Fake news sul cibo

A proposito di notizie dubbie sul cibo, quella del latte e derivati che favorirebbero l’aumento degli estrogeni e che pertanto sono da considerarsi un veleno per la donna alla quale è stato diagnosticato un tumore al seno la conosciamo tutti. Si tratta di una fake news, vero? È la prima domanda che rivolgiamo alla dottoressa Lucilla Titta, Nutrizionista e Coordinatrice del progetto SmartFood dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, alla quale ci siamo rivolti per qualche consiglio su cosa mangiare.

«Certo che è una fake news. Anzi, secondo indicazioni ampiamente condivise è vero piuttosto il contrario, ovvero che il consumo di latte e derivati abbassi (anche se debolmente) l’insorgenza proprio di tumore al seno oltre che di tumore al colon». Nessuna associazione negativa è emersa e nelle posizioni del World Cancer Research Fund e dell’International Agency for Research on Cancer IARC, dove il latte non compare tra i fattori di rischio alimentare.

Com’è possibile un tale ribaltamento di prospettiva?
«Con il rinforzarsi della cultura vegetariana e vegana s’è fatta largo una teoria radicalizzata secondo la quale tutte le patologie che ci colpiscono derivano dal consumo di alimenti di origine animale. È invece l’universo macrobiotico (per il quale gli unici cibi ammessi sono cereali integrali e verdure, ndr) che più degli altri s’è l’è presa con il latte, additandolo come corresponsabile del tumore del seno e del suo peggioramento. Si tratta, in entrambi i casi, di affermazioni che non trovano riscontro nella letteratura scientifica».

Eppure non tutti quelli che non bevono latte sono vegetariani, vegani o macrobiotici, le pare?
«A monte del latte vaccino c’è un altro discorso da fare, iniziato a metà degli anni Ottanta.  È quando sui media si comincia a parlare di diete dimagranti e di intolleranza al lattosio, prima d’allora il latte era considerato un alimento molto salutare. Le cose cambiano quando ci si comincia a preoccupare di calorie e sicurezza alimentare. Il latte è uno dei primi alimenti a essere ridimensionato nei consumi. In realtà la filiera dell’industria lattiero-casearia è una delle più controllate di sempre. Essendo il latte un prodotto di origine animale, viene sottoposto a una serie di controlli affinatisi nel corso degli anni, in base ai quali ormai da anni il latte risulta essere un alimento sicuro.

Diverso il discorso da un punto di vista nutrizionale. Un conto è consumare latte e formaggi con frequenze e quantità indicate dalle linee guida, cosa che può far parte di un’alimentazione protettiva e preventiva. Un altro è consumare yogurt ricchi di zuccheri e formaggi ricchi di grassi saturi e sale. Si tratta di alimenti poco salutari, quindi da consumare in piccole quantità e saltuariamente».

Secondo lei da che cosa traggono spunto le fake news sul cibo, da un dettaglio ingigantito, da interessi di lobby, da altro ancora?
«Nel caso di latte e derivati, direi da una brutta piega di carattere ideologico. Nel caso dei prodotti a base di soia, da una base pseudoscientifica che viene manipolata ad arte. Non sono pochi i nutrizionisti che sconsigliano di mangiare soia a seguito di tumore del seno. Nella soia si trovano delle sostanze, gli isoflavoni, che secondo alcuni studi in vitro avrebbero un ruolo nella proliferazione delle cellule del cancro. Ma si tratta di studi singoli su molecole isolate dall’alimento, che non sono mai stati confermati da studi sull’uomo. Al contrario abbiamo numerose metanalisi (valutazioni di grandi gruppi di studi su grandi popolazioni), che riconoscono alla soia le proprietà di tutti gli altri legumi, ovvero di essere un alimento benefico e importante per la salute».

Poi ci sono gli interessi di lobby, come quelli che ruotano intorno al vino?
Certo, che chiedono di non farsi portavoce di messaggi allarmistici per non favorire la disaffezione dei consumatori. Ma come si fa? Al consumo di alcol sono correlati sette tipi di cancro e tutta una serie di complicazioni cardiovascolari e metaboliche.

SmartFood come nome ricorda un po’ lo SlowFood di Carlin Petrini, per il quale il cibo è importante per la sua origine territoriale (da salvaguardare) che diventa una garanzia di qualità del prodotto, se allevato e trattato nel rispetto degli insegnamenti contadini e artigianali. La posizione di SmartFood, invece?
«La qualità del cibo ha molti aspetti. La nostra bussola sono i valori nutrizionali. Di qualsiasi cibo la prima cosa che andiamo a guardare è la sua qualità nutrizionale: quante proteine, quante vitamine, la tipologia dei lipidi ecc. Di sicurezza non ci occupiamo,  crediamo che stabilire se un cibo abbia subito delle adulterazioni sia compito delle autorità competenti; del loro giudizio ci fidiamo.
Parallelamente, prestiamo attenzione alla sostenibilità economica. Focalizzandoci sui cibi per tutte le tasche, siamo certi che la platea dei consumatori è la più ampia ed eterogenea possibile. C’è poi il discorso ambientale. Ci interessa promuovere il cibo che non reca danni all’ambiente, cioè che venga prodotto in base a un consumo sostenibile di energia e di elementi primari come acqua, aria e suolo».