Una bella storia di tumore al seno

Ludovica Brofferio, “Il tumore della mammella: storie narrate ed evidenze cliniche”, Springer Healthcare Italia, Milano 2020.

Nel mese di marzo dello scorso anno, mentre l’Italia per prima nel mondo occidentale si apprestava ad andare in lockdown e i suoi ospedali entravano in affanno nella cura di tutte malattie, la casa editrice Springer Healthcare Italia, seguendo logiche di programmazione già avviate, dava alle stampe un libro sui temi dell’oncologia prezioso e originale nei contenuti, che se non fosse rimasto nel limbo come tutto il resto perché fagocitato dall’emergenza del virus, avrebbe sicuramente riscosso maggiori attenzioni nel corso del 2020, più di quanto deve avere avuto. Ci proponiamo adesso, a quasi un anno di distanza, di colmare una lacuna, facendo quello che avremmo voluto fare allora, se il libro non fosse sfuggito fino a oggi alla nostra attenzione. Ciò che ci spinge a scriverne ora è che, comunque sia, si tratta di un libro che merita di essere presentato, per il quale crediamo che valga quello che si dice valere per tutti i buoni libri, il fatto di essere sempre di attualità, giacché per i buoni libri non si intravede mai, o quasi mai, una data di scadenza, a differenza di molti altri beni di consumo e conforto.

Che cos’ha di così originale “Il tumore della mammella: storie narrate ed evidenze cliniche”? Forse che affronta il problema in base all’approccio praticato nelle Breast Unit di eccellenza italiana, come il reparto dell’ospedale Sant’Anna di Torino in cui si è formata professionalmente la sua autrice. Inoltre, che rifacendosi alla lezione della Medicina Narrativa, la disciplina che mette al centro del percorso terapeutico la relazione fra curante e paziente, questo libro affianca le nozioni di base della senologia oncologica con il racconto del vissuto di una paziente tipo, qui chiamata con il nome di Minerva. Minerva è la dea che i romani veneravano perché, oltre a proteggerli in battaglia come faceva Atena presso i greci, brillava per capacità d’introspezione e ingegno, doti artistiche e abilità artigianali e per tante altre somme virtù individuali. Insomma, è il nome della donna combattiva, eclettica e virtuosa che tutti conosciamo e apprezziamo. Attraverso una narrazione in terza persona filtrata dalla sensibilità e dal punto di vista della protagonista, la narratrice segue tutte le tappe che solitamente accompagnano una donna costretta a confrontarsi con una diagnosi e, conseguentemente, con la cura di tumore al seno. Così c’imbattiamo nella protagonista insofferente in ospedale il giorno della mammografia, essendo lì controvoglia, e poi la rivediamo, molto più incerta e problematica, durante la biopsia e l’esame citologico e, a seguire, per l’intervento di chirurgia. Minerva è una donna in età matura per la quale la mammografia e la visita senologica fanno parte della normale programmazione sanitaria. Durante uno di questi controlli il medico le prospetta di andare a fondo a un’anomalia. Da qui la biopsia e, a causa degli esiti infausti di questo esame tissutale, la necessità dell’intervento di asportazione chirurgica del tumore. Infine, l’incontro in cui il medico le prospetta di scongiurare il pericolo reale di recidiva con la chemio e la radioterapia. Accanto alla paziente, vi è sempre un’infermiera con grandi capacità empatiche che la segue nelle varie fasi della malattia. Non è difficile immaginare, durante gli incontri di day-hospital e di ospedalizzazione vera e propria, che dietro l’infermiera che consiglia e sostiene la paziente si materializzi l’esperienza reale che l’autrice vive in corsia, nel confronto quotidiano con le donne delle quali si occupa nel suo lavoro. «L’impiego della narrazione semplice con la voce della paziente permette al lettore di entrare in contatto empatico con la protagonista, la quale porta con sé tutte le emozioni susseguenti ogni fase di malattia, compresi i dubbi e le incertezze. Protagonisti indiscussi sono anche i professionisti sanitari i quali, grazie alle loro voci e prospettive, appaiono non più estranei e lontani ma alleati fedeli della lotta alla malattia», chiosa Roberta Mascia, oncologa, nella prefazione al libro, a sottolineare come le cure, in particolare quelle oncologiche, siano imprescindibili dal contenuto emotivo ed emozionale che paziente e curante mettono nel rapporto elettivo della malattia.

Una cosa che guida in questo libro, oltre all’emotività condivisa, è trovare nella parte dedicata alle informazioni di carattere medico-scientifico quanto basta per inquadrare la malattia in tutte le sue fasi: dalla prevenzione alla diagnosi alla prognosi, dalla cura alla riabilitazione alla guarigione.

Dalle scheda sui dati epidemiologici, che troviamo, com’è giusto che sia, a inizio della trattazione per inquadrare il problema, apprendiamo che «il carcinoma mammario è la neoplasia più diagnosticata nelle donne: nel corso della sua vita, una donna su 8 se ne ammalerà. Si stima che in Italia vivano circa 800 mila donne che hanno ricevuto la diagnosi di tumore della mammella. La sopravvivenza a 5 anni è stimata intorno all’87% e la mortalità diminuisce dello -0,8% ogni anno, grazie ai programmi di screening che permettono di diagnosticare la malattia precocemente, ai progressi terapeutici e agli aggiornati ed efficaci percorsi diagnostici e assistenziali».

Nella parte finale, invece, c’imbattiamo in quello che solitamente arriva alla fine del percorso oncologico se non si risolve in guarigione. Stiamo parlando dei trattamenti che interessano le cure palliative dalle quali, però, l’incarnazione romanzesca della protagonista ha già spiccato il volo, nel senso che la sua esperienza clinica si è fermata prima e, quanto pare, approdando a esiti positivi di guarigione.

Quello che manca nella finzione narrativa in capo al personaggio di Minerva è tutta la parte, corposa, delle sue emozioni di paziente oncologico nella vita familiare, in quella sentimentale e nel luogo di lavoro. In questa carenza sembra quasi che l’autrice abbia fatto di proposito un passo indietro da un punto di vista dell’immaginazione. Non essendoci stata in prima persona, da testimone, a registrare le emozioni che la paziente ha sperimentato oltre i cancelli dell’ospedale, l’autrice non si è neppure peritata a tradurre queste esperienze in fiction. Probabilmente perché questa parte, travalicando il suo mandato professionale, sarebbe stata troppo romanzesca e poco narrativa nel senso medico-tecnico del termine, di Medicina Narrativa, disciplina in cui sono le parole e il vissuto diretto del paziente che contano, non la sua esperienza quando questa viene totalmente riscritta per il tramite dell’immaginazione.

 

Ludovica Brofferio, laureata all’Università degli Studi di Torino nel 2015, ha conseguito un Master di 1° livello in Senologia. Oggi presta servizio presso l’Oncologia Ginecologica e Breast Unit dell’Ospedale Sant’Anna.