
Chissà cosa avrebbe detto l’ingegnere scozzese John Loudon McAdam, al quale si deve l’invenzione del macadam, ovvero la pavimentazione a pietrisco e malta, stabilizzata dai passaggi di un rullo compressore, sapendo che il nome della sua invenzione, che è poi il suo cognome, sarebbe stato utilizzato più di due secoli e mezzo dopo per spianare ben altra strada, quella che porta a un linguaggio franco, grazie al quale è possibile uniformare i dati sanitari dei pazienti che si sono ammalati di mesotelioma, per metterli a disposizione dei sistemi di AI (intelligenza artificiale) presenti nei centri europei e mondiali dove si studia il mesotelioma con particolare attenzione ai territori ad alto rischio, come l’alessandrino, dal quale il progetto Macadam prende le mosse? Avrebbe gradito, immaginiamo, per questo nuova e imprevedibile posterità. Macadam in questo caso è l‘acronimo per MesotheliomA ClinicAl DAta platforM. Grazie a questo progetto, l’azienda Ospedaliera di Alessandria, che ha appena ricevuto il Premio Innovazione Digitale in Sanità 2022 dal Politecnico di Milano, sta standardizzando in Common Data Model (CMD) – un linguaggio informatico – la terminologia, il vocabolario e la sintassi di supporto alla diagnosi e alla verifica della risposta terapeutica.
In Italia ogni anno si contano circa 1500-1800 nuovi casi di mesotelioma e solamente in Piemonte se ne registrano circa 250 casi, con 50 diagnosi solo nella città di Casale e comuni limitrofi, e 30 in provincia di Alessandria. Casale è stata la sede dello Stabilimento Eternit, che cessò completamente le attività soltanto nel 1986. Nonostante si tratti di un tumore globalmente raro, nel territorio alessandrino il mesotelioma ha un’incidenza 10 volte superiore alla media nazionale, concentrandosi nelle aree in cui veniva lavorato l’amianto. L’amianto è una sostanza ignifuga vietata solo nel 1992.
La consapevolezza del problema rappresentato dall’amianto risale alla fine del XIX secolo, ma solo negli anni 1920, la ricerca ha dimostrato che esso, a causa delle fibre che sprigiona, intacca il tessuto polmonare (asbestosi). Tuttavia, la prova che l’esposizione alle fibre d’amianto innesca il mesotelioma pleurico risale agli anni ‘60. Ci sono voluti altri 30 anni perché i singoli paesi riconoscessero queste terribili malattie e la loro connessione con l’esposizione professionale. Nel frattempo, la crisi respiratoria innescata dal mesotelioma, ha causato una morte lenta e dolorosa per soffocamento di migliaia di pazienti.
In Europa, il bando è entrato in vigore nel 1999 e gli Stati membri hanno avuto tempo fino al 2005 per attuarlo. Esistevano migliaia di prodotti contenenti amianto (o asbesto) utilizzati in una varietà di settori e sedi occupazionali: nell’industria tessile per la lavorazione delle stoffe ignifughe, nel settore delle costruzioni edili e navali per approntare i tetti di onduline delle case e coibentare le cabine delle imbarcazioni. Sebbene le persone colpite dall’amianto lavorassero principalmente in questi ambiti, il minerale ha mietuto vittime anche fra gli addetti alla fabbricazione di automezzi (è utilizzato nelle pastiglie dei freni).
Le malattie che l’amianto provoca sono insidiose anche per il lungo tempo di latenza. Si manifestano fino a quaranta anni dopo l’esposizione, o anche di più. Fatto sta che gli esperti stimano anche che le malattie stiano raggiungendo il loro picco adesso nei paesi europei. Il picco è infatti previsto fra il 2017 e il 2025; l’intervallo è calibrato sul tempo che ogni singolo paese ha impiegato per vietare questa sostanza. Secondo il Fondo per le malattie professionali del Belgio, per esempio, il numero di casi di tumori polmonari da amianto e i mesoteliomi sono addirittura cresciuti negli ultimi anni, assetandosi sulla media di media di 180 all’anno.
Il rischio connesso all’amianto non è affatto risolto per decreto. Il minerale pericoloso rimane una bomba a orologeria nascosta negli edifici e nei materiali da costruzione e sta diventando un problema crescente nel settore del riciclaggio dei materiali per l’edilizia. In molti settori di lavoro mancano controlli sufficienti o non si applicano le norme di base di salute e sicurezza per proteggere i lavoratori.
«Analizzare i dati di migliaia di casi, in Italia e in Europa, permetterà di stilare delle relazioni tra le particolarità dell’individuo e l’esito della malattia e sarà fondamentale per capire i pattern e fare delle previsioni sul decorso – ha spiegato la Dottoressa Federica Grosso, Responsabile della Struttura Mesotelioma dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria, che insieme a Dario Ricci, Responsabile Area ICT e Giulia Cunietti, Referente applicativi Area ICT, hanno avviato MCADAM – attraverso le correlazioni significative che emergono dalle cartelle cliniche sarà possibile cogliere relazioni sulle quali sviluppare un approccio di cura sempre più personalizzato».
