatia diabetica.

Un primo dato che lo studio ha rilevato è che nelle persone sane la presenza del Clostridium-XVIII risulta significativamente più alta che nel gruppo del diabete. I risultati indicano che la carenza di questo batterio è sufficiente per classificare accuratamente un individuo come positivo per la nefropatia diabetica. È un batterio con la capacità di fermentare e produrre acidi grassi a catena corta (SCFA) nel tratto intestinale, acidi che svolgono una varietà di ruoli importanti nel mantenimento della salute umana.  Ad esempio, agiscono come una speciale componente nutritiva ed energetica dell’epitelio dell’intestino, proteggono la barriera della mucosa intestinale, riducono il livello di infiammazione e migliorano l’apparato della movimentazione gastrointestinale.

«Abbiamo analizzato la correlazione tra il microbiota intestinale e gli indicatori patologici della nefropatia diabetica – chiosano gli autori nella presentazione del loro studio – e abbiamo scoperto che vari microbioti intestinali giocano un ruolo importante nella progressione patologica della nefropatia diabetica».

Non solo, agendo per modificare il microbiota intestinale è possibile «ritardare la progressione della patologia renale nella nefropatia diabetica».

Questo aiuta a superare i limiti degli attuali strumenti diagnostici, ricordano gli autori, aggiungendo che il loro studio, essendo sottodimensionato nei numeri del campione, necessita di una convalida che arruoli un campione di soggetti più ampio, da seguire nel tempo per monitorarne tutti gli sviluppi clinici.